Napoli, una delle tante..
Tra le tante Napoli d’Italia, un‘altra, anche oggi, lancia il suo grido di allarme. Tutti i pm antimafia della procura di Salerno, infatti, si sono dimessi per protestare. Non contro il taglio degli organici, non contro leggi inique ne tantomeno per le intimidazioni che quotidianamente sono costretti a subire. No, questa è la prassi. Hanno spedito le loro lettere (undici) di dimissioni perché non possono pagare il conto dell’auto blindata, ferma dal carrozziere. La vecchia croma, infatti, è di nuovo in riparazione e i meccanici non fanno più credito. Fino alla benzina, pagata di tasca propria da ogni magistrato, si poteva arrivare ma 35.000 euro di riparazioni sono davvero troppo anche per chi l’assurdo vivere della lotta alla mafia in Sicilia la sconta ogni giorno sulla propria pelle.
Non basterà la polizia, non basterà l’esercito e non basterà nemmeno un auto nuova per riportare una parvenza di legalità nella terra dei pizzini, della mafia bianca(ormai sempre più connessa al tessuto politico e sociale del territorio) o, se preferite, in una delle tante, troppe Napoli d’Italia.
da lore
Ultimo commento:
di vincent il 01/1/70
Luglio 31st, 2008 at 15:35
vincenzo Dice:
16 07amTue, 15 Jul 2008 11:51:01 +000...
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maggio 7th, 2008 at 16:33
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sfratto iniquo, criteri di assegnazioni case popolari.
criteri di assegnazioni case popolari.
Da quanto appreso personalmente in questi anni:
Sulle basi di una legge quadro nazionale (e di riflesso con legge regionale) tutti i comuni d’italia emettono un bando quasi ogni tre anni,le regioni hanno delegato i comuni a seguire l’iter di codesti bandi ed espletamento delle pratiche di assegnazione,infine tutte le domande vengono approvate dalla commissione regionale.Oltre ai bandi i comuni applicano con propri regolamenti altri due tipi di criteri per l’ assegnazione di case popolari ossia: uno in emergenza abitativa in via ordinaria a seguito di sfratto per finita locazione, o sfratto per morosità incolpevole,due,in emergenza abitativa in via straordinaria,ossia: casi di calamità pubbliche,o casi dove vi siano soggetti seguiti dai servizi sociali.anche codeste assegnazioni infine vengono vagliate dalla commissione casa regionale.nei criteri in via straordinaria il comune di torino, su segnalazione dei servizi sociali,istruisce delle domande,e conclude dopo aver avuto il rapporto di tali servizi,ho sentito persone che la loro pratica è stata conclusa dopo nove anni,altre dopo cinque anni,altre dopo tre anni.il criterio di due anni di attesa a parer mio(a conclusione pratica )forse è stato il più celere,a nota quanto appreso dai quotidiani: una donna sessantenne ,dopo due anni che viveva in una vettura causa bronhite,si rivolge all’ospedale,la stessa dichiara di aver dormito due anni nella propria vettura siattiva il servizio sociale dell’asl,la stessa ha dichiarato che era seguita dai servizi sociali del comune e che fino al giono del suo ricovero non avevano trovato nessuna soluzione abitativa,all’atto della sua dimissione ospedaliera si è trovata una casa d’urgenza da parte dell’ufficio di emergenza abitativa del comune.negli altri casi sociali vengono classificati gli anziani ultra sessantenni o invalidi con percentuale pari o superiore al 75%. in questi casi i servizi sociali collocano per oltre 14 mesi questi soggetti in una casa alloggio oppure in alberghi convenzionati sia negli alberghi ,che nella casa alloggio come regolamento dello stesso comune di torino il soggetto deve pagare una quota pari o quasi tutta la sua pensione sociale,in compenso il comune le convenziona dei pasti e dall’impoto totale della pensione le lascia all’interessato 60 ero mensili per ottemperare ipropri bisogni primari.su questo punto ne sono sicuro perchè più di una persona lo ha lamentato. nel caso di un soggetto sessantenne privo di pensione il comune si trattiene l’importo che doveva corrispondere a titolo di sussidio sociale ( tale sussidio riferiscono gli interessati,al compimento dei 60 anni viene elevato in misura doppia rispetto al sussidio ordinario) anche a costoro le da il diritto dei pasti convenzionati.mediamente se non per casi