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Il divorzio dalla realtà

E’vero,come dice Berlusconi(vedi sue dichiarazioni a Pechino)che in Italia è in atto un divorzio tra realtà e informazione.Solo che,al contrario di quanto sostiene il Presidente del Consiglio,non sono i mezzi d’informazione a metterlo in atto ma lui stesso,sia pure con la complicità di importanti canali della comunicazione.E’un casogrosso come una casa ,anzi dieci,cento case perché rende visibile a occhio nudo la disonestà di un gruppo politico,del suo massimo esponente anzitutto,e la sudditanza che esso,non si sa bene con quali strumenti,riesce a imporre a una parte considerevole dei mezzi di comunicazione,Come sanno tutti coloro che vogliono sapere il premier ha annunciato a Roma un prossimo ricorso alla polizia contro l’occupazione di università e scuole da parte di studenti e docenti per poi negare,l’indomani,a Pechino, di avere mai avuto tali intenzioni che dunque,a suo parere,nient’altro sarebbero che falsificazioni opera di una stampa ostile al governo e a lui personalmente. Ora poiché sia le prime che le seconde affermazioni erano state registrate dai telegiornali e dai giornali radio e riportate anche dal sito web della Presidenza del Consiglio è bastato riprodurle testualmente, ove possibile con tanto di voce e di video, per dimostrare all’opinione pubblica qual’era la vera,unica fonte del divorzio della realtà dall’informazione. Così hanno fatto “La Repubblica”,”Il Corriere della sera”,”Youtubedem”(il canale tv dei democratici trasmesso da Sky 813) e altri mezzi d’informazione. Non tutti,però. Il Tg1 ,il Tg5, altri big del giornalismo tv hanno dato notizia delle dichiarazioni rese dal Cavaliere a Pechino senza confrontarle con quelle fatte il giorno prima a Roma e così hanno lasciato molti telespettatori nel dubbio che il divorzio tra realtà e informazione ci sia veramente stato e che di esso siano responsabili giornali e notiziari radio-televisivi.Non è la prima volta che accade,non è la peima volta che le menzogne del Cavaliere vengomo oscurate dal silenzio o dalla vaghezza di una parte dell’informazione,senza che buona parte degli italiani ne vengano a conoscenza e senza che le grandi organizzazioni sindacali dei giornalisti alzino un dito per esprimere la loro condanna di fronte a un fenomeno che offende la dignità della loro categoria, oltre che la libertà di stampa.

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ott  08
25
alle 08:18
da mariopinzauti


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