Il prezzo della vita e della giustizia
Noi che ci sgoliamo a mettere sotto accusa il gip milanese Clementina Forleo per i suoi sconfinamenti(o presunti tali) forse ci calmeremmo, almeno un poco, se dessimo un ‘occhiata a paesi dove la giustizia non subisce sconfinamenti ma semplicemente non esiste. Come sbatte sotto il grugno della cosiddetta opinione pubblica internazionale la conclusione del caso delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese condannati due volte alla pena di morte sotto l’accusa mostruosa di avere iniettato il virus dell’aids a 461 bambini dell’ospedale di Bengasi e oggi, finalmente, liberi e contenti, dopo otto anni di detenzione allietati da torture e intimididazioni, grazie all’intervento della Commissione Europea, a una missione personale in Libia di madame Cecile Sarkozy, anche, infine, alla generosità di un ignoto(di cui chissà se si saprà mai il nome)che verserà alle famiglie delle vittime la bella sommetta di 461 milioni di dollari, un milione di dollari per ciascuno dei piccoli colpiti dalla terribile malattia. Intendiamoci: noi, come tanti, non possiamo che gioire se sei persone sono sottratte al carnefice. Ma non possiamo che mangiarci il fegato se riflettiamo sul come e il perchè sia avvenuto il miracolo della loro salvezza. Perchè se davvero erano colpevoli di avere iniettato il virus dell’aids a tanti bambini meritavano la pena di morte non una ma cento volte. Ma se, invece, come la gran parte degli osservatori internazionali afferma, la responsabilità della tragedia è dovuta unicamente alle pessime condizioni igienico-sanitarie dell’ospedale di Bengasi, comprare la vita di sei innocenti e a un prezzo tanto alto era ed è un’offesa alla giustizia e tanto più se consumata con la partecipazione speciale della presidentessa francese. Chi o coloro che hanno pagato o pagheranno i 461 milioni di dollari farebbero dunque male a cantar vittoria. Perchè in questa vicenda c’è solo un vincitore: un dittatore senza scrupoli chiamato Gheddafi.
da mariopinzauti
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