gravi (tipo il caso suelencato)la pratica di assegnazione per la casa si conclude all’incirca dopo 14 mesi.alcuni soggetti inseriti nei casi sociali al di sotto dell’età anagrafica di quarantanni in programma di una assegnazione casa in emergenza abitativa, riferiscono di aver vissuto per oltre quattro anni in dormitori, i primi due anni si assoggettano per un punteggio pari a punti 4 (testo della legge regionale : chiunque a titolo provvisorio è sprovvisto di abitazione , di aver vissuto anni due in baracche o simili,punti 4)alcuni hanno riferito che dai dormitori non le è stato riconosciuta l’ultima settimana ,quindi all’atto del bando non erano due anni dichiarati (v. sopra) e non le è stato attribuito il punteggio.altri hanno dichiarato che non hanno dato la reperibillità ed sono stati esclusi dalla domanda di emergenza abitativa, altri soggetti hanno dichirato la situazione familiare si sono visti togliere i figli tramite il tribunale dei minori essendo sin prevalenza soggetti donne divorziate o ragazze madri anch’esse inviate in dormitori. alla luce di quanto appreso vengono giustificati questi anni impiegati dai servizi sociali per codesti soggetti che inviano alla convivenza nei dormitori con soluzione in exstremis inviati dagli stessi assistenti sociali al fine di una valutazione anche abitativa
vincenzo- Nome Cognome Arruzza
Indirizzo mail (vincenzo. arruzza.@alice.it)
il mio cronistoria: vincenzo arruzza
Da oltre tre anni sfrattato da una casa popolare ,vuoi per mia inadempienza,vuoi per una scarsa informazione dai servizi pubblici interessati, mi ero rivolto all’urp -comune di torino, all’ufficio rapporti con la cittadinanza stesso comune, all’ufficio dell’assessorato erp (edilizia res.pubblica),oggi dopo tre anni che dormo nella mia macchina, dove mi risulta che gli abitanti della zona hanno telefonato più volte ai vigili urbani, segnalando che vi era un essere umano che dormiva la notte in questa vettura il vicinato mi ha visto per anni,gli stessi si sono ricordati che esistevo,e ogni tanto segnalavano ai vigili stessi vigili venivano di notte a verificare ,tante sere mi hanno svegliato con il fascio di luce della lampada,a tale riguardo chiedo giustificazioni all’assessorato con richiesta di visura dei miei documenti inerenti il mio caso si limitano dal comune a rispondere su mia richiesta ci è voluto tutto questo tempo perchè il sottoscritto non si è servito dei servizi sociali.inoltre si tiene a precisare che dopo ulteriori richieste non sono stato convocato a tutt’oggi per la visura e stesura atti al fine di concludere tale incongruenza.Dal comune si deve ringraziare che non esiste l’ind. di posta elettronica uff. urp Procura della Repubblica in quanto avevo piacere di darme atto,se qualcuno può darmi una mano se può ,o se ha avuto un’esperienza analoga.oggi a distanza di tre anni dò alcune deduzioni: dal comune assessorato casa mi viene proposta una soluzione provvisoria con contratto privato, dopo due anni e mezzo che dormivo per la strada ossia nella mia vettura,premetto che erano due anni che mi rivolgevo a tale assessorato,la contrattazione doveva essere stipulata con l’ente comune proprietario della monocameraed il gestore delegato ente l’atc di torino, per tale soluzione il funzionario si giustificava:viste le sue condizioni,abbiamo pensato di assegnarle questo alloggetto in attesa che venga emesso il bando per le case popolari 2008,inteso come deterrente,in primo luogo accetto,dopo aver visto la monocamera,era in condizioni pietose ho rifiutato.da quel giorno il comune non vuole più ricevermi.oggi deduco:carmela anni 5 per avere una casa popolare tramite i servizi sociali;M.V. anni 6 per avere una casa idem;v.g. invalido al 100% oltre tre anni;a.c idem,proposto in anticipo dai servizi sociali a gennaio 2009 le daranno una casa ,oggi vive in casa alloggio per un anno,dopo tre anni che viveva per dormitori.
lo ringrazio . anticipatamente.enzo
Postato Venerdì, 14 Marzo 2008 alle 12:14 pm da vincenzo arruzza
Questo post è stato pubblicato il Marzo 19, 2008 alle 8:31 am ed è archiviato in Uncategorized. Segui i commenti a questo post con il feed RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta, o mandare un trackback dal tuo sito. Modifica questa voce.
