Modernizzare
Ne parliamo continuamente. Ciascuno ha la sua ricetta. Tutti credono di sapere cosa vada fatto per snellire la macchina burocratica dell’amministrazione statale. Nessuno si preoccupa, enunciando la ricetta, dei costi e delle persone. Si, il problema sono le persone.
Riformare la burocrazia, alleggerire una macchina farraginosa e veramente obsoleta dell’apparato statale non è solo una questione di strutture ma sopratutto di teste. Persone che per cinque/dieci/quindici anni sono state addestrate a lavorare in un certo modo non cambieranno attitudini da un giorno all’altro. Metteranno in campo resistenze e strategie per non applicare i nuovi metodi. E’ cosa nota e descritta in cento volumi sull’argomento. L’Alitalia ne sa qualche cosa. Nonostante l’aiuto di grandi e costosissimi consulenti non è riuscita a modificare le procedure interne se non dopo molto tempo e fior di incentivi. Incentivi per far fare ai dipendenti il lavoro per cui erano stati assunti.
Capitolo liberalizzazioni. Ora scioperano i benzinai per protestare contro la possibilità , per i consumatori, di risparmiare sui prezzi del carburante. Ma il paradosso maggiore è che tutto questo sforzo per mettere il paese al passo lo deve fare un governo di centro sinistra o, come direbbe Berlusconi, un governo egemonizzato dai comunisti. Verrebbe da ridere se non fosse drammatico.
da luca ajroldi
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di il 01/1/70
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gennaio 24th, 2007 at 16:45
La sindacalizzazione del pubblico impiego
di Antonio Maglietta – 23 gennaio 2007
tratto da http://www.ragionpolitica.it
Il Ministro Luigi Nicolais, il Ministro Tommaso Padoa Schioppa e le Organizzazioni Sindacali Cgil, Cisl e Uil hanno sottoscritto nei giorni scorsi un’intesa per la riforma della pubblica amministrazione. Il memorandum contiene alcune importanti novità in tema di incentivi alla produttività ma il prezzo pagato per questa svolta, solo all’apparenza modernista, è stata una maggiore sindacalizzazione del comparto pubblico. Scorrendo le otto pagine dell’accordo si ha sempre la sensazione che l’intero impianto ruoti intorno al ruolo dei sindacati che, sempre più, interverranno in maniera invasiva nella gestione della Res publica.
Quasi ad ogni singolo punto dell’intesa c’è una concessione. Tralasciando quelli in cui vengono enunciati gli obiettivi dell’accordo (i primi tre) e quelli in cui vengono predisposte regolamentazioni puramente attuative (gli ultimi quattro), nei restanti emerge in maniera inconfondibile il pesante dazio pagato dal governo ai sindacati. Al punto 4. si dispone che: «Per dare finalmente attuazione in modo credibile a questi obiettivi generali si è concordato che le iniziative di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche vengano attuate attraverso indirizzi e criteri generali concordati in connessione con il rinnovo dei contratti». In pratica sembra che la credibilità di qualsiasi piano strutturale di riforma della PA debba passare necessariamente il vaglio dei sindacati. Al punto punto 5: «In questo quadro, e comunque nell’ambito della legislatura, i sistemi di reclutamento pianificati dovranno portare alla scomparsa del precariato. Il ricorso a lavoro flessibile potrà avvenire, in base a tipologie e limiti individuati nella contrattazione collettiva». In questo caso diventa palese la concessione fatta all’equazione, targata sindacato-sinistra radicale, flessibilità = precariato.
Laddove il mondo giuridico,sociologico ed istituzionale si interroga ancora, innanzitutto, sulla possibilità di addivenire ad una definizione concordata di precariato, sulla degenerazione dei contratti cosiddetti «flessibili» e sulla possibilità di dotarsi di strumenti di rilevazione in grado di valutare, in maniera pacifica, questi fenomeni, governo da una parte e sindacati dall’altra, arrivano all’assurda e velata conclusione che flessibilità e precariato sono due facce della stessa medaglia. Al punto 6: «Per quanto specificatamente riguarda il sistema delle Regioni, ivi compresa la Sanità delle autonomie locali, in ragione della autonomia costituzionalmente riconosciuta, gli interventi attuativi dei principi contenuti nel presente memorandum saranno oggetto di un ulteriore specifico accordo con le Organizzazioni Sindacali». Non contenti delle concessioni già fatte i ministri Nicolais e Padoa Schioppa, quasi a voler ulteriormente rassicurare i sindacati sul loro ruolo, alla fine del medesimo punto si affrettano ad aggiungere che: «Per quanto riguarda gli Enti Pubblici non economici il Governo realizzerà un apposito tavolo di confronto con le Organizzazioni Sindacali applicativo del presente accordo». Al punto 7., in merito alla «Misurazione della qualità e quantità dei servizi» si prevede che: «Vanno anche previsti sedi e momenti di misurazione, anche sperimentali, che vedano la partecipazione delle Amministrazioni, delle Organizzazioni Sindacali e degli utenti». Come se non bastasse, sempre allo stesso punto si introduce la contrattazione sindacale per l’affidamento degli incarichi di funzione dirigenziale («L’affidamento degli incarichi di funzione dirigenziale avverrà attraverso procedure negoziali improntate a principi di trasparenza e pubblicità »).
Dulcis in fundo si affidano nelle mani sindacali le chiavi della riorganizzazione dei pubblici uffici e quasi a voler chiarire che d’ora in poi saranno loro a dettar legge, innanzitutto, si esplicita il loro intervento, in generale, per quanto riguarda le singole Amministrazioni e poi si specifica che anche per quanto riguarda i Dipartimenti sarà sempre il sindacato ad avere l’ultima parola in merito («La riorganizzazione degli uffici pubblici che comporti nuovo riparti delle funzioni fra Amministrazioni o all’interno delle Amministrazioni stesse avverrà con il coinvolgimento delle Organizzazioni Sindacali e con esplicitazione dei costi e degli impatti sull’organizzazione del lavoro e con successivo, aperto confronto valutativo pubblico. Per quanto riguarda le riorganizzazioni interne ai Dipartimenti, esse saranno oggetto di preventiva informazione e concertazione con le Organizzazioni Sindacali, secondo le previsioni contrattuali vigenti»).
Insomma, il governo ha scelto, in maniera esplicita, la strada della sindacalizzazione nella gestione del comparto pubblico come strumento principale per aumentarne la produttività . Il tempo, come al solito, sarà galantuomo e si vedrà se tale scelta verrà premiata con risultati tangibili. Tuttavia, sarebbe stato opportuno, in tal senso, predisporre un piano per la valutazione dell’impatto del suddetto memorandum con tempi precisi entro il quale arrivare a delle conclusioni positive o negative. Infatti, fino a quando il memorandum o comunque qualsiasi altro provvedimento di riforma, non sarà , esso stesso, oggetto di valutazione nel tempo sulla base del rapporto azioni intraprese/obiettivi raggiunti allora la responsabilità politica e tutto quello che comporta tale espressione sarà solo un semplice concetto astratto riportato sui libri di testo.
gennaio 25th, 2007 at 12:53
Come vedete, quello che precede non è un commento, non è l’inizio di una conversazione. E’ un articolo, tratto o scritto su un sito. Questo è un modo per violare pesantemente le regole del blog, di tutti i blog. Dimostra ampiamente la più totale ignoranza delle regole del web e della netetiquette. Come vedete non l’ho cancellato nè ridotto. Lo lascio come epitaffio sia per il sign Maglitta sia per il sig. Andrea che non conosce le più elementari regole della conversazione.