Quesiti difficili
Ci sono dei partiti nell’area della sinistra radicale, tanto per non fare nomi ma solo cognomi, Pdci, Verdi, Rifondazione (con alcune ammirevoli eccezioni), che soffrono di un evidente conflitto d’interessi. Mi spiego. Se il mio elettorato potenziale è fatto di giovani idealisti oppure di arrabiati no global oppure di esausti pensionati, tanto per fare un esempio, non potrò dimostrarmi calmo e tranquillo quando passano provvedimenti che non tengono conto dei loro specifici interessi. Ogni occasioe sarà buona per gridare ai quattro venti i miei distinguo, le mie obiezioni, il mio scontento. Questo è il “linguaggio della politica”, il suo rituale. I giornali e le tv lo sanno benissimo, lo conoscono a memoria. Poi, di colpo, un giorno, decidono di amplificarlo, di portarlo agli occhi e alle orecchie del grande pubblico, che non conosce bene i “segnali” della politica. E tutto diventa un susseguirsi di discussioni e litigi all’interno della maggioranza tanto da fare la gioia di Berlusconi e dei suoi ex alleati. Allora, mi domando e vi domando, non sarebbe meglio mettere da parte questi rituali? Non sarebbe meglio per un partito che abbia queste esigenze, non entrare nel governo ma appoggiarlo dall’esterno? Qualcuno se la sente di darmi una risposta?
da luca ajroldi
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novembre 30th, 2007 at 10:53
L’esperimento – per così dire – fu già fatto nel ’96.
Proprio perchè esterno, il Fausto-President-to-be non trovò nè scrupoli, nè vincoli da rispettare, che lo trattenessero dal buttare a mare Prodi.
Poi – Bossi e Berlusconi insegnano – le coppie si possono ricreare alla bisogna.
E di nuovo rompere: oggi la differenza è che – stando all’interno – i leftists dovrebbero però mandare la disdetta con Lettera Raccomandata RR. In più, pagherebbero una penale salatissima: Walter+Silvio al volante, e loro nel portabagagli!
novembre 30th, 2007 at 15:33
cinico, ma pieno di spunti. grazie