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giugno 19th, 2008 at 13:36
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TORINO 19/06/2008 – Nei mercati torinesi sono sempre di più gli anziani che aspettano la fine delle vendite per raccattare frutta ed altro, per terra e nei cassonetti. La povertà aumenta sempre più.
Ho fatto questo breve reportage.
Edoardo Laporta
Il reportage è stato realizzato da un lettore di CronacaQui. Invia anche tu foto, segnalazioni e filmati a CronacaQui. Diventa “Amico Reporter”. Scopri come nell’apposito spazio sul sito. [CONTINUA...]
giugno 19th, 2008 at 13:41
Sporgevano la piccola dal finestrino minacciando di gettarla dall’auto
Zingari fuggono dalla polizia
con una bimba di 3 anni in ostaggio
Photogallery
TORINO 19/06/2008 – Folle inseguimento ieri mattina per le vie di Barriera di Milano. I fuggitivi, una coppia di nomadi a bordo di una Punto, dopo aver forzato un posto di blocco della polizia, non hanno esitato a minacciare di gettare una bambina di tre anni fuori dal finestrino mentre la loro auto viaggiava ad altissima velocità, anche in contro mano.
Tutto comincia intorno alle 10.30 in via Bologna. A bordo della macchina due zingari diciannovenni, entrambi residenti nel campo nomadi di Settimo. Sul sedile posteriore una bimba di tre, in lacrime. I poliziotti del reparto Prevenzione Crimine di pattuglia nella zona, notano l’auto e intimano l’alt. L’uomo si ferma, ma appena gli agenti scendono dall’auto, preme sull’acceleratore e fugge via. Nasce subito un inseguimento nel bel mezzo del traffico cittadino. La Punto percorre a tutta birra corso Novara in contromano, poi prosegue in via Botticelli, corso Vercelli e via Oxilia. Sempre in contromano, tenendo la bimba fuori dal finestrino, in lacrime e sempre più spaventata.
«Andavano come dei matti – raccontano alcuni testimoni – l’auto era come una scheggia impazzita. È un miracolo se non hanno investito qualcuno. Poteva davvero scapparci il morto». La corsa termina in via Germagnano, all’interno del campo nomadi, dove la coppia crede di cercare un riparo sicuro. La macchina urta violentemente un furgone prima di fermarsi nel giardino di un prefabbricato. I due, allora, prendono in braccio la bambina, escono dall’auto, ormai distrutta, e se la danno a gambe per fare perdere le proprie tracce. Ma tra baracche e roulotte, la giovane donna di origine slava, e con vari precedenti, e la bambina vengono fermate. Dagli accertamenti – difficili poiché la donna non ha documenti e fornisce dati che gli investigatori del commissariato Barriera di Milano stanno ancora verificando – si capisce che la bambina è la nipote della donna.
Sul posto intervengono prontamente anche altre pattuglie della squadra Volanti e gli agenti non perdono tempo: passano al setaccio tutto il campo ma dell’uomo che ha seminato il panico in mezza città neanche l’ombra. L’auto risulta in regola – anche se con l’assicurazione scaduta -, ma è intestata ad un prestanome italiano che potrebbe avere anche altre auto a suo nome. «Non sappiamo chi siano quelle persone – dice Zoki Halilovich, montenegrino del campo nomadi – non le abbiamo mai viste da queste parti. Hanno rotto il mio furgone e parte del giardino. Ci sono danni per migliaia di euro, speriamo che l’assicurazione paghi tutto».
