Cinquanta giorni dopo

Tra poche ore sapremo se cinquanta giorni dopo le elezioni del 9-10 aprile qualcosa è cambiato ed eventualmente come nei giudizi e nei comportamenti politici degli italiani. In attesa dei numeri, che stanno per arrivare, che potranno essere stati condizionati dal caldo, oltrechè da delusioni bipartisan diffusesi in questo mese e mezzo abbondante, qualche ipotesi può essere azzardata.
La prima è che se la percentuale dei votanti risulterà notevolmente più bassa rispetto al 9 aprile i duellanti di centrodestra e quelli di centrosinistra dovranno impegnarsi seriamente per capire dove hanno sbagliato e sbagliano e chiedersi se non sia il caso di aggiustare il tiro, cominciando col darsi una calmata.
La seconda è che se il centrosinistra arretrerà non sarà ipotizzabile una crisi di governo. Non la fece Berlusconi quando, in occasione delle ultime regionali, subì una vera e propria debacle.Perchè, ora, Prodi dovrebbe comportarsi diversamente? Questo non significa che un risultato negativo per il centrosinistra non avrebbe un significato politico.Sarebbe una sorta di avvertimento che l’elettorato invierebbe al governo,sopratutto forse a quei ministri che stanno prendendo gusto a polemizzare l’uno con l’altro nelle interviste e nelle dichiarazioni. E se invece la mannaia di un voto sfavorevole cadesse sulla capoccia di Berlusconi, Casini, Fini e Bossi? Ci sarebbe, finalmente, l’ammissione della sconfitta del 9-10 aprile? La si finirebbe con la storia delle schede contestate e delle lettere inviate ai capi di governo e di stato di mezzo mondo per annunciare un imminente ritorno al potere del Cavaliere e dei suoi scudieri? Dato che nessuno ha idee chiare su che che cosa abbia veramente in testa Berlusconi fare ipotesi a questo proposito non è difficile ma impossibile. Sarà dunque prudente aspettare i risultati delle amministrative: sperando che bastino.
da mariopinzauti
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