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Gli amici di Astana

Era una notizia da sbattere in prima pagina, con titoli enormi, commenti indignati, Invece i media, compresi quelli con la M maiuscola, hanno quasi tutti ignorato il fatto, oppure, come nel caso di “La Repubblica”, l’hanno inserito in un pastone di cronache politiche pubblicato in pagine interne e senza richiami nel titolo e neppure nell’occhiello o nel sommario. Meno male che ci siamo qua noi, a rivelarvi, nel nostro piccolo, che nella notte tra sabato e domenica, al termine del vertice euroasiatico di Pechino, durante il quale ha riscosso consensi e applausi da parte di tutti (anche se a dirlo è stato solo lui), Silvio Berlusconi, prima di tornare a Roma, si è fermato ad Astana, capitale del Kazakistan, per una cena organizzata in suo onore dal presidente di quel paese, Nazarbayev, il quale da tempo proclamava di essere un ammiratore sfegatato del nostro primo ministro e di sognare, notte e giorno, di poterlo incontrare. Essendo di cuore angelico, come non si stancava di ripetere Sandro Bondi quando era portavoce del Cavaliere, Silvio ha voluto rendere vero il sogno del signore di Astana. Ha fatto sostare il suo aereo nella capitale del Kazakistan ed è corso ad abbracciare il suo ammiratore, facendo certamente crepare d’invidia tutti gli altri potenti del mondo: nessuno dei quali, finora, è mai entrato nel si dice favoloso, da mille e una notte palazzo di Nazarbayev. Dove si mangia benissimo, si bevono vini inebrianti, ci si bea di fronte alle danze di stupende ballerine circasse ma si paga, come pegno, la vicinanza e le chiacchiere di uno dei più vecchi e biechi dittatori del mondo: che è proprio lui, il padrone di casa, Nazarbayev . Il quale ha proibito la democrazia al suo paese da tempo immemorabile, da quando, prima della dissoluzione dell’Urss, era il locale segretario del partito comunista bloscevico, poi come presidente a vita che ha bandito l’opposizione anche come parola. Così,per giocoforza,i capi di stato e di governo che rappresentano, o dicono di rappresentare, paesi democratici si tengono lontani dalla sua corte. Per Berlusconi invece queste sono solo sciocchezze formali. E poche ore dopo che a Roma l’opposizione del suo paese aveva dimostrato di essere viva,vegeta,di nuovo pronta alla battaglia, gli è forse piaciuto parlarne con chi, in materia, ha idee ancora più nette e chiare delle sue.

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ott  08
28
alle 08:17
da mariopinzauti


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