Tolleranza sotto zero
Se bastassero le parole a muovere il mondo il mondo sarebbe scatenato in una corsa mozzafiato. Ma non bastano, anzi se lasciate sole, senza un seguito di fatti, finiscono con lo stufare, anche con il fare incavolare. Vedi il dramma dei tanti, troppi incidenti sul lavoro e delle parole che su questo dramma vengono spese senza risparmio. E’stato l’argomento di un post scritto qualche giorno fa dal nosro editor Luca Ajroldi. Da allora ci sono stati altri morti e naturalmente altre parole, di cui due meritano particolare attenzione. Queste parole, titolo di una richiesta dei sindacati e di un impegno annunciato del governo sono: tolleranza zero. Farebbero un certo, incoraggiante effetto se fossero seguite dall’annuncio di prossime iniziative concrete, ad esempio l’istituzione di una task force che effettui rapidi e seri controlli sulle cento e mille aziende non in regola con le norme in materia di sicurezza sul lavoro o la promessa d’interventi legislativi per appesantire le pene contro chi risparmia sulla pelle dei propri dipendenti, eccetera. Ma tutto questo, e altro, che certo costerebbe ,e non solo in fantasia, perchè bisognerebbe porsi anche il problema di assicurare un’occupazione a coloro che oggi trovano lavoro solo in nero, richiederebbe di più, molto di più delle parole. E allora, in una gara di demagogia che coinvolge molti, anche ai livelli più alti (vedi cerimonia al Quirinale per la consegna delle croci di cavaliere del lavoro ai familiari delle vittime), si rinvia, aspettando di riuscire a saldare il conto, in fatti, a babbo morto, cioè a lavoratore morto. Senza rendersi conto che la tragica beffa della tolleranza zero può provocare, da parte dell’opinione pubblica, una reazione di tolleranza sotto zero.
da mariopinzauti
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