Elezioni

La guerra dei sondaggi

Guerra dei sondaggi, qualche battibecco, gli starnazzamenti di Casini che continua a parlare di inciucio, Ciarapico, che non pago della cagnara suscitata, continua ad insultare Fini ( cosa che fa initterrottamente da almeno 10 anni) chiamandolo servo del padrone. Questo è il succo di una campagna elettorale, priva di spunti, di interesse, di contenuti. E si, perchè la recessione in atto ha azzerato tutti i tesoretti, gli stipendi sociali, le tasse da abbattere, il precariato da risolvere con la bacchetta magica o qualche altra legge ad hoc. Sembra che gli schieramenti in campo facciano finta di non vedere il paese stralunato e ansimante, che arranca perdendo terreno dall’europa. Fortunatamente, il vituperato Padoa Schioppa e il desaparecido Prodi hanno fatto bene il loro lavoro e ci hanno lasciato con una contabilità risanata. Almeno qualcuno dovrebbe dirgli grazie.
Il Cavaliere, sicuramente senza rendersene conto, ha confermato quello che nega pervicacemente da 15 anni: il conflitto d’interessi. Quando ha detto:” dobbiamo vincere e i giornali di Ciarrapico possono fare la differenza”. E tre reti tv, più due giornali di famiglia, più un’impresa editoriale e una banca, tanto per dirne alcune, sono utili Cavaliere?

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mar  08
13
alle 07:51
da luca ajroldi

Ultimo commento:

di Arduino Mancini il 01/1/70

Vi segnalo lo studio "Il marchio è di destra o di sinistra?", redatto da me con la consulenza de...


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4 Commenti to “La guerra dei sondaggi”

  1. daland dice:

    Berlusconi (ormai) si identifica con il bene, la verità, la giustizia, l’etica, la morale… e tutto ciò che serve alla felicità del popolo (della libertà).

    Tutto ciò che si fa per Berlusconi, lo si fa per la verità, la giustizia, l’etica, la morale… e quindi per la felicità del popolo (della libertà).

    Ergo, l’interesse c’è, ma non il conflitto!

  2. ilBuonPeppe dice:

    Viviamo nel mondo che ci siamo scelti. Se questi signori si permettono queste cose, LA COLPA E’ NOSTRA!!!

    Fate attenzione ai profeti del disfattismo!
    L’invito all’astensione favorisce i due partiti più grandi: davvero è questo che volete?

    Se vogliamo cambiare qualcosa non ci possiamo astenere, o saranno altri a decidere per noi.
    1. Votare
    2. Cambiare voto
    3. Votare per i piccoli

    Se non facciamo queste tre cose, ci ritroveremo sempre gli stessi sopra la testa, e le cose non cambieranno mai.

    =============================================
    http://www.pleonastico.it/modules/news/article.php?storyid=125
    =============================================

  3. Mario dice:

    Possibile che per cambiare questo paese c’è bisogno di invocare una palingenesi, altrimenti si rimane tali e quali “ad infinitum”?
    E’ vero mi trovo all’estero da pochissimi, ma tornando per le vacanze nella mia terra non immaginavo di rivedere le solite facce, i soliti triviali apprezzamenti tra politici, le solite smargiassate, le solite ricette roboanti ma sempre smentite appena si va al potere…
    D’altronde siamo, o non siamo, un popolo (sempre) schiavo del primo falso profeta che ci irretisce a dovere coll’impossibile…

    Un caloroso saluto da Mario

  4. Arduino Mancini dice:

    Vi segnalo lo studio “Il marchio è di destra o di sinistra?”, redatto da me con la consulenza dello Studio legale Jacobacci.
    Lo studio, non privo di sorprese, intende focalizzare l’influenza della proprietà intellettuale sulle strategie dei partiti.
    Cordialmente,
    Arduino Mancini

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