Dibattiti

La sindrome di Stoccolma

Sindrome di Stoccolma, cioè morboso rapporto di soggezione, a volte di attrazione, tra ostaggi e sequestratori, perfino tra vittime di sevizie e sadici aguzzini. Ne parla, e purtroppo sempre più spesso, la cronaca nera. E in Italia almeno – chissà perchè ce la mettiamo tutta a essere o apparire diversi dagli altri e non sempre in meglio – potrebbe parlarne presto anche la cronaca politica.
Avverrà se, come temono Di Pietro, Marco Travaglio, i girotondini e altri rompiscatole, la legge sul conflitto d’interessi che, nella passata legislatura Berlusconi si fece confezionare su misura da Franco Frattini, verrà rivista su iniziativa di parlamentari del centrosinistra e forse dello stesso governo: in modo tuttavia che niente o poco, anzi pochissimo sia toccato dello strapotere politico ed economico del Cavaliere. Il timore nasce dal fatto che in questi giorni molti uomini della maggioranza, tra cui non mancano personaggi autorevoli, come il Presidente del Senato, o il segretario socialista Boselli, chiedono, anzi invocano misure che non siano punitive nei confronti di Berlusconi, che non facciano di lui una vittima. Sono i discorsi che costituiscono un deja vu, anzi un deja ecoutè. Debuttarono nel ‘96, quando il centrosinistra, aveva più forza di oggi. Ed ebbero, come inevitabile risultato, l’insabbiamento di una legge sul conflitto d’interessi che avrebbe obbligato Berlusconi a scegliere tra il mestiere dell’imprenditore e quello del politico. Fu anche grazie a tale insabbiamento che il centrodestra si riprese il potere nel 2001 e se lo tenne stretto per 5 anni.
Possibile che la lezione sia stata già dimenticata o che – ipotesi ancora più terrificante – oltre alla sindrome di Stoccolma nella maggioranza stia arrivando (di nuovo) la febbre dell’inciucio?

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set  06
1
alle 10:24
da mariopinzauti


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