Archivi per agosto, 2009
La testa di Feltri e quella di Berlusconi
Secondo voci di corridoio uscite da Palazzo Chigi Berlusconi avrebbe visto in bozza,diverse ore prima della pubblicazione, l’”atto disgustoso e grave”(come l’ha definito il cardinale Bagnasco,presidente della Conferenza Episcopale Italiana,riferendosi al killeraggio consumato da “il Giornale”,organo della famiglia del premier,contro il direttore dell’”Avvenire”).E sempre secondo le stesse fonti il premier si sarebbe ben guardato dal vietare la pubblicazione,come sarebbe stato in suo potere fare,dato che suo fratello Paolo,in joint venture con lui,è l’editore del quotidiano.Ma se è vero perché mai il Cavaliere si sarebbe comportarto così dato che lo scoop in cui si è esibito Feltri, il nuovo direttore di”Il Giornale”, che Berlusconi aveva insediato pochi giorni prima, gli è costato l’annientamento del lungo e faticoso tentativo per ricostruire con la Chiesa un rapporto messo in crisi dalle vicende di Noemi, del sexygate barese , dalla rovina del suo matrimonio e altro, molto altro ? Secondo le stesse voci il Cavaliere potrebbe aver tentato un gioco d’azzardo su presunti dissidi tra il cardinale Bertone, segretario di stato vaticano e il cardinale Bagnasco, presidente della Cei. Se è così il gioco gli è andato male, ha perso su tutti e due i fronti poiché Bertone gli ha annullato la cena della Perdonanza, all’Aquila e Bagnasco ha definito”atto disgustoso” il presunto scoop di Feltri. E il peggio , forse, ha da venire. Se ,come sta facendo, Feltri vorrà continuare a difendere spavaldamente il suo operato, egli farà capire anche ai duri di comprendonio di avere le spalle ben coperte. E allora o Berlusconi, per smentirlo, lo licenzierà, oppure, se rinuncerà a farlo, o non sarà in grado di farlo, non potrà che apparire-gli piaccia o non gli piaccia e rischiando seriamente la testa-come il mandante dell’ ”atto disgustoso”.
da mariopinzauti
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di mario pinzauti il 01/1/70
Le dieci domande

Penso che la libertà di stampa, la libertà per un giornalista di fare domande debba essere salvaguardata. Sempre. E trovo sinceramente rivoltante che ci siano colleghi ( direttori e non ) che paragonano la privacy di un giornalista ( Boffo o Mauro) con la privacy di un uomo pubblico, primo ministro di un paese. A costoro vorrei ricordare le parole della figlia di Berlusconi: un politico non ha diritto alla privacy.
Questo blog e i suoi manutentori pubblicano perciò le famose dieci domande e chiedono a chiunque abbia voglia di aggiungere le sue.
da luca ajroldi
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di mario pinzauti il 01/1/70
Lui non sta bene: ma noi, anzi voi?
Berlusconi ha veramente superato ogni limite, quelli della fantasia compresi, con la denuncia a “La Repubblica”, secondo lui colpevole di un reato che non esiste in alcuna altra parte del mondo, quello di aver chiesto un’intervista, aggiungendo, per sovrappeso, il killeraggio consumato ai danni del direttore del quotidiano dei vescovi, ”l’Avvenire”, dal suo house organ, ”Il giornale” . Potrebbe essere una conferma, un’ulteriore conferma, del fatto che il Cavaliere non sta per niente bene, come ebbe a dire, qualche mese fa una persona che dovrebbe essere bene informata su questa materia: la sua ancora moglie –anche se divorzianda-Veronica Lario. Ma potrebbe anche essere la conferma di un’ipotesi che circola all’interno dei per il momento ancora sacri confini, quella secondo la quale Berlusconi non è il solo italiano a non star bene ma è in compagnia di tanti altri. Il ricorso alla magistratura ‘per la rifiutata intervista a “La Repubblica” nella gran parte degli altri paesi del mondo, compresi forse la Russia di Putin e il Venezuela di Chavez, avrebbe provocato una dichiarazione di guerra globale da parte di tutti gli organi dell’informazione. C’è stata invece una protesta della Federazione della Stampa, nulla di pià. Sempre nella gran parte degli altri paesi lo sciacallesco attacco contro il direttore di “l’Avvenire” avrebbe provocato una corale richiesta di cacciata, a suon di calci nel sedere, di Vittorio Feltri, direttore del “ Giornale”. Nessuno ha aperto bocca, peggio,quando Berlusconi ha detto che lui non c’entrava tutti gli hanno creduto. Dunque c’è del marcio in Danimarca, anzi in Italia: e non solo nel cervello di Berlusconi ma anche nel nostro, anzi nel vostro, cioè di tutti coloro che continuano, in un modo o nell’altro,a dargli corda.