Durante l’inseguimento, in via Reiss Romoli all’angolo con corso Vercelli, una volante della Questura, mentre andava a dar manforte ai colleghi, è stata coinvolta in un incidente. Una Bmw, uscita dal parcheggio del supermercato Ekom, non ha notato la pattuglia che arrivava a sirene spiegate per raggiungere il campo nomadi. L’impatto tra le due auto è stato inevitabile. Ne è seguito un tamponamento a catena che ha coinvolto altri cinque veicoli. Altrettanti i feriti, lievi per fortuna. Il traffico è tornato scorrevole soltanto verso mezzogiorno.
giugno 19th, 2008 at 13:45
Sporgevano la piccola dal finestrino minacciando di gettarla dall’auto
Zingari fuggono dalla polizia
con una bimba di 3 anni in ostaggio
Photogallery
TORINO 19/06/2008 – Folle inseguimento ieri mattina per le vie di Barriera di Milano. I fuggitivi, una coppia di nomadi a bordo di una Punto, dopo aver forzato un posto di blocco della polizia, non hanno esitato a minacciare di gettare una bambina di tre anni fuori dal finestrino mentre la loro auto viaggiava ad altissima velocità, anche in contro mano.
Tutto comincia intorno alle 10.30 in via Bologna. A bordo della macchina due zingari diciannovenni, entrambi residenti nel campo nomadi di Settimo. Sul sedile posteriore una bimba di tre, in lacrime. I poliziotti del reparto Prevenzione Crimine di pattuglia nella zona, notano l’auto e intimano l’alt. L’uomo si ferma, ma appena gli agenti scendono dall’auto, preme sull’acceleratore e fugge via. Nasce subito un inseguimento nel bel mezzo del traffico cittadino. La Punto percorre a tutta birra corso Novara in contromano, poi prosegue in via Botticelli, corso Vercelli e via Oxilia. Sempre in contromano, tenendo la bimba fuori dal finestrino, in lacrime e sempre più spaventata.
«Andavano come dei matti – raccontano alcuni testimoni – l’auto era come una scheggia impazzita. È un miracolo se non hanno investito qualcuno. Poteva davvero scapparci il morto». La corsa termina in via Germagnano, all’interno del campo nomadi, dove la coppia crede di cercare un riparo sicuro. La macchina urta violentemente un furgone prima di fermarsi nel giardino di un prefabbricato. I due, allora, prendono in braccio la bambina, escono dall’auto, ormai distrutta, e se la danno a gambe per fare perdere le proprie tracce. Ma tra baracche e roulotte, la giovane donna di origine slava, e con vari precedenti, e la bambina vengono fermate. Dagli accertamenti – difficili poiché la donna non ha documenti e fornisce dati che gli investigatori del commissariato Barriera di Milano stanno ancora verificando – si capisce che la bambina è la nipote della donna.
Sul posto intervengono prontamente anche altre pattuglie della squadra Volanti e gli agenti non perdono tempo: passano al setaccio tutto il campo ma dell’uomo che ha seminato il panico in mezza città neanche l’ombra. L’auto risulta in regola – anche se con l’assicurazione scaduta -, ma è intestata ad un prestanome italiano che potrebbe avere anche altre auto a suo nome. «Non sappiamo chi siano quelle persone – dice Zoki Halilovich, montenegrino del campo nomadi – non le abbiamo mai viste da queste parti. Hanno rotto il mio furgone e parte del giardino. Ci sono danni per migliaia di euro, speriamo che l’assicurazione paghi tutto».
Durante l’inseguimento, in via Reiss Romoli all’angolo con corso Vercelli, una volante della Questura, mentre andava a dar manforte ai colleghi, è stata coinvolta in un incidente. Una Bmw, uscita dal parcheggio del supermercato Ekom, non ha notato la pattuglia che arrivava a sirene spiegate per raggiungere il campo nomadi. L’impatto tra le due auto è stato inevitabile. Ne è seguito un tamponamento a catena che ha coinvolto altri cinque veicoli. Altrettanti i feriti, lievi per fortuna. Il traffico è tornato scorrevole soltanto verso mezzogiorno.
giugno 19th, 2008 at 13:47
sfrattato tre anni fa da una casa erp (insoluto il principio del contradditorio)
la casa del ghetto
vincenzo- Nome Cognome Arruzza
Vincenzo, segue
Da: vincenzo.arruzza@alice.it Inviato: gio 17/04/2008 19.40
stesso atto disumano è successo a me.
Via De Bernardi – Franco e Laura pronti a tutto: «Lei ha la polmonite, che potevamo fare?» Sgomberati dalla casa popolare
MIRAFIORI NORD (TORINO) (17/04/2008) – Dopo poche ore dallo sgombero, effettuato nella mattinata di ieri dagli agenti della polizia municipale, il piccolo alloggio a pian terreno di via De Bernardi 2/38, complesso Atc, è stato nuovamente occupato dallo stesso abusivo.
