A caldo
Scriviamo questo commento sulla caduta del governo Prodi a caldo,mentre la notizia è ancora sugli schermi della tv e dei notiziari di Internet,dunque parecchie ore prima di quando,domani mattina,essa potrà trovare ospitalità sul nostro blog.Lo precisiamo perchè da questo momento ad allora novità importanti potranno intervenire e influenzare più completi giudizi sull’accaduto. Precisato questo aggiungiamo,però,che già da ora,a caldo, qualcosa di importante si può dire.Si può dire anzitutto che Prodi esce vittorioso dalla sua sconfitta.Il suo orgoglio,la sua coerenza gettate in faccia agli avversari,ai vili,ai traditori hanno,non a caso,guadagnato il pubblico elogio da parte di alcuni autorevoli esponenti della stessa opposizione.Si può dire poi che nel dramma di Palazzo Madama si sono spontaneamente offerti non solo all’attenzione ma anche al disprezzo generale personaggi che ,se la classe politica vuole ridarsi una dignità , dovrebbero ,già da subito,avere difficoltà a trovare un partito,o un leader,che abbia la faccia e lo stomaco,di arruolarli al suo servizio.Parliamo di Mastella, di Dini, del duro ma impuro e sciocco Turigliatto, del docente di scontentezza, sfiducia in tutto e tutti, compreso se stesso, cioè Fisichella. Si può dire infine che il cataclisma del voto di fiducia al Senato ,pur provocando tanti morti distruzioni,darà sicuramente grande forza alla proposta di Veltroni affinchè il pd da una parte e il Popolo della Libertà(o Forza Italia che sia)dall’altra si presentino da soli alle elezioni. Dalla caduta di Prodi il mondo e l’Italia in particolare hanno avuto la dimostrazione che le armate brancaleone,cioè le alleanze tra quantità inflazionistiche di forze politiche,producono inesorabilmente la distruzione:dello schieramento che le accoglie e mettono anche in pericolo la stabilità politica di un paese.E’accaduto con Prodi,nonostante le sue eccezionali doti diplomatiche. Potrebbe ripetersi domani con Veltroni. E anche con Berlusconi.
da mariopinzauti
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di daland il 01/1/70
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gennaio 25th, 2008 at 16:17
La frammentazione, parliamoci chiaro, ha danneggiato e danneggia più il c-s che il c-d. Sia per ragioni numeriche (almeno 8 formazioni contro 4) ma anche perchè la “forbice” fra le estreme dei due schieramenti è assai più larga nel c-s che nel c-d. L’unico problema del c-d è la Lega, ma è un problema contenibile e risolvibile, essendo “concentrato” e non disperso sul territorio nazionale.
In più, il c-d ha Berlusconi, ormai diventato una specie di demiurgo o di stregone a cui finiscono per affidarsi con tanto maggiore servilismo proprio coloro che – in tempi di “libera uscita” – sono più critici verso di lui (non facciamo i nomi, ma i cognomi: Casini). Non per nulla il c-d ha potuto governare in tranquillità, oltre che in ignavia, per i 5 anni regolamentari.
Proprio Casini, dopo averlo cacciato in malo modo anni fa, adesso avrà dal Silvio il compito di trovare un posticino a Mastella, per garantire al Silvio medesimo quel mezzo milione di voti che potrebbe “fare la differenza” per vincere largamente le elezioni ed evitargli le pene sofferte da Prodi. Una volta in sella, i voti del Clementone, annegati nell’UDC, non saranno più assolutamente determinanti per il c-d, oltre al fatto che Mastella non può che auspicare (e appiattirsi su) un governo che “rimetta le cose a posto”, in senso berlusconiano, nei confronti della Magistratura (su questo fronte anche il bell’amberto ha solo da guadagnare dal ritorno di Silvio).
Però il vero problema del c-s è un altro. Il vecchio Donat-Cattin ripeteva sempre di aver paura del comunismo, non dei comunisti. Come si sbagliava! L’illusione dei “progressisti” è stata pensare che la caduta del comunismo avrebbe ridotto alla ragione (riformismo+realpolitik) i comunisti italiani: è successo il contrario! E oggi, se vogliamo guardare in faccia alla realtà, il problema del c-s non sono Dini e Mastella, ma questo eterno e inossidabile “fattore K” che continua a pesare sulla politica italiana. E forse gli italiani sono stati fin troppo creduloni a fidarsi del Romano che pretendeva di quadrare il cerchio: adesso tutte le fette di salame cadono, e credo ci vorranno alcune legislature (in ogni caso la fisica uscita di scena del Silvio) prima che il PD (ammesso che non abortisca direttamente, come lasciano intravedere molti preoccupanti scricchiolii) possa realisticamente candidarsi a guidare questo strampalato, oltre che straordinario Paese.