Le mani di AN

Ci sono voluti sessant’anni prima che la tragedia delle foibe fosse portata all’attenzione di un grande pubblico, esattamente dei 10 milioni e 188 mila telespettatori che hanno seguito, su Rai 1, le due puntate di “Il cuore nel pozzo”. E’stata una lunga attesa e avrebbe meritato una conclusione diversa da quella offerta dallo sceneggiato di Alberto Negrin che – pur disponendo di ottimi interpetri(Leo Gullotta e Beppe Fiorello) e di spunti preziosi messi a disposizione dalla storia stessa – si è avvitato su vicende e sentimenti personali, trascurando di tentare quadri d’insieme sulla tragedia di cui si doveva parlare, omettendo di far capire come e perchè tanti italiani – fascisti, antifascisti, apolitici – ne furono vittime, anche come e perchè si scatenò la vendicativa furia criminale dei titini. Sessant’anni dopo, per la tv italiana, la tragedia delle foibe resta dunque in gran parte da raccontare. Speriamo di vedere presto il seguito: magari senza che, questa volta, An ci metta sopra le mani.
da mariopinzauti
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marzo 5th, 2005 at 20:36
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