Sessant’anni di solitudine?

Ne abbiamo viste tante nella nostra lunga carriera di giornalismo politico e non escluderemmo quindi-anzi lo daremmo per probabile-che alla fine la storia degli otto senatori dell’Unione contrari all’impegno per l’Agfanistan si risolva a tarallucci e vino,cioè senza aprire trabocchetti sotto i piedi del governo.Ma poi?Ci sarà bisogno di salvataggi in extremis anche per tanti altri disegni di legge o decreti che,nei prossimi cinque anni-sempre che tanti ne abbia a disposizione-il governo Prodi dovrà presentare al giudizio e al voto dei due rami del Parlamento?
Se fossimo al posto di Prodi questo sarebbe per noi il primo e il più importante quesito.Ma se fossimo al posto di Prodi-sorte che per nostra fortuna ci è evitata- sapremmo anche come affrontare e tentare di risolvere il problema.Riuniremmo i leader e i vice leader della coalizione di centro-sinistra e diremmo loro:abbiamo vinto,sia pure di misura,le elezioni politiche,le elezioni amministrative sono state un successo,il referendum un trionfo,eppure rischiamo di naufragare.Vi sembra una cosa sensata?Se così non è, come la logica vorrebbe,mettete pure in piazza,quando i vostri ideali e i vostri puntigli non vi permettono diversamente,opinioni che non coincidono con quelle della maggioranza degli altri partiti di governo.Ma al momento del voto in Parlamento,a costo di tapparvi il naso e di bendarvi gli occhi,sostenete le decisioni scelte dalla vostra coalizione,eventualmente-come tante altre volte è avvenuto nella storia della democrazia parlamentare-dopo aver precisato,con una dichiarazione,le vostre riserve.E’troppo?O è elementare richiamo alla coerenza,mancando la quale la premiata(per ora solo dagli elettori)ditta Prodi e c.rischierebbe sessant’anni di opposizione,dunque-detta parafrasando il titolo del capolavoro di Gabriel Garcia Marquez-sessant’anni di solitudine politica?
da mariopinzauti
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