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La parata delle infamie

Sugli ultimi sviluppi della tragedia dell’Alitalia ha detto tanto, e bene, Luca Ajroldi. Qualcosa però si può, anzi si deve ,aggiungere, tra l’altro, la segnalazione della parata d’ infamie che si sta mettendo in scena sulle spoglie delle vittime-lavoratori, viaggiatori, prestigio nazionale- con la complicità dei grandi mezzi d’informazione. Il ministro del Welfare (!) dichiara il suo sdegno davanti al pubblico dei telegiornali perché, dice, si è persa l’opportunità di dare un lavoro ai 12.500 che sarebbero stati assunti dalla CAI. Omette di precisare che questo sarebbe avvenuto contestualmente al licenziamento di 20 000 dipendenti di Alitalia e Air One. Berlusconi, rispondendo alle domande dei giornalisti, parla di responsabilità politiche nell’andamento della vicenda, dimenticando di ricordareche il primo politico a metterci naso e zampe è stato lui, e già dall’aprile scorso , quando ancora era possibile una soluzione decente (con l’AirFrance). Le organizzazioni che ormai stanno facendo carte false per aggiudicarsi il ruolo di “sindacati gialli”, al servizio del padrone di turno-parliamo della Cisl, della Uil e dell’Ugi- reclamano il crucifige della Cgil , la quale, secondo loro avrebbe fatto naufragare l’accordo negando la sua firma. Evitano di precisare-come opportunamente fa invece Epifani- che l’accordo non poteva essere chiuso fino a quando, riguardando una compagnia di navigazione aerea, esso non avesse ottenuto il consenso dei lavoratori che assicurano l’operatività di tale compagnia, i piloti, gli assistenti di volo, le hostess, in altre parole gli addetti alla navigazione. Il conduttore del Tg 1 delle 20 di giovedi 18 settembre, il giornalista Sassoli, una volta ritenuto di simpatie di sinistra, informando sugli applausi con cui diverse centinaia di dipendenti dell’Alitalia hanno commentato l’annuncio del mancato accordo paragona il loro comportamento a quello dei musicisti che, sul Titanic, continuavano a eseguire motivi ballabili mentre la nave si stava inabissando ma non riferisce quanto era scritto sui cartelli dei manifestanti, ”meglio falliti che venduti ai banditi”. Depura quindi la notizia del suo elemento più coinvolgente e giornalisticamente di maggiore spessore, cioè lo scatto di orgoglio di tanti uomini e donne che stanno perdendo il loro posto di lavoro ma-a differenza purtroppo di un buon numero di giornalisti- non rinunciano alla propria dignità.

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set  08
19
alle 08:48
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di mario pinzauti il 01/1/70

cari Emanuele e Daland,avete perfettamente ragione.Lo ribadirò con il prossimo post.


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3 Commenti to “La parata delle infamie”

  1. Emanuele dice:

    Tanto non cambia nulla…. l’Italia governata da Silvio ha permesso prima che nascesse la CAI (Comitato Avvoltoi Infami) eppoi che i sedicenti imprenditori ritirassero la loro offerta perchè vittime della CGIL….. Nei confronti dei lavoratori a rischio, loro e i giornalisti accondiscendenti alla Vespa (di cui Lei, Dr. Pinzauti, e il Dr. Ajroldi parlate),si sono comportati come bestie feroci accecate dalla gladiazia mentre il solo Epifani ha pensato che è increscioso firmare un accordo che salva 12500 risorse e ne silura 20000!!!!!!!
    Aberrante è l’atteggiamento dei TG e di come titolano i loro reportage, ma perchè Dr. Pinzauti, nè Lei nè il Dr. Ajroldi andate ad analizzare quanto fondamentale ed incontestahbile sia per la coscienza del lavoratore la linea tenuta dalla CGIL???? Perchè non sottolineate come il solo Epifani -e meno male che c’è Lui- ha insistito nella “lotta continua” volta a dimostrare che nel mondo del lavoro non bisogna cedere ai ricatti ma difendere la propria posizione quando a trattare ci sono solo sciacalli??????
    Scusate l’insistenza, ma in tanti post ho notato una certa riluttanza nell’assecondare la CGIL e la sua linea, ora sarebbe anche il momento di mandare un messaggio forte su chi veramente difende i lavoratori….

  2. daland dice:

    Tutte le accuse che si sprecano oggi contro Epifani avrebbero dovuto essere rivolte a Bonanni quando guidò – con Berlusconi a spalleggiarlo – il NO ad Air France, per poi definire “suggestive” le proposte di Colaninno.

    E se c’è una critica da fare ad Epifani è di non aver avuto il coraggio – in quella occasione – di distinguersi da chi si era appiattito sul canto della sirena berlusconiana, per poi aggregarsi ai “corporativi” nel NO a Colaninno.

    Così oggi è l’intero sindacato ad essere sotto scacco. Bel risultato davvero!

  3. mario pinzauti dice:

    cari Emanuele e Daland,avete perfettamente ragione.Lo ribadirò con il prossimo post.

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