Alitaliaddio
Ho viaggiato Alitalia per gran parte della mia vita professionale. Mi ha portato a destinazione e ho preferito attendere per farmi riportare a casa da loro. Salire a bordo dopo lunghi periodi passati all’estero era un anticipo d’ Italia, era un sorriso ed uno scherzo in italiano, erano piccole gentilezze che ti facevano sentire tra amici.
Oggi l’Alitalia è avviata verso il fallimento avendo smesso da lungo tempo gli abiti di orgogliosa Compagnia di Bandiera come meritava e avrebbe meritato di continuare ad essere.
Da Azienda si è trasformata in carrozzone, in rifugio di sbandati, in palestra di aspiranti qualchecosa. Distrutta da beghe corporative innescate dalla casta dei piloti ( a cui tutto è stato consentito da management insipienti) seguiti a ruota da un sindacato ottuso e gretto a cui fatto seguito la rabbia degli autonomi che è stata solo distruzione e rovine, priva com’era di ogni capacità propositiva.
Tutto è avvenuto sotto gli occhi distratti della politica di ogni ordine e grado, di destra, di centro e di sinistra. E nessuno abbia il coraggio di chiamarsi fuori. C’erano Prodi e D’Alema, Rutelli e Fini, Tremonti e soci,Bertinotti e i suoi rifondatoli, tutti colpevoli di miopia, eccesso di alchimie strategiche pur di non assumere decisioni o prendersi delle responsabilità . E poi ci sono loro, i manager, gli amministratori delegati, mediocri gestori dell’ordinario, privi di cultura e di visione strategica. Fino all’ultimo, quel Cimoli che non pago delle macerie lasciate alle Ferrovie, cambia casacca e, sponsor Fini, viene in Alitalia, si triplica lo stipendio, finisce di dare fuoco alle ultime baracche rimaste in piedi e si fa allontanare con una faraonica liquidazione.
Ed ora eccoci qui, col cerino in mano. L’asta per la vendita è rimasta priva di concorrenti e tristemente si va verso il fallimento.
Cari amici lettori, un paese senza memoria è un paese senza futuro. E noi ci siamo scordati tutto. Ma proprio tutto
da luca ajroldi
Ultimo commento:
di Daniele Tiseo il 01/1/70
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luglio 19th, 2007 at 21:18
Caro Luca purtroppo quello da te descritto e’ ormai uno scenario al quale ,con assuefazione tutta italiana, ci stiamo abituando a catalogare come consuetudine
senza neanche minimamente ,ahinoi,turbarci.
luglio 22nd, 2007 at 08:42
Sono d’accordo che l’Italia, da sempre vedde queste grosse aziende a partecipazione statale come il luogo atto a infilare amici di politici incapaci come impreditori privati che possono divertirsi e guadagnare alle spalle di cittadini senza poi essere puniti.
Ora era più che prevedibile che con le regole decise dal tesoro per questa vendita, gli offerenti si sarebbero tirati indietro, perche erano una follia…e un modo per recuperare solo dei soldi freschi e mantenere tutto il cil carrozzone come era precedentemente. la prossima che salta è Trenitalia anche essa con buchi enormi e servizi sempre peggiori.
latavernadiombra.blogspot
luglio 24th, 2007 at 17:29
disavanzo di bilancio era ormai endemico così come l’aumento dei costi del personale che nel 1986 assorbivano circa il 93% (di cui il 16% per trattamenti di quiescenza) delle entrate correnti. Questo è quanto si diceva dele poste italiane..poi qualc’ uno ha avuto il coraggio di prendere decisioni impopolrari.di andare contro lo stato ottuso ed i sindacati padroni, in favore del giovane a sostegno del vecchio. Oggi le poste fanno concorrenza alle banche e non sono nominate nella cerchia degli insuccessi e dei fallimeti di Trenitalia ed Alitalia. Quest’ ultima, non se lo merita un destino come postitaliane?