Dibattiti

Cos’è il metodo Ciampi ?

palazzo del quirinale

Se la sorte ci consentisse di avere le mani in pasta in un grande giornale, di quelli con una tiratura a sei zeri, o almeno cinque, ci divertiremmo a organizzare un sondaggio tra i lettori per accertare quanti, tra loro, hanno ben capito che cosa sia “il metodo Ciampi”. Non avendo questa possibilità e dovendo contentarci di quello che passa il convento, cioè del campione di pubblico che abbiamo a portata di mano, i compagni di caffè, le persone che incontriamo al supermercato o in autobus, abbiamo organizzato una più casareccia ricerca : che ha dato i seguenti risultati. I politicamente meno aggiornati ma anche più spiritosi tra coloro che abbiamo interrogato hanno detto che deve trattarsi di un modo di parlare che coniuga la perfetta conoscenza dell’italiano con un dolce accento livornese o di una dieta che ha il caciucco come piatto centrale.I più seriosi e coloro che prendono per oro colato le parole che escono dalla bocca dei politici hanno sentenziato che si tratta, sicuramente, di un metodo per far incontrare, almeno per l’elezione del Capo dello Stato, le opinioni più diverse, cioè l’equivalente, in politichese, dei proverbi sul problema di ottenere sia la botte piena che la moglie ubriaca o di mettere d’accordo il diavolo con l’acqua santa. A quest’ultima interpetrazione del metodo Ciampi daremmo volentieri,anzi con entusiasmo,la nostra adesione se,facendo capolino negli ambienti politici,non sentissimo puzzo di bruciato,apprendendo ad esempio che il cofondatore di Forza Italia Dell’Utri, il braccio destro e forse anche sinistro del Presidente del Consiglio Gianni Letta, nonchè il grande(in tutti i sensi)consigliere berlusconiano Ferrara sarebbero favorevoli, o non contrari, all’elezione di D’Alema. Qui, ragazzi miei, c’è aria d’inciucio, di resurrezione dello spirito della Bicamerale: come dire, in definitiva, che il metodo Ciampi sarebbe l’arte di fregare il prossimo, intendendo per prossimo sopratutto l’elettorato di centrosinistra.

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mag  06
7
alle 08:43
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di Carlo Zaccaria il 01/1/70

Ottima ed efficace la strategia dell'unione che porterà quasi sicuramente Napolitano alla presid...


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4 Commenti to “Cos’è il metodo Ciampi ?”

  1. Carlo dice:

    concordo con te maurizio

  2. dada dice:

    Il giornalista de L’espresso Giampaolo Pansa riportò questa frase pronunciata nell’ottobre 1998 da Massimo D’Alema riguardo a Romano Prodi e Walter Veltroni, all’epoca dei governi dell’Ulivo:

    “Quei due? sono due flaccidi imbroglioni”

    D’Alema inviò una smentita, il giornalista Claudio Rinaldi, presente anch’egli all’esternazione, confermò e D’Alema non smentì tale conferma.

    Il giornalista Luca Telese riporta poi un’altra frase poco nota di Massimo D’Alema, questa volta contro Giampaolo Pansa e Romano Prodi, testimone ancora una volta Claudio Rinaldi dell’Espresso:

    “Pansa è un ottimo giornalista, ma ha un solo difetto. Non capisce un cazzo di politica; ce ne è uno solo che ne capisce meno di lui: Romano Prodi”

    Nei primi mesi del 1993, quando l’inchiesta di Mani Pulite iniziava ad occuparsi delle tangenti rosse al PCI-PDS, D’Alema definiva spregiativamente il pool «il soviet di Milano».

    Il 5 Marzo 1993, il governo di Giuliano Amato approvò il «decreto Conso», con cui la classe politica, colpita dall’inchiesta Mani Pulite, poneva un ostacolo in grado di paralizzare le indagini su Tangentopoli. Il decreto depenalizzava il reato di finanziamento illecito ai partiti, disincentivava i colpevoli a collaborare con la giustizia, e permetteva ad imprenditori e politici di evitare il carcere. Il 10 Marzo Giuliano Amato svelò in Parlamento la presunta ambigua condotta del Partito Democratico della Sinistra, che in pubblico criticava il decreto Conso (l’opinione pubblica allora era fortemente dalla parte dei magistrati), mentre in privato – a suo dire – lo sosteneva.

    Massimo D’Alema, all’epoca dei fatti coordinatore politico del PDS, di fronte a tale dichiarazione inveì contro Amato:

    “Amato è un bugiardo e un poveraccio. È uno che deve fare di tutto per restare lí dov’è, sulla poltrona”.

    Massimo D’alema rimase coinvolto in Affittopoli: dopo una pesante campagna mediatica dovette traslocare e lasciare il suo appartamento, in una zona centrale di Roma, che un ente pubblico gli affittava ad un canone irrisorio e fuori mercato.

    Nel 1985 Massimo D’Alema ricevette 20 milioni di lire da parte del miliardario barese Francesco Cavallari, che fu in seguito condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. I soldi erano destinati al Partito Comunista Italiano, di cui D’Alema era all’epoca segretario regionale pugliese. Per questo finanziamento illecito D’Alema è stato inquisito ma, a causa dello scadere dei termini di prescrizione nel 1995, il procedimento è stato archiviato dal gip Concetta Russi. L’episodio è stato ammesso dallo stesso D’Alema quando il reato era destinato a cadere in prescrizione.

    NON LO VOGLIO COME PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA!!!!!!!!!!!!

  3. ugo dice:

    Visto il clima dell’ultima campagnia elettorale trovo molto sensato quello che diceva in Zapping Aldo Forbice qualche sera fa, una candidatura di un NON POLITICO, un intellettuale o un esponente autorevole che non si sia mai schierato apertamente e che magari abbia prestigio internazionale.
    Su Monti forse convergerebbero molti consensi bipartisan.
    Napolitano è un ottimo nome ma è storicamente legato ad una parte quindi anche solo per dispetto ma non verrà votato dal centrodx

  4. Carlo Zaccaria dice:

    Ottima ed efficace la strategia dell’unione che porterà quasi sicuramente Napolitano alla presidenza.

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