Roma: una città impaurita
Roma è la città più impaurita del mondo. E’ questo il verdetto del Censis e della Fondazione Roma che, in un’indagine svolta su dieci metropoli (New York, Bombay, Londra, Parigi, Il Cairo, San Paolo, Mosca, Pechino e Tokyo), hanno evidenziato come la città eterna sia la ‘capitale del disagio’, quella che ha più paura e che manifesta, per il 58% dei cittadini, “il più alto tasso di inquietudine esistenziale”.
“A Roma e in Italia sono particolarmente sentite le paure in rapporto con la violenza e la sicurezza personale – ha spiegato il direttore del Censis Giuseppe Roma che presenterà la ricerca al World Social Summit che si terrà nella capitale dal 24 al 26 settembre – mentre nelle altre metropoli internazionali ci sono altri problemi, come la fame”.
Tranciante il giudizio del sindaco Gianni Alemanno: “Questa è la Roma di Veltroni (ex sindaco della Capitale ndr): l’inquietudine c’è ed è chiaro che poi c’è un’inquietudine di carattere sociale legata al ciclo economico”. Povero sindachetto, costretto ad arrampicarsi sugli specchi e a litigare con se stesso. Già , ricordate la frase sul fascismo buono e le leggi razziali cattive ? Bacchettato da Fini,lo spaesato Alemanno si affrettato a dire di essere d’accordo con lui. E in disaccordo con se stesso?
da luca ajroldi
Ultimo commento:
di Emanuele il 01/1/70
probabilmente avevo ragione io quando dicevo, in risposta ad un Suo post,che...
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settembre 16th, 2008 at 11:46
Gentile Dr. Ajroldi,
probabilmente avevo ragione io quando dicevo, in risposta ad un Suo post,che Alemanno non è un evro sindaco. Giustamente Lei sottolineò che era stato eletto con democratihe elezioni, ma ciò che mi preme nuovamente sottolineare è l’assenza di un sindaco che rispecchi la cultura di Roma: Roma è storicamente una città antifascista, plurale e Veltroni ha anche cercato di renderla multirazziale, ma di certo non filodittatoriale.
La breccia di Porta Pia, la demolizione dei cancelli al quartiere ebreo sono due segni della tangibile voglia di democrazia della capitale italiana, ma molti sembrano non capirlo. Massimo D’Azeglio è morto nel 1866 a Torino, ma prima di morire disse “fatta l’Italia ora bisogna fare gli italiani”…. a tutt’oggi, viste certe nostalgie, sembra siano in tanti a non comprenderlo.