Quando i clandestini eravamo noi

Pochi giorni fa a Napoli, Paolo Ferrero Ministro per la solidarietà sociale ha detto, tra l’altro :” Bisogna saper guardare agli immigrati non con gli occhi di chi si sente invaso ma con gli occhi dei nostri nonni. Va ricostruita una biografia della nazione che incorpori ciò che siamo stati”. E’ in corso da tempo una gigantesca opera di rimozione collettiva. Il paese non vuole ricordare che appena 40/50 fa in Italia c’era ancora la pellagra e la fame la faceva da padrona in molte regioni. Si vuole dimenticare che 28-30 milioni di persone sono emigrate in australia, stati uniti, sud America. Almeno altre 10 sono andate a lavorare, durissimamente, in svizzera, germania, belgio. I bellissimi libri di Gian Antonio Stella non sono stati sufficienti. Ci vorrebbe una massiccia operazione della tv per costringerci ad uscire dal guscio di una ricchezza condita da egoismo per riportarci ad una lettura della nostra storia priva di ipocrisie e di facili buonismi. Dai, coraggio. In fondo non è mai troppo tardi.
da luca ajroldi
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