Un piccolo, significativo passo

“Non si può coprire il volto. Se si vuole indossare il velo va bene, ma deve essere possibile vedere il viso. È un fatto di buon senso, credo, è importante per la nostra società. Non si tratta di come ci si veste, ma se ci si nasconde o meno”. “Gli immigrati sono parte del nostro futuro. Il problema è avere regole chiare, in modo che se si comportano adeguatamente, hanno rispetto della legge e sono buoni cittadini possono diventare a tutti gli effetti italiani» Queste le parole di Prodi pronunciate ieri in un’intervista all’agenzia di stampa Reuters.
Il tormentone politico-sociale che ha conquistato le prime pagine dei giornali in mezza Europa non è nato ieri. E’ da almeno 10 anni che l’argomento, dapprima in Francia, poi in Inghilterra è già di scottante attualità. L’Italia, sulla questione, può considerarsi ancora neofita. Questo non toglie che le parole fortemente moderate del premier Prodi abbiano seguito la strada nella giusta direzione. Rispettare la cultura straniera senza cedere al ricatto della segregazione sociale femminile e la possibilità di conservare la propria diversità ma accettando l’integrazione sembrano le due linee impostate, almeno idealmente, da discorso del Professore. Ovvero, in gesti concreti: si al velo, no alla copertura integrale del volto, si allo studio della lingua araba, no alla formazione di ghetti scolastici per soli musulmani, si al dialogo con la giunta islamica, no ai ricatti e alle equiparazioni improponibili tra genocidio degli ebrei e conflitto israelo-palestinese.
Come dire: un piccolo ma (di questi tempi) significativo passo.
da lore
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