Pane e Politica
Riccardo Iacona ieri sera su Raitre ha dato una dimostrazione esemplare di cosa significhi fare giornalismo televisivo. Uno sguardo smarrito e ingenuo, una camminata sghemba tra un luogo e l’altro per chiedere, esplorare, mettere a nudo un cancro che ormai ha pervaso molta parte della società civile: la deformazione della politica. Una politica che non è più tensione ideale, non è più strumento di mediazione tra il possibile e il desiderato, non è più indirizzo di crescita per il paese, ma semplice ministero per la sistemazione degli affiliati. Anche in questo settore l’Italia è all’avanguardia in Europa. Sperimenta strade nuove non avendo imparato a percorrere quelle vecchie. Classica fuga in avanti senza avere il coraggio di guardarsi alle spalle.
da luca ajroldi
Ultimo commento:
di il 01/1/70
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marzo 20th, 2007 at 09:43
Ho rivisto recentemente “Quarto potere” di O. Welles ed ho riscoperto tragicamente che il mondo dell’informazione già degenerato 60 anni fa continua la sua corsa sempre verso il peggio. Sensazionalismo e giornalismo d’assalto di parecchi Suoi colleghi non trova freno nell’autorgolamentazione del vostro albo esonerato dalla 675 del 94 (sulla privacy) dalla legge stessa. Come dire agli automobilisti di fare il proprio codice della strada e di essere ferrei nell’auto-rispettarlo. Pensa che qualcuno scriverebbe mai norme contro le sue consolidate cattive abitudini al volante? No. Allora si continui pure con la licenza d’uccidere ed un potere che come dice Kean (protagonista del film) consiste nel “la gente penserà ciò che dico io”. Nel film il ricatto e la diffusione di foto riguardo la vita personale del candidato (editore, giornalista, industriale plurimilionario con tanto di leggendaria villa Kandalù – no, non è nè in Sardegna nè ad Arcore) decide le elezioni,premiando il ricattatore ed i giornali hanno 2 titoli alternativi pronti tra cui scegliere: “Kean vince” o “Brogli”. I giornali non raccontano più fatti rispondendo alle 5 “W” (where, when, who, what, why) ma forniscono unicamente e ormai tristemente maliziosi punti di vista su non-fatti. Troppo attuale questo film del 1941. Se non vince il mio editore ci sono stati brogli e siamo pronti al massacro. Sempre dei Suoi colleghi lamentano che la colpa è dei magistrati che indagano i VNP (secondo me ci sono persone più N_ote delle altre ma mai più I_mportanti!). Ma i gossippari si accaniscono anche quando non ci sono indagini.
A meno che non costituiscano reato i gusti sessuali ed i vizi dei VNP non mi interessano anche se sono persone che esercitano i poteri legislativo, giudiziario ed esecutivo. Piuttosto, nel dare precedenza a queste info a scapito di notizie vere, il “Quarto potere” lede il mio diritto ad essere informato. Volevo chiederle contro chi devo svolgere una azione legale per rifarmi dei danni subiti.
In caso non ci sia nulla da fare considerando che i giornalisti sono VNP, mi scuserà se lancio una campagnia: fotografa il fotografo, pedina i pedinatori, sputtana i giornalisti… diffondi notizie riservate e personali, gusti sessuali e vizi riguardo queste persone e le loro mogli, figlie, amanti, in nome del diritto a sapere tutto su chi esercita il “Quarto potere”.
marzo 20th, 2007 at 12:43
Mi sembra che “la legge del taglione” sia uno strumento arcaico e superato.
Oltre che di difficile attuazione.
Comunque, i commenti in questo blog sono sempre graditi, se si riferiscono a quanto scritto. Se invece devono essere motivo di pubblicità del proprio sito allora lascio il giudizio ai lettori.
marzo 20th, 2007 at 13:06
E’ vero. Anche io sono contro la legge del taglione o altre frome di vendetta difatti il commento è solo una provocazione e non fine a se stessa. Immaginare come finirebbe se tutti iniziassimo a spiare tutti.
Oltre a “Quarto potere” di Welles era facile citare “Il grande fratello” di Orwell.
Spero non ti riferissi a me per la pubblicità del sito: firmo gli interventi a nome personale accostando il mio nome e cognome alle mie idee e ci metterei anche la faccia.
Tutti i form di commento prevedono la possibilità di inserire un sito… quindi l’illecito dovrebbe essere inserire dei tag nel testo del commento e non negli appositi form.
Con apprezzamento per questo blog
(e non è una sviolinata)
Saluti.
marzo 20th, 2007 at 14:05
Grazie per l’apprezzamento. Ma non è un problema di faccia o di firma è un problema di contenuti. Io parlo di politica pervasiva e di un bravo giornalista che fa, bene, il suo mestiere. Tu parli di spioni, di quarto potere, di squallide storie da sottobosco professionale composto da tristi figuri. Come avrai visto abbiamo fatto fatica a parlarne tanto è il disgusto per questa fasulla “informazione”.
marzo 20th, 2007 at 15:18
Con sincero imbarazzo scrivo questo ulteriore commento sperando di non risultare fastidioso; ignorante sì. Lo so e mi autodenuncio. Come avrà capito sono uno che sente la necessità di dire ciò che pensa anche a costo di sfinire la pazienza dell’interlocutore (in genere si dice logorroico ma io preferisco loquace). Stamattina pensavo di essere approdato in un blog di qualsiasi ragazzo che come me scrive le sue opinioni in un blog e solo ora ho finito una ricerca dalla quale capisco chi è la persona con la quale
sto scambiando commenti. Non pensavo fosse un giornalista e gaffe nella gaffe non si lasci influenzare dai riferimenti “ai colleghi” del primo intervento: avevo già mandato questa lettera a Severgnini e avevo dimenticato di adattarla ad un non-giornalista, come pensavo Lei fosse. La mia ammirazione a questo punto non sta nel sapere che lei è giornalista: ma nel constatare che risponde solertemente a chi perde del proprio tempo per portare in giro idee che ritiene valide. La soggezione mi ha tentato di scriverLe
privatamente dell’equivoco ma falserei questo botta e risposta che si è creato traendo in inganno gli altri lettori… anche se adesso mi sto “autosputtanado”. E forse lo merito. C’è sicuramente una bella distanza di toni e di contenuti tra il post ed il mio commento ma avevo inteso che si volesse dare un bell’esempio di giornalismo proprio in questo periodo, in opposizione ai
“tristi figuri”.
Chiedo scusa per l’ennesima irruzione
ma credo che verrò spesso quì a leggere e commentare disinteressatamente e se vorrà non inserirò più il mio link (non per vittimismo ma come prova di onestà ).
Saluti.
marzo 20th, 2007 at 17:17
Daniele puoi venire a commentare quando vuoi e ne saremo lieti ( non è un plurale majestatis è solo riferito a me e agli altri colleghi che animano questo blog in autonomia e libertà intellettuale). Rispondere ai commenti nel proprio blog è il primo dovere del web 2.0, in caso contrario facevo prima a non aprire un blog, anzi una serie di blog, anzi un network