La memoria corta
Correva l’anno 1967 e in tv ( che voleva dire rai e due soli canali) andava in onda un settimanale che si chiamava tv7. Il venerdì poi c’era una trasmissione che si chiamava AZ: un fatto come e perchè. Grandi giornalisti e grandi inchieste. A farla da padrone nel settore “difesa dei consumatori” erano due programmi di grande ascolto: “io compro tu compri” e “quattrostagioni”. Erano palestre professionali di primo livello. Da queste trasmissioni la rai di allora tirava fuori i futuri inviati del telegiornale, dei dossier, degli speciali.
Ebbene, perchè questa nostalgica premessa, vi chiederete? Perchè ho letto una notiziola: i cocomeri, si, come li chiamate voi, angurie? A Napoli lo chiamano “chin’e fuoco”. Allora i produttori li vendono a 0,20 centesimi e sul mercato arrivano a tre euro. Qualcuno ha pensato che la catena distributiva è malata, parassitaria e ha deciso che “bisogna pensare alle alternative”. Torniamo all’inizio. Il manutentore di questo blog ha lavorato in quelle trasmissioni e ha fatto, in prima persona, o ha visto decine di servizi e inchieste sulla distribuzione, sui troppi passaggi, sul commercio all’ingrosso, sulla catena troppo lunga. Correva l’anno 1967. Ma cos’è, ce ne accorgiamo adesso? E negli ultimi 37 anni non è stato fatto nulla? Sembra di no.
Visualizza / Lascia un commento







giugno 21st, 2007 at 17:41
Una domanda da parte di un profano che di quei tempi ammette una colpevole ignoranza.
Siamo forse davanti ad un cartello dei venditori di angurie?? o un cartello dei grossisti??
Mi spiego:
Un bene costa 0,20 centesimi dal produttore al grossista – tale bene deve essere poi venduto dal grossista al venditore il quale potrebbe pagare 0,40 centesimi il bene (rincaro del 100%) – il bene quindi dovrebbe arrivare al consumatore con un costo finale pari a 0,80 centesimi di euro ( anche qui il rincaro è del 100%). A questo punto la logica di un libero mercato ci insegna che quei 2,20 di differenza, dovrebbero rappresentare il motivo per il quale un consumatore decida di impegnare il proprio tempo nella ricerca dello stesso bene ad un costo inferiore.
- O la filiera da me ipotizzata è troppo corta (e sinceramente non vedo la necessità di allungarla- anche se il sospetto che questo sia il motivo è estremamente forte in me), quindi non esistono alternative ed il costo è omogeneo per tutti
-O il consumatore, me per primo, non attua quell’ azione di ricerca e paragone tra fornitori differenti.
Ripeto non sono a conoscenza del costo di un anguria, la uso solamente come esempio per un trend che mi sembra stia prendendo sempre più piede nel mercato alimentare attuale.
Non sono così convinto che il costo di un anguria sia uguale tra un supermercato ed un banco di un mercato rionale.
La questione ora è: quanta voglia ho io consumatore medio di andare a comprare un anguria in un mercato, il quale notoriamente espone i prodotti migliori la mattina, quando io non posso andare a comprarli, piuttosto che acquistare un’ anguria nel supermercato dove PURTROPPO, mi fermo la sera prima di andare a casa? I grossisti e buona parte della filiera alimentare hanno le loro indiscusse colpe. Credo però che anche moderno il consumatore (ripeto io per primo) debba accettare di non essere una vittima sacrificale.
giugno 22nd, 2007 at 09:56
Gentile Daniele
mi permetto di aggiungere un particolare alla sua disamina più che corretta.
La merce viaggia e il trasporto costa uguale sia che trasporti oro o cocomeri, va da se che sul cocomero l’incidenza percentuale è necessariamente più alta.
L’altro problema è il calo peso, che più tempo passa dalla raccolta alla vendita più sarà incidente.
Ciò detto non giustifica la differenza di prezzo che c’è dalla produzione al consumo.
Indubbiamente la filiera italiana è troppo lunga in primis e poco organizzata in seconda battuta.
Una puntata di report ha fatto vedere che dei pomodori raccolti a Pachino e venduti a Catania andavano fino a Napoli per essere confezionati.
Il consumatore dovrebbe difendersi acquistando i prodotti geograficamente più vicini a lui, uscendo dalle verdure è assurdo a Torino consumare l’acqua fiuggi e a Fiuggi la san bernardo, si fa viaggiare un sacco di camion che costano e inquinano.Ma questa è la globalizzazione!
giugno 22nd, 2007 at 11:17
Gentile Ugo,
non posso che essere daccordo con lei, ma a questo punto non può che sorgere una domanda :
Sarà davvero il PETROLIO ad abbattere la globalizzazione e a far si che i pomodori che arrivano sulle nostre tavole siano quelli pugliesi piuttosto che quelli cinesi??
giugno 22nd, 2007 at 12:04
So che mi tirerò addosso gli strali di qualcuno ma voglio dirle sinceramente come la vedo.
vado spesso in Cina per lavoro, io lavoro per una scuola di cucina italiana per stranieri che ha una sede a Shanghai, quindi percepisco il loro fermento economico che è paragonabile ai nostri mitici anni 60 moltiplicati per la differenza notevole di abitanti.
Nel futuro prevedo che mangeranno i pomodori italiani i ricchi Cinesi e i pomodori cinesi i poveri italiani, perchè coltivare in un certo modo costa da loro è tutto pressochè ammesso
giugno 22nd, 2007 at 12:44
mi fa piacere che Ugo sia entrato nella conversazione. mi fido della sua competenza e serietà . io personalmente non darei alcuna colpa alla globalizzazione,che di per se sarebbe innocua, se ben utilizzata. Se io voglio mangiare pomodori fuori stagione, se io bado più alla forma che non al sapore, se la pubblicità massacra il povero consumatore inconsapevole, se la filiera distributiva ha 5/6 passaggi invece dei 2/3 necessari, se la classe politica si balocca con insulti e deleggitimazioni invece di affrontare il nodo di una riforma strutturale del commercio…..
Ma se lo facesse andrebbe a toccare interessi precostituiti, serbatoi di voto garantiti,lobby potenti. E allora tiriamo a campare, hanno pensato negli ultimi 40 anni. La speranza di avere due poli era proprio quì. Ciascuno avrebbe “tagliato le unghie” alle incrostazioni prodotte dalle opposte ideologie. Invece una ha fatto solo gli interessi dell’unico padrone. L’altra pavida e succube dei cascami ideologici è paralizzata e non fa nulla Risultato ? I comcomeri a 3 euro.
giugno 22nd, 2007 at 13:42
Esiste solo un modo per uscire dall’impasse ed è la rivoluzione, ma non quella violenta quella culturale.
In questo paese trovo sacche di ignoranza mostruose, con questo non voglio dire di essere colto, ma che tento di aggiornarmi di informarmi costantemente.
Credo Luca che pure da punti di partenza opposti ideologicamente, siamo molto più vicini di quanto non vogliamo ammettere.
Ti dico una cosa, ho tenuto tempo fa una lezione di cucina amatoriale in un paesino di provincia e con incredulità o registrato che più del 50 % delle corsiste non sapeva indicarmi in che stagione lo zucchino si trova qui in Piemonte….Capisci non hai nemmeno da andare in internet guardi dalla finestra l’orto del vicino.
giugno 22nd, 2007 at 14:04
ugo carissimo, sono convinto che, al fondo, troveremmo molti punti in comune. altrimenti la conversazione sarebbe finita da un pezzo. la rivoluzione culturale (che condivido in pieno, ma non quella cinese folle e cruenta)richiede tempi biblici. se partisse, temo che non la vedrei e non sai quanto mi dispiacerebbe.
giugno 22nd, 2007 at 14:22
Immagino i tempi biblici, probabilmente farà fatica a vederla la mia creaturina che nascerà a fine anno (NOTIZIONA) ma vorrei almeno vederla iniziare….sob!
La Cina è mostruosa in tutti i sensi, ma credo che presto dovranno occuparsi anche di diritti specialmente quelli umani.
giugno 22nd, 2007 at 15:46
AUGURONI alla creaturina da parte di tutta Communicagroup. Anche a te e a tua mogli, ovviamente.
giugno 22nd, 2007 at 16:09
GRAZIE