Erano da poco trascorse le 16 quando Franco ha deciso di sfondare i sigilli apposti dai fabbri e di entrare all’interno dei locali in cui ha vissuto in maniera clandestina per oltre 5 mesi, ormai completamente spogli dopo l’intervento di una ditta di traslochi. Una decisione motivata dalle condizioni di salute cagionevoli in cui versa la moglie Laura, trasportata durante le fasi di sgombero da un’ambulanza all’ospedale Martini, a cui è stata diagnosticata una “bronchite progressiva”. Malattia che secondo i sanitari non necessita però il ricovero e curabile stando a letto, tra le mura di casa.
«Nonostante avessimo spiegato la situazione in cui ci troviamo e le nostre insistite richieste, il medico che ha visitato mia moglie non ha ritenuto che le condizione di salute fossero tali da ordinare il ricovero all’interno della struttura sanitaria pubblica – spiega Franco, osservando i propri effetti personali raccolti dentro un sacco dell’immondizia -. Una volta usciti dal pronto soccorso abbiamo provato a contattare l’assistente sociale, che ormai ci segue da diversi anni, per trovare una soluzione, ma senza esito. E così, non avendo un tetto dove passare la notte ho deciso di occupare nuovamente l’alloggio, pur conscio delle conseguenze a cui andrò incontro».
Insomma, una soluzione estrema e fuorilegge, ma condivisa del tutto anche da Laura pur di non trascorrere la notte per strada. «Non possiamo
ancora andare in un dormitorio visto che ormai sono diversi giorni che sono debilitata, non posso muovermi e devo stare al caldo – commenta la donna sdraiata sul letto, unico mobile ancora presente all’interno della camera – Quindi l’unica ipotesi possibile era quella di tornare nella casa in cui siamo stati sgomberati solo poco prima».
tratto da Torino cronaca
giugno 19th, 2008 at 13:51
I tre fratellini li hanno portati via il 18 aprile, quasi un mese fa. Un provvedimento del Tribunale dei Minori li ha tolti ai genitori, separati e affidati a due comunità diverse. Da allora il papà e la mamma possono far loro visita una volta ogni quindici giorni e provare a sentirli al telefono una volta a settimana.Non sono adatti, non li sanno crescere, sostengono i giudici. E c’è del paradossale in questa sentenza pronunciata contro una madre e un padre che di figli finora ne hanno fatti cinque e che – chi lo sa – forse potrebbero anche continuare a farne. E che ora annunciano battaglia per andarsi a riprendere gli ultimi tre e ricostruire la famiglia. Vito Colacchio, il padre che non è in grado di far crescere i suoi figli, ha consultato un avvocato, fatto ricorso, e ora aspetta e conta i giorni. «Perchè noi i genitori li sappiamo fare, e i bambini li sappiamo crescere. La verità è che ce l’hanno con noi, si stanno accanendo, noi vogliamo solo i nostri figli e una casa, non chiediamo nulla di illegale».Vito e Elena, la moglie, una casa popolare la chiedono per la prima volta nel 1991, diciassette anni fa, quando di figli ne hanno due. Partecipano a due bandi ma la loro famiglia non ha disagi particolari, solo uno stipendio basso: totalizza pochi punti.La moglie rimane incinta per la terza volta. Per Vito e Elena quando capita di avere una gravidanza non la si interrompe, anche se i soldi in casa non sono molti. Vito lavora come postino, in quell’epoca guadagna un milione e 400 mila lire al mese e 350 mila lire di affitto. «Siamo cresciuti secondo quegli insegnamenti. E quindi i figli li vogliamo, ci piacciono e pensiamo anche di crescerli bene. Ognuno si assume le proprie responsablità».Vito si assume le sue. Si separa dalla moglie, le separazioni portano punti. E si fa sfrattare dalla casa dove vive. Secondo il suo ragionamento questo dovrebbe garantirgli altri punti. Gli procura invece una valanga di guai. Nel 2000 si trova con tre figli, l’ultima di pochissimi mesi e senza una casa. Il Comune non li lascia in strada, li