Lo scaricabarile
Dopo l’incredibile vicenda di domenica dell’assalto all’intercity Napoli-Roma da parte di 1500-2000 teppisti partenopei, la cacciata dal convoglio ferroviario dei passeggeri in possesso di biglietto e prenotazione, la devastazione di gran parte delle vetture con danni per oltre mezzo miliardo di euro e il seguito romano con la conquista di alcune diecine di vetture del servizio di trasporto pubblico urbano e lo sfondamento dei cancelli dell’Olimpico ecco l’incredibile seguito di una gara a scaricabarile: da cui emerge tuttavia che c’è del marcio nei palazzi del potere. Una delegazione dei teppisti di domenica si presenta, in sembianze di faccine d’angelo davanti ai telecronisti del tg1, che, more solito, si guardano bene dall’ azzardare una valutazione, e dice che è tutta colpa degli altri, ad esempio dei ferrovieri dell’intercity i quali li avrebbero fatti infuriare difendendo, sia pure debolmente, le ragioni degli altri passeggeri .Il presidente del Napoli, De Laurentis, difende la sua tifoseria il cui buon nome , dice, non può essere messo a rischio da pochi teppisti,i quali, in effetti-ma si vede che lui ha dei numeri un concetto personale- erano un paio di migliaia. Dopo il giorno in cui, come ha scritto “La Repubblica”,si è assistito alla “resa dello stato”, il ministro Maroni manda ispettori a Napoli per cercare di capire come mai questura e prefettura hanno permesso che si scatenasse quella fine del mondo. Almeno il questore di Napoli però non ci sta ad accettare la parte del capro espiatorio e informa che “il Viminale sapeva tutto “: cosa che tutti dubitavano da subito perchè non era pensabile che un questore e un prefetto lasciassero praticamente via libera a tanti teppisti se non avevano il placet di qualcuno che sta più in alto di loro,e cioè, appunto il Ministro degli Interno. Ora, con la precisazione del questore, il dubbio diventa una certezza :che provoca, inesorabilmente, un’altra certezza. Maroni ,a forza di parlarne, si deve esere convinto che la politica della sicurezza di cui il governo ha fatto uno dei suoi pilastri ha ormai trasformato l’Italia un paese più tranquillo di San Marino. E l’ha voluto dimostrare:ai napoletani e agli italiani. E’andata male: purtroppo non solo a lui (che se avesse un’altra faccia dovrebbe darsi all’ippica!), anche a tutti noi.
da mariopinzauti
Ultimo commento:
di mario pinzauti il 01/1/70
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settembre 5th, 2008 at 13:49
Gentile Dr. Pinzauti,
personalmente credo sia necessario prendere le distanze da entrambi “i personaggi in cerca d’autore” di cu uno è il governo, e l’altro il tifo( o sedicente tale) napolentano.
Prendere le distanze dal governo è importante perchè non è chiudendo gli stadi che si risolve il problema e soprattutto è notorio che gli ultras possono picchiarsi anche fuori dallo stadio e fare gli stessi danni senza che la politica abbia preso le dovute contromisure.
Prendere le distanze dal sedicente tifo napoletano è d’obbligo perchè non si può negare l’entità del danno visto l’accaduto e soprattutto non ci si può comportare così per una banale partita di calcio.
Aggiungo che anche io sono un grandissimo tifoso, ma avendo vissuto in Inghilterra inviterei il governo a recuperare il metodo Tatcher che ha dato i suoi frutti dopo lo scempio del match Liverpool-Sheffield quando crollò addirittura una tribuna intera.
Non si può negare che il calcio sia uno spettacolo interessante, ma non si può accettare che diventi il raduno degli imbecilli.
Quanto mostrato e commentato dai Tg è poco più del dovere di cronaca, ma Lei Dr. Pinzauti dopo tanti anni anni di lavoro a Radio tre tollera che questa venga chiamata informazione? Capisco che sopportare Maroni è difficile, ma non accetto che il sistema pubblico chini la testa, quindi esterno il mio pensiero su questo blog.
Sperand in una Sua autorevole risposta, cordialmente La saluto
settembre 6th, 2008 at 16:49
Caro Emanuele, grazie dell’assiduità . E, credimi, io non chiamo informazione quella che ci viene data da certi tg e anche quotidiani stampati. La considero una negazione del diritto dei cittadini di sapere e di capire e come tale, proprio alla luce della mia lunga esperienza nel giornalismo, la vedo anche come un’offesa che colpisce e ferisce non solo me personalmente ma tutti i giornalisti (ancora ce ne sono!) che tutelano la dignità della loro professione.