da mariopinzauti
Difendiamo la polemica
“La polemica è inutile”, dice Berlusconi a commento delle proteste (per lo più ad acqua di rose) espresse dall’opposizione e da qualche giornale a proposito del viaggio che egli si appresta a fare a Tripoli per festeggiare il quarantesimo anniversario della dittatura di Gheddafi . E se ci si sforza di considerare il problema dal punto di vista del premier non si può non dargli ragione come non si può non capire come egli riesca a evitare un turbamento, sia pur minimo, sia pur soltanto formale anche di fronte alle notizie secondo cui alla cerimonia tripolina,che celebrerà il colpo di stato del 1969, egli si troverà vicino al terrorista che è stato condannato all’ergastolo per avere organizzato e realizzato la tragedia di Lockerbie e oggi è acclamato in Libia come eroe nazionale. Il nostro Presidente del Consiglio ha ormai preso l’abitudine, e il vizio,a ritenersi in diritto di comportarsi come gli piace e gli conviene nel pubblico e nel privato, quando fa delle sue dimore le sedi per riunioni licenziose, contrarie al comune senso della morale e perfino, in certi casi, al codice penale, quando tutela i suoi interessi privati con leggi ad personam e quando si fa amico e sostenitore di capi di governo e di stato che la democrazia l’apprezzano solo quando ha sede in paesi diversi e lontani dal loro. Tutto questo e altro non gli ha risparmiato polemiche, sia pure , troppo spesso, all’acqua rose. Poichè, però, queste polemiche, forse perché troppo spesso all’acqua di rose, gli hanno provocato, al massimo, reazioni di solletico, egli non vede motivo per cambiare o soltanto correggere la sua rotta. E poiché tra i piaceri da lui più ambiti,oltre la seduzione e l’umiliazione del gentil sesso, c’è quello del disprezzo per l’avversario politico non esita a prendere a pesci in faccia quest’ultimo ricordandogli che lui è troppo bello,troppo alto ( grazie ai tacchi rialzati),soprattutto troppo bravo, per cui a lui le polemiche non fanno né caldo né freddo.
Per ora, s’intende. Perchè –particolare che Berlusconi omette di considerare-se in avvenire le polemiche non fossero più all’acqua di rose ma fossero condite col più infuocato tra i peperonicini ed espresse coralmente da tutta l’opposizione le cose potrebbero cambiare:e di molto. E’un traguardo utopistico? Certamente lo sarebbe se anche noi, ,per stanchezza o scoraggiamento, ci facessimo convincere dalle smargiassate di Berlusconi e rinunciassimo a quella che per ora à la nostra arma principale:la polemica.
da mariopinzauti
Stando tra la gente: ma forse senza capirla
Stando tra la gente, come dovrebbe fare ogni buon dirigente politico, Piero Fassino, ex segretario del pds, oggi sostenitore di Franceschini per la leadership del pd, scopre-e lo rivela a “La Repubblica”-che in fondo Bossi ha del fiuto e che dice quello che dice contro il tricolore, l’inno di Mameli, l’unità nazionale perché sa che tra gli italiani che abitano nel Centronord la prospettiva separatista sta prendendo piede:per cui, secondo Fassino, esponente politico cui in passato noi, e tanti altri, abbiamo dato grande fiducia , è bene che il pd, pur senza far propri i progetti leghisti, riveda la sua politica delle alleanze nelle regioni settentrionali. Ora, stando tra la gente, come si conviene a ogni giornalista che cerchi di fare onestamente il suo mestiere, noi raccogliamo una grande confusione d’idee che ha, tra gli altri effetti, quello di generare una pressocchè totale disinteresse tra il popolo di centrosinistra per la gara, in atto nel pd, tra Franceschini, Bersani e Marino, per la conquista della segreteria .E sempre stando tra la gente abbiamo anche l’impressione, e il timore, che uscite come quella di Fassino ottengano soprattutto di accentuare tale disinteresse e forse di far dirottare qualche piccolo o medio spezzone di consensi verso Di Pietro. Speriamo naturalmente di sbagliare, sebbene sondaggi freschi di stampa-secondo cui tra gli italiani del Centrosud e del Nord, di centrosinistra e centrodestra, il senso di unità nazionale resta vivo e forte-diano ossigeno al dubbio che i nostri sospetti e i nostri timori siano fondati.
Anche se così non la pensa chi, come Piero Fassino, assicura di stare tra la gente senza però forse riuscire a capirla.
da mariopinzauti
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di Luca Ajroldi il 01/1/70
Italia 2011: ma esisterà ancora l’unità d’Italia?
