L’italiano: una lingua di difficile utilizzo. Se non la si conosce bene
Caro ( si fa per dire) Ministro Maroni
lei questa mattina, al Senato ha dichiarato : “Siamo di fronte ad una guerra civile che la camorra ha dichiarato allo Stato e questo deve rispondere con tutti i mezzi”.
Egregio Ministro, non entrerò nel merito della questione perchè credo che Lei disponga di informazioni dettagliate fornitele dalla DIA, dai Carabinieri ed io invece solo di qualche riminiscenza liceale. Dunque Ministro le guerre civili esplodono, scoppiano, divampano come preferisce, ma non si dichiarano. Tantomeno la camorra ( visto che ancora non è stata riconosciuta come stato indipendente) potrebbe dichiararci guerra.
Le guerre civili poi, sono lotte fratricide esplose tra etnie diverse nello stesso territorio o tra lo stesso gruppo etnico diviso da opposte ideologie. E neanche questo sembra il caso. Siamo invece davanti ad un gruppo criminale da troppo tempo aiutato dalla popolazione e da troppo tempo sottovalutato dalle istituzioni. L’esercito, i parà , gli assaltatori di marina, nulla possono contro l’omertà , la paura, l’acquiescenza di pezzi delle istituzioni.
Anche volendo salvare il suo linguaggio fiorito, da chiacchiera al bar, sono costretto a ricordarmi che Lei è un Ministro della Repubblica che parla in audizione al Senato e non un trombbettista che chiacchiera in una balera. Le sue parole vengono riprese da una stampa flaccida e riportate senza commenti e non è un bell’esempio per chi la deve ascoltare. Faccia uno sforzo, nel suo tempo libero, prenda qualche ripetizione d’italiano. Sarà utile a noi e a Lei, mi creda.
da luca ajroldi
Ultimo commento:
di Emanuele il 01/1/70
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settembre 25th, 2008 at 12:14
http://www.moderatamente.com
settembre 25th, 2008 at 12:56
Oltre al ministro Maroni, sono in molti nella maggioranza di governo a dover prendere ripetizioni di italiano…. e se non ricordo male, fu proprio Maroni a criticare il lessico di Antonio Di Pietro!!!!
A ciò aggiungo che il termine di guerra civile indica genericamente un conflitto combattuto all’interno di uno Stato tra opposte fazioni o formazioni armate ribelli e forze governative in lotta tra loro per il potere politico o il controllo di un’area. Alcune guerre civili sono anche chiamate rivoluzioni quando si prospetta una grande ristrutturazione della società al termine del conflitto. Un’insurrezione, che abbia successo o meno, è spesso classificata come guerra civile dagli storici solo se eserciti organizzati combattono vere e proprie battaglie. Altri storici, invece, parlano di guerra civile quando si verificano violenze prolungate tra fazioni organizzate o regioni di un paese (indipendentemente se si tratti di battaglie convenzionali o no).
In Italia, secondo l’articolo 286 del Codice penale, chiunque commetta un fatto diretto a suscitare la guerra civile nel territorio dello Stato è punito con l’ergastolo, la stessa pena se la guerra civile avviene. In quest’ultimo caso, prima della sua abrograzione nel 1948, il testo originario comminava la pena di morte.
Allora caro Dr. Ajroldi, non diventa quanto meno prioritario che Maroni torni a scuola e che si impegni a far catturare i camorristi facendoli punire con l’ergastolo invece di blaterare?