ospita in un albergo per due mesi. Ma la casa popolare non gliela danno. In Comune sono gentili ma li mandano ai servizi sociali. «Noi saremmo anche d’accordo nell’assegnarvi un alloggio, mi dicevano, ma il vostro caso non è di nostra competenza».E’ solo l’inizio di un lungo pellegrinaggio tra residences, alberghi, case-famiglia. «In questi anni hanno speso più o meno 250 mila euro – calcola Vito – se la casa l’avessero costruita ci avrebbero risparmiato loro e i miei figli avrebbero vissuto molto meglio invece di essere portati da una parte e dall’altra, invece di essere separati da noi con tutti i traumi che questo comporta».Ad un certo punto, esasperati, Vito e Elena organizzano uno sciopero della fame. «Tutti, anche i nostri figli. Se avessimo scioperato solo io e mia moglie ci avrebbero fatto morire ma nessuno si sarebbe occupato di noi». E’ vero, se ne occupano ma con un provvedimento del Tribunale dei Minori: la più piccola viene mandata in comunità, non può rimanere con dei genitori così irresponsabili. «Non l’abbiamo maltrattata, volevamo solo far capire che volevamo vivere con i nostri figli in una casa e avevamo tutti i titoli per l’assegnazione di un alloggio».Tre mesi di tentativi di spiegare, poi Elena ottiene di nuovo l’affidamento della figlia ma in una comunità. L’odissea prosegue con il tentativo di occupare una casa con il risultato di una denuncia e lo sgombero. Allora vanno a vivere a casa di una sorella: dieci persone in tre stanze. Li rispediscono di corsa in comunità con la mamma. Quasi un mese fa la separazione, l’ennesima. «Non è giusto, noi vogliamo solo una casa dove crescere i nostri figli», scuote la testa Vito. —————————————————————————————————————-
Dopo aver parlato a lungo con Vito sono andata a cercare gli assessori competenti per ascoltare le loro versione.
Roberto Tricarico, assessore per le Politiche della Casa di Torino, c’è una famiglia che da diciassette anni chiede una casa popolare. Cinque figli, uno stipendio da postino, nessun alloggio, separati: che cosa devono fare per averla?
«E’ una storia complessa. Hanno fatto più volte domanda di un alloggio perché colpiti da uno sfratto per morosità ma secondo i criteri che il Comune si era dato all’epoca non avevano i titoli perché lo sfratto era colpevole».
Vito, il capofamiglia, si difende sostenendo che era l’unico modo per avere i punti necessari per vedersi assegnare la casa.
«Difatti, anche se non esistevano i titoli, abbiamo trasmesso la pratica ai servizi sociali che li stanno seguendo».
Ma una casa non avrebbe impedito al Comune di spendere 250 mila euro e a loro di vivere in modo così difficile per anni?
«C’è un problema di capacità genitoriale dicono le relazioni dei periti e quindi invece di abbandonarli in una casa preferiscono seguirli in una struttura. E’ una situazione in cui i problemi sono tanti e anche le esigenze. Non è detto che siano in grado di farcela da soli».
Marco Bargione, assessore ai Servizi Sociali del Comune di Torino, la famiglia Colacchio voleva una casa e si ritrova senza figli. L’ultimo provvedimento che ha portato via i loro figli è di quasi un mese fa.
«In genere i servizi sociali si limitano a fare relazioni, sono i giudici a emettere i provvedimenti. Posso dire però che l’obiettivo primario è mantenere il nucleo familiare. Questa famiglia è seguita fin dal 1986, i loro problemi sono molti».
Vito Colacchio, il padre dei tre fratellini dal 18 aprile in comunità, sostiene che in realtà c’è accanimento contro di loro, che qualcuno dei servizi sociali ce l’ha con loro.
«Proprio per evitare che fossero attribuiti trattamenti pregiudiziali sono cambiati tre volte i loro riferimenti come responsabilid ei servizi sociali in modo che ci fossero valutazioni diverse».
A dire il vero sono stati loro a cambiare residenza più volte in questi anni e quindi a passare da una circoscrizione all’altra.
