A botta calda
Che io non fossi totalmente d’accordo con il mio compagno di cordata e di avventura era chiaro a tutti. Che vedessi le primarie come l’ennesimo tentativo italiano di prendere a prestito nomi e modelli stranieri, copiando la forma ma tralasciando la sostanza, era altrettanto evidente. Eppure, ieri mattina , alle 7,45 ( gli anziani dormono meno e si alzano presto) sono andato a votare. Tre ragazze in un gazebo nascosto da una stazione del metrò mi hanno accolto con un sorriso. Come va? ho chiesto. Hanno equivocato. Benissimo, già nove votanti! Allora ho capito. Le persone non sono stanche della politica, sono stanche dei teatrini, delle beghe costruite a tavolino o nelle redazioni. Quando ieri sera ho sentito “tre milioni”, non potevo crederci. Mai nella storia della democrazia si è andati a votare per la nascita di un partito. Badate bene, ho detto partito, non movimento, cosa, girotondo, casa o quant’altro. Nessuno quì ha chiamato la sua agenzia pubblicitaria, ha convocato la sua rete di vendita, ha ordinato migliaia di kit per il “perfetto attivista”. Riflettete sulla differenza. Oggi c’è un uomo politico, di consolidata esperienza, con un colossale mandato popolare, in grado di dare una svolta, uno strappo, se necessario, alle vecchie liturgie delle due ex chiese che più che partiti erano ormai arrivati al capolinea della loro storia. Ora c’è un nuovo partito composto di donne e uomini pieni di dignità e di speranze. Coraggio, cominciamo a camminare.
da luca ajroldi
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