A Napoli manu militari?

La violenza a Napoli è ciclica come i raffreddori in autunno. Nell’angolo di Campania tra i più interessanti per cultura, tradizioni e stile di vita accade che, come una fiamma vicino ad un deposito di benzina, eventi drammatici si accalchino in tempi brevi. E’ stato così, negli ultimi tempi, fino alla cattura del boss Di Lauro, così (seppur in tono minore) per i furti estivi di Rolex è così ora per la scia di sangue che, in soli due giorni, ha prodotto almeno tre omicidi (e alcuni feriti) di efferata brutalità.
Eppure, ogni volta che si parla di soluzioni estreme, magari di esercito, che sia il sindaco Iervolino o il presidente della regione Bassolino, il coro di No si alza scandalizzato. Ultimo il presidente campano che, ieri (poi in parte ritrattato)nel commentare l’accaduto degli ultimi giorni ha spiegato che “l’esercito non serve” mentre sono molto più utili “delle telecamere per la videosorveglianza”.
Pur senza essere esperti in tecniche antimafia e anticriminalità la cosa stride in modo piuttosto evidente.
Dove crimini e criminali tessono una tela tra le più fitte nella penisola ci sembra strano che un centinaio di telecamere possa scoraggiare clan e semplici manovali della camorra. Forse l’esercito non è la soluzione migliore ma permette almeno di dare una risposta chiara alla malavita locale, ricordare che lo stato non ha abbassato le braccia e continua a sostenere l’unica forma accettabile di democrazia, quella fondata sulla legalità.
da lore
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