«E comunque alle valutazione dei servizi sociali il Tribunale dei Minori aggiunge quelle degli esperti di Neuropsichiatria Infantile e risulta che ci troviamo di fronte a una genitorialità difficile da esercitare».
giugno 19th, 2008 at 13:55
premetto che sono stanco d’ altronde sono tre anni che dormo nella mia macchina
ringrazio a coloro che al tempo hanno fatto finta di vedere la vertà.motivo per cui mi trovo oggi anche in questo stato. segue vincenzo.
luglio 31st, 2008 at 15:46
vincenzo Says:
Luglio 31st, 2008 at 15:35
vincenzo Dice:
16 07amTue, 15 Jul 2008 11:51:01 +0000196o, 2008 alle 20.24
Troppo Povere per vivere in casa d’affitto ,segue commento vincenzo
Ho appreso dalla stampa locale che la signora ha avuto la sospensione dello sfratto sono molto contento, a nota vedi il mio crucis sono tre anni e mezzo che dormo nella mia macchina,
ne so qualcosa a riguardo . avrei molto piacere di aver contatti con la signora anche via e- mail.
Oggi come accennato in precedenza può attivarsi con richiesta di aiuto economico ,tutti gli anni a marzo le agenzie per la casa bandiscono un fondo sociale volto alle persone meno abbienti per far fronte al pagamento affitto moroso nella misura di nove /dodicesimi. Per cui la signora visto che ha a carico dei familiari portatori HC ne ha diritto. non conosco i parametri del comune di Genova ma spero che siano uguali a quelli degli alti comuni. in caso di sfratto può chiedere di essere inserita in una graduatoria di case patrimoniali gestite direttamente dal comune ne ha diritto in virtù di una legge nazionale, in caso come dichiarato dalla stampa per un eccesso di zelo ,può opporre lo sfratto
presentando istanza al sindaco,trascorsi invano trenta giorni può far appello al giudice ordinario entro 60 giorni. Le auguro i miei migliori auguri signora di Genova .
Vincenzo Arruzza
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vincenzo Dice: Il tuo commento è in coda di moderazione.
Luglio 31, 2008 alle 1:32 pm
vincenzo Dice:
16 06pmMon, 09 Jun 2008 14:47:42 +0000160o, 2008 alle 20.24
condivido il parere del giudice di pace,ma no non sa il giudice che a me tre anni fa successe la stessa cosa ,l’atc di torino mentre si conciliava dal giudice di pace, la stessa atc chiedeva al comune di accellerare lo sgombero dell’ alloggio dove abitavo. dopo tre anni che dormo per strada si giustificano dal comune : aveva solo di andare da i servizi sociali,ilresto cosa sia successo è molto lungo da descrivere vedi lettera al sindaco del 3/6/08 .quindi penso prima il comune sfratta ,poi si instaura una relazione dai servizi sociali e ,a relazione ultimata di detti servizi viene trasmessa all’ufficio casa( la pratica può durare anche due o tre anni, si attiva l’assessorato su medesima richiesta di detti servizi ed assegnano un alloggio in via di emergenza abitativa).
vincenzo arruzza Dice:
16 06amTue, 10 Jun 2008 10:13:16 +0000161o, 2008 alle 20.24
OGGETTO: Una donna di 78 anni, sua figlia di 50 e i figli di lei – di 6 e 19 anni – che vivono a Genova in una casa popolare dell’Arte (l’ente ligure di edilizia pubblica) rischiano di finire in mezzo a una strada.
Segue commento di vincenzo arruzza
La signora dovrebbe rivolgersi al comune di appartenenza , richiedere spiegazioni e modulistica, che con allegato precetto di sfratto si compila e si viene inseriti in un contesto come evidenziato in un decreto dello stato. ,si da atto al tribunale( il modulo prestampato darlo per conoscenza anche all’uff.case del comune ),ne conservare ricevuta anche dopo averlo prodotto in tribunale e darne visura all’ ufficiale giudiziario in caso di sfratto ,il giudice a questo punto proroga la durata della sospensione dello sfratto affinché la signora venga inserita in una graduatoria per alloggi convenzionati pubblici , con riserva. Il testo del decreto recita: proroga sfratti a famiglie che non riescono a reperire un abitazione con mezzi propri nel mercato libero degli immobili,famiglie con a carico portatori handicap gravi o, con a carico familiari ultrasessantacinquenni, i servizi sociali di Genova queste informazioni dovrebbero darle alla famiglia in oggetto. Inoltre nel decreto e, circ. ministeriale infrastrutture viene evidenziato che viene istruita una graduatoria nella misura del 10% rivolta a tali soggetti con disagio abitativoo avvenute condizioni di disagio familiare.
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