Pensiero globale
A Mumbai, in India, il Crawford Market è il mercato delle stoffe. Un’orgia di colori pastello che fa ubriacare gli occhi. Migliaia e migliaia di pezze di seta, cotone, naylon sono affastellate ovunque in un frastuono indescrivibile. Per arrivarci si devono fare alcuni chilometri di una strada che taglia come una ferita la città vecchia. Tre file ininterrotte di auto che procedono a passo d’uomo in una puzza insopportabile di fumi, benzina, freni, gomma bruciata e polveri inquinanti. Solo quì, bloccato nel traffico con tutti i clakson che suonano, ti rendi conto che il protocollo di Kyoto è una presa in giro di ricchi scienziati per i ricchi e annoiati cittadini dell’occidente. Occidente ricco e infelice.
I fumi e l’inquinamento sono un messaggio eloquente: ieri a te oggi a me e, per favore, non rompermi le palle. Anche io voglio la mia fetta di benessere e di consumi. 1 miliardo e 200 milioni di esseri umani vogliono le stesse cose di cui noi abbiamo goduto. Vogliono auto, televisori, acqua calda e fogne. Con buona pace di Pecoraro Scanio, Linda Lanzillotta e altre anime belle che trasudano retorica parlando di quale pianeta trasmettere ai figli. La globalizzazione non è solo dei mercati, ma anche quella del pensiero.
da luca ajroldi
Ultimo commento:
di Ugo il 01/1/70
Visualizza / Lascia un commento






marzo 22nd, 2007 at 09:23
Salve, in parte ha ragione; o meglio ha ragione ma il pensiero io lo completerei
da integerrimo ottimista-attivo.
La cina come l’india e un domani l’africa e tutti gli angoli della terra hanno il diritto-dovere di giungere a quel benessere di cui noi abbiamo goduto e godiamo. Ma non potremmo con le conoscenze e studi attuali, farli approdare ad una eco-economia sostenibile? Cioè se da subito usasserro le alternative ai cfc, producessero in modo pulito? Cioè non si tratta di fare i furbi e vendergli teconologie, quanto formare i dirigenti facendo capire che lo sviluppo non passa necessariamente attraverso i nostri errori che siano l’uso del DDT o Chernobyl?
Anzicchè miniere di carbone, mi auguro investano in fonti rinnovabili evitando i nostri errori (ancora in corso) per i quali alla fine nei finanziamenti alle fonti rinnovabili hanno aggiunto la parola (e assimiliati) con la quale finanziamo con le nostre tasche l’inquinamento che ripaghiamo sotto forma di medicine per asma e tumori…
Speriamo bene…
Saluti.
marzo 22nd, 2007 at 17:35
magari fosse così semplice! Ottimismo attivo si deve scontrare con le priorità politiche legate al mercato interno, con le leggi dell’economia, con le risorse allocabili in quel determinato momento. Non voglio annoiarti oltre con il lunghissimo elenco. Ma se il vecchio continente, da buon padre esperto, educasse i suoi figli più giovani e non commettere gli errori che lui ha commesso. Daniele, in quale favola vivi? Nessuno di noi ha preso per buone le esperienze dei padri, anzi. Ciascuno ha dovuto farsi le sue. E’ la legge della vita. Ogni generazione, ogni popolo ha i suoi tempi. E noi dobbiamo rispettarli se vogliamo rispetto. Altrimenti torniamo al colonialismo e alle cannoniere.
marzo 22nd, 2007 at 22:24
Touchè.
Risposta incontestabile
marzo 23rd, 2007 at 12:26
Beh una cosa si potrebbe cominciare a fare già in occidente, ogni iniziativa ECOLOGICA diventa punitiva per chi la attua.
Pannelli solari investi X e tra vent’anni avrai ammortizzato l’investimento.
Usi il gasolio ecologico(bugia non è ecologico) lo paghi più caro. una lampadina a basso assorbimento costa 3 volte una normale.
L’immondizia ecc. ecc.
Un comportamento responsabile andrebbe premiato non punito…o no?