Dibattiti

La strada di Mussi

“Noi ci fermiamo quì. Buona fortuna compagni”. L’addio di Fabio Mussi era scontato. Come scontate sono state le sue motivazioni. Posta davanti alla prateria del “nuovo” senza sentieri segnati e, anzi, con l’imperativo di rimettere in discussione se stessi e il proprio ruolo la sinistra ds si è smarrita e ha preferito rifugiarsi nel “conosciuto”. Rifugiarsi nelle vecchie parole d’ordine, nei vecchi schemi. Insomma si è preferito affrontare il futuro con gli “attrezzi” forniti dal passato piuttosto che rischiare di perdere le vecchie certezze. In qualche modo lo stesso atteggiamento di Boselli e del suo desiderio di rifondare il PSI.

Piero Fassino ha fatto i salti mortali, ieri, quando ha cercato di mantenersi in equilibrio per salvare l’unitarieta del partito, sapendo benissimo che non ci sarebbe riuscito. E così, mentre si tira qualche lacrimuccia per l’ennesima scissione a sinistra, a Cinecittà si apre il congresso della Margherita. Romano Prodi da ancora un’accelerata alla macchina tossicchiante e un pò farraginosa. Così, ha lanciato una nuova provocazione: “una domenica del prossimo autunno i cittadini dovranno trovare in tutte le città un luogo dove leggere il manifesto del partito, dove decidere se aderirvi e dove poter concorrere a scegliere attraverso le primari coloro che comporranno l’assemblea costituente». «Non ha senso», ha aggiunto, pensare al Partito democratico come formato «da tre gambe», «due rappresentate dai partiti ed una terza genericamente da una indeterminata società civile».
E’ l’unica strada possibile perchè la nuova creatura politica sia dotata oltre che di cervello anche di sangue, ossa viscere e umori. Perchè i cittadini tornino ad appassionarsi alla politica non come dispensatrice di bustarelle o promozioni ma come luogo di scelte per il paese.

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apr  07
20
alle 01:03
da luca ajroldi


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