La magistratura che Lui vorrebbe
Il caso di Ottaviano Del Turco, rinchiuso in isolamento nel carcere speciale di Sulmona, nell’ala dove, in passato, sono stati segregati boss mafiosi, presenta parecchi aspetti sconcertanti. Si stenta anzitutto a credere che un uomo come il governatore dell’Abruzzo-ex segretario generale aggiunto della Cgil, ex segretario del Psi, ex ministro delle finanze, ultimo ma non minore ex presidente della commissione parlamentare antimafia -sia implicato in una squallida anche se milionaria questione di tangenti. Ancor di più è difficile accettare che i magistrati inquirenti, iniziando l’azione giudiziaria nei suoi confronti, abbiano ritenuto necessario procedere immediatamente al suo arresto e alla sua reclusione in isolamento nel carcere speciale di Sulmona senza attendere un rinvio a giudizio o una richiesta di rinvio a giudizio. Ma niente lascia più sbalorditi della reazione a questi fatti del primo ministro, il quale mostra nei confronti di Del Turco, suo deciso avversario politico, un’indulgenza a prima vista altrettanto incomprensibile della fretta accusatoria e persecutoria dei magistrati inquirenti, arrivando ad imputare a questi ultimi di stare costruendo un teorema per fini politici, come già avvenuto in altri casi, tra cui evidentemente (anche se Berlusconi non li cita espressamente) quelli in cui lui stesso è stato ed è coinvolto.In realtà almeno quest’ultimo aspetto del caso ha tuttavia una spiegazione.Berlusconi di questi tempi sta esercitando frenetiche pressioni sul ministro della giustizia e sulla maggioranza perchè sia varata al più presto una riforma della magistratura che-ponendo i pm alle dipendenze del governo e abolendo l’obbligatorietà dell’azione penale-elimini di fatto l’indipendenza dei giudici, facendo di loro dei dipendenti dell’esecutivo: come e peggio di quanto avveniva nel ventennio. E per tutto questo-che sarebbe nient’altro di meno che la fine della democrazia-il premier è disposto evidentemente (e strumentalmente) a spezzare una spada in difesa di un avversario politico.
da mariopinzauti
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luglio 17th, 2008 at 14:31
…. a tutto ciò aggiungerei pure che la mano tesa da Silvio a Del Turco è pericolosa ed ipocrita quanto lesiva dell’organo della Magistratura perchè, per quanto concerne il pericolo, si corre il rischio di mandare agli italiani il messaggio di “vendetta dei giudici contro la classe politica”;E’ ipocrita perchè il nostro ( ergo VOSTRO ) presidente del consiglio dimostra di perseguire solo la voglia di IMPORRE le proprie idee anche quando le circostanze gli avrebbero permesso di speculare sui comunisti come solo lui ha fatto nella storia del mondo.
Ciò, infine, lede la Magistratura perchè Del Turco potrebbe inquinare le prove di colpevolezza a suo carico, quindi l’isolamento è necessario…. ci siamo già passati con i vari Craxi, Martelli, Citaristi….. cosa aspettiamo a avegliarci e capire che, come diceva il BUON Curcio,il male va estirpato alla radice?
luglio 17th, 2008 at 16:59
Il male va estirpato alla radice lo dicono il papa, hitler,stalin,saddam houssein e tanti altri. ovviamente anche curcio che da buon cattocomunista pensava di risolvere il male tagliandolo alla radice con la spada fiammegiante. discorso pericoloso il tuo, molto.
direi anche lontano dalla linea di questo blog che è dichiaratamente, per quanto mi riguarda, riformista e non brigatista.
luglio 17th, 2008 at 17:49
Nel grande buio, l’unica cosa piacevole è che si avvicina per Silvio il momento più difficile: pagare il pizzo all’Umberto.
luglio 18th, 2008 at 13:30
Gentile Dott. Ajroldi,
non volevo certo dare un’impronta brigatista al blog, ma solo citare il più vicino alla mia era ad aver usato la frase che indica come eliminare il male…. però mi spaventa molto l’idea che un altro tangentista abbia la possibilità di farla franca…
non credo serva la spada fiammeggiante, ma un’arma ancora più forte:LA PRESA DI COSCIENZA….. della serie, come disse anche il mio adorato ANDREA BARBATO, quando la penna fa più male della spada……
A risentirla
luglio 18th, 2008 at 22:45
su Barbato, troveremo di certo un punto d’icontro.