In morte di Saddam
Lo avevo conosciuto il rais. Lo avevo intervistato. Due volte. La prima, dopo aver vinto la guerra con l’Iran, in nome e per conto dell’Occidente terrorizato da Komheini e dal suo fondamentalismo.
La seconda, durante una delle tante visite di delegazioni straniere che andavano a fare affari con il “dittatore sanguinario”. Quella volta disse con orgoglio che stava portando l’Irak fuori dal medioevo colonialista per farlo entrare nel futuro dell’occidente. Accidenti se c’è riuscito. Noi occidentali dovremo ancora a lungo continuare a fare i conti con il suo Irak baathista. Oggi, un dittatore medio orientale, non meglio e non peggio di tanti altri che affollano questo pianeta è stato giustiziato. Impiccato all’alba come nella migliore delle tradizioni. Così è stato commesso un’altro errore politico. Ora il suo fantasma andrà ad alimentare tutte le colpe, vere o presunte, che ci vengono addebitate dal mondo arabo e da quello musulmano. Tutte le cause, anche le più sballate, porteranno il suo nome come una bandiera. E la civiltà mediatica senza memoria le amplificherà nel pianeta. Gli americani cominciano già a pensare che la vera disgrazia sia un’altra e che si chiami George W.
da luca ajroldi
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di francesco il 01/1/70
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gennaio 13th, 2007 at 00:03
credo che la morte di saddam, sia stato veramente un errore politico. inoltre ci
mostra ancora una volta la politica a
due facce dell’america, vorrei ricordare
infatti, la morte di pinochet (dittatore
cileno) che ha commesso forse delitti più
gravi di saddam, ma chissà perchè non è
stato processato e quindi condannato…
mah…..a voi la risposta…