Nel 2011 compirà 150 anni l’Italia unita, fortemente voluta e ottenuta con l’uso delle armi da un regno del Nord, quello del Piemonte e accettata dal resto del paese. E’un avvenimento che non capita tutti i giorni, dunque da celebrare degnamente. L’ha sottolineato il Capo dello Stato, in un’intervista a “La Stampa”, sollecitando inoltre il governo a non perdersi in indugi nella peparazione delle manifestazioni celebrative. A una persona che viva in un altro pianeta o anche in un paese dell’Unione Europea diverso dall’Italia questo invito di Napolitano a fare non solo bene ma anche presto può essere sembrato curioso, dato che, come risulta anche dal semplice uso di un pallottoliere, al 2011 manca non un giorno e nemmeno un mese o un semestre ma poco meno di un anno e mezzo, vale a dire tutto il tempo necessario per celebrare,e al meglio, non solo l’unità d’Italia, ma quella di una decina di altri paesi. Non può che apparire giusto, sacrosanto però a tutti coloro che vivono all’interno dei confini patrii, e leggono i giornali, ascoltino radio e televisione e sono o dovrebbero essere informati sulle bordate agostane della Lega Nord, per bocca del suo leader, contro la bandiera dell’Italia unita, il tricolotre,e il suo inno, quello scritto da Goffredo Mameli e adottato dalla Repubblica. La reazione a tali uscite del Presidente del Consiglio,che dell’unità d’Italia dovrebbe essere uno dei principali e impegnati tutori- “si tratta solo di carezze di Bossi ai suoi elettori”, e comunque “la questione dell’inno è complicata”-non possono che aver fatto seguire, presso questi cittadini-che è da augurarsi siano molti- una diffusa preoccupazione allo sbalordimento provocato dalle parole del leader della Lega. Il Capo dello Stato non poteva che farsi interpetre di questa preoccupazione e l’ha fatto tempestivamente con la sua sollecitazione che è un invito non solo a Bossi ma a tutto il governo a difendere non solo i simboli nazionali ma la stessa unità d’Italia. Alcuni ministri hanno subito reagito garantendo che i pericoli paventati dal Capo dello Stato non esistono. Berlusconi invece ancora non l’ha fatto . Le inquietudini sulla gravità e la pericolosità degli attacchi non solo alla bandiera e all’inno nazionale ma alla stessa unità d’Italia,voluta nel 1861 dal Nord e oggi contestata da forze che dicono di rappresentare il Nord,sono dunque tutt’altro che scongiurate.
da mariopinzauti
Bossi smentisce se stesso
Bossi imita Berlusconi negando l’evidenza, nel caso specifico parole dette da lui stesso e non “inventate dai giornali”, come ora sostiene. Sono le parole della sua ultima offesa all’ unità nazionale, quelle sull’Inno di Mameli. Sono state riportate dai giornali stampati. Ma anche da quelli della radio e della televisione e con la voce del suo autore:Bossi. Il quale, come tante volte ha fatto Berlusconi, attribuendo queste parole ai giornali dunque smentisce se stesso.
Perché lo fa, condannandosi inevitabilmente a una figura barbina che non piace nemmeno a tutti i suoi fedelissimi, tanto è vero che perfino l’ex sindaco-sceriffo di Treviso, Gentilini, inventore delle crociate anti immigrati, arriva a dissociarsi dal capo , dicendo che l’Inno di Mameli deve restare, per tutti, leghisti compresi, l’inno nazionale?E perché, proprio in questo momento di massima calura, che dovrebbe scoraggiare ogni sforzo fisico e psichico, compreso quello richiesto dalla critica politica, Bossi scatena un attacco che non ha precedenti-almeno da quando egli è un ministro che ha giurato fedeltà alla Costituzione-contro una serie di simboli e valori dell’unità nazionale? Ricordando il grave infortunio che in tempi non troppo lontani lo lasciò più di là che di qua sia con il corpo che non la mente non si può fare a meno di ripensare, per associazione d’idee, alle parole dette da Veronica Lario quando,a proposito non di Bossi ma del marito, fece presente agli amici di quest’ultimo che si trattava di “un uomo che non sta bene”. Ma può venire anche il dubbio che il leader della Lega, a differenza del Presidente del Consiglio, stia anche troppo bene: al punto di scatenarsi in salti mortali politici e massmediatici per far capire a suocera perché anche nuora intenda che si prepara a rivendicare il ruolo di leader del centrodestra, qualora questo ruolo, in tempi non troppo lontani, si renda vacante a causa delle note vicende in cui Berlusconi è invischiato. I prossimi fatti diranno quale delle due ipotesi è la più fondata.
da mariopinzauti
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di Marcello il 01/1/70
Benedetto XVI: ci sei o non ci sei?
Benedetto XVI:ci sei o non ci sei? E se ci sei non ti sembra che sia venuto il momento di battere un colpo e di quelli forti, udibili, anche senza l’ausilio di apparecchi acustici, perfino per i sordi o almeno per i mezzi sordi? Berlusconi ha appena detto che i rapporti tra lui e la Chiesa Cattolica sono ottimi e che quindi non c’è alcun bisogno d’incontri chiarificatori tra lui e il Papa. Ma “Famiglia cristiana”, il più diffuso tra i settimanali cattolici, più volte gli ha fatto il pelo e il contropelo per il suo ruolo di licenzioso papi nella vicenda di Noemi Letizia e per essere stato protagonista, a Palazzo Grazioli, a Roma e a Villa Certosa, in Sardegna, di vicende che sembrano uscite da una versione 2008-2009 delle opere del marchese De Sade. E non molto meglio, sia pure con una maggiore prudenza nei termini, l’ha trattato “Avvenire”, il giornale dei vescovi. Si mettano sul piatto della bilancia anche le dichiarazioni critiche non solo dei “parroci fuorviati” di cui Berlusconi è costretto ad ammettere l’esistenza e la loquacità ma pure le critiche di qualche principe della chiesa, leggi vescovo e cardinale, e allora ci vuole altro che il cannocchiale di Galileo per vedere gli ottimi rapporti che il premier vanta con la Chiesa Cattolica. Questo per l’ultimo prete di campagna. E anche per il Sommo Pontefice. O almeno così dovrebbe essere. Ma se è così -come noi, assieme a tanti altri ,riteniamo che sia- il Papa ha il dovere di parlare forte e chiaro. Altrimenti lui, e con lui la Chiesa Cattolica, accetterebbero di sostenere e far propria, oltretutto a loro stesso danno,. l’ultima menzogna del più grande bugiardo contemporaneo.
da mariopinzauti
Qualche parola di troppo
Un produttore di parole tanto prolifico come lui mai si era visto e sentito. Nessuna meraviglia dunque se nel suo fiume, anzi tsunami verbale spesso e volentieri entra una parola o addirittura una frase di troppo, di quelle di cui se potesse -ma non può- egli cancellerebbe volentieri il ricordo non solo nella sua mente ma sopratutto nella mente di coloro i quali le hanno ascoltate e, in qualche caso, messe addirittura da parte, in attesa del momento buono per utilizzarle. E’successo perfino nella terra che, sempre a parole (dato che i fatti, pubblici e privati, lo obbligano a tante presenze altrove), egli ha scelto come sua sede preferita, l’Abruzzo, la sciagurata regione che, dopo il terremoto, ha beneficiato di sue promesse mai profuse a favore di altre parti d’Italia, promesse belle, straordinarie ma in parte condannate in partenza a essere fatte solo di parole, di quell’eccesso di parole che, troppo spesso il nostro non riesce a limitare, a tenere almeno entro i limiti della credibilità. Lo sta dimostrande il caso del signor Antonio Bernardini, terremotato dell’Aquila, impossibilitato a tornare nella sua casa gravemente lesionata dal sisma.Quando,in un pubblico discorso, pochi giorni dopo la catastrofe, Berlusconi asserì di essere disponibile a ospitare in una delle sue case qualcuna delle famiglie rimaste senza tetto Bernardini , come diretto interessato, prese nota del solenne impegno del premier e al momento buono, quando in questi giorni ha presentato domanda per un alloggio in affitto, ha scritto che , se possibile, vorrebbe andare ad abitare a Palazzo Grazioli, a Roma, oppure a Villa Certosa ,in Sardegna.” Ma questa è una provocazione”,ha commentato l’impiegato cui il Bernardini ha consegnata la domanda.”Ma come si permette di pensarlo?”, ha replicato indignato il terremotato””. Io chiedo-ha aggiunto-solo quello che ha promesso Berlusconi, il presidente del consiglio,dunque una persona seria.”Seria sicuramente nelle parole. Nei fatti lo si vedrà in base all’esito della domanda di Bernardini.
da mariopinzauti
Il signor B vuole la privacy
Vuole la sua privacy. Da villa Certosa lo ha cantato a chiare lettere: devo avere la mia privacy.
Si sarà aperta una bella discussione con sua figlia, ospite anche lei in villa, che pochi giorni fa in una intervista aveva detto: i politici non hanno diritto alla privacy. Beh, non ci vuole molto per essere d’accordo con lei e in totale disaccordo con il suo illustre genitore. A meno di non fare un accordo alla pari: lui smette di sfrangerci i cosiddetti con dichiarazioni, smentite,controