Dementi d’Italia

Perfino noi che mai mettiamo piede negli stadi e rifiutiamo “la Gazzetta sportiva”quando ci viene offerta in omaggio con “il Corriere della sera” domenica sera abbiamo seguito con emozione la partita finale dei mondiali di calcio 2006, abbiamo applaudito fino a spellarci le mani nel momento in cui il quinto rigore ha dato la vittoria all’Italia. Comprendiamo quindi, anche approviamo l’entusiasmo nazionale espresso con piazze gremite, con cortei d’auto, lancio di mortaretti, l’esposizione di tanti tricolori quanti, forse – in tempi peraltro in cui non c’erano la radio e la televisione e il giornale stampato era un lusso per pochi italiani – si videro alle finestre il 4 novembre 1918, all’annuncio della resa dell’Austria e della fine della guerra mondiale. Cerchiamo di comprendere, pur senza approvarlo anche lo spesso velo d’oblio che, per un giorno, al vertice e alla base del paese, nel governo e nei partiti come tra i cittadini, si è posato sui grandi problemi politici, economici, sociali. Troveremmo tuttavia inaccettabile la proroga, sia pure di pochi giorni, di questa sorta di amnistia dell’attenzione e della critica da tutto quello – ed è molto, moltissimo – cui non possono offrire soluzione e nemmeno consolazione i gol di Del Piero,Toni,Totti, eccetera, vale a dire il drammatico stato dell’economia, l’irresponsabile rifiuto di alcune categorie ai tentativi di risanarla, l’altrettanto irresponsabile sabotaggio (per ora per fortuna solo verbale) di una minoranza della maggioranza a sostenere l’ardua azione di governo, il patetico ma pericoloso revanchismo di alcuni settori e uomini dell’opposizione,tra cui lo sconfitto numero uno,Silvio Berlusconi,ultimo ma non minore lo scandalo del calcio, che la vittoria di Berlino non cancella e neppure minimizza, dato che esalta la professionalità e la passione di un gruppo di campioni ma enfatizza anche la miseria di chi – parliamo dei dirigenti di alcune grandi società sportive – pur disponendo di tali e tanti preziosi talenti si è abbassato a barare, a far ricorso al fango, oltretutto – vergogna delle vergogne! – senza averne bisogno.Se non vogliamo rassegnarci a cambiare l’incipit del nostro inno nazionale, a farlo cominciare con un appello ai “dementi d’Italia” anzichè ai “fratelli d’Italia”, da subito, mentre le palme delle mani sono ancora calde per gli applausi per la vittoria di Berlino, sia a livello di classe dirigente che di cittadini bisogna dunque togliersi dagli occhi il prosciutto con cui, per un giorno, abbiamo comprensibilmente voluto foderarli e guardare, affrontare, risolvere il tanto per cui la vittoria resta lontana.
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luglio 11th, 2006 at 12:23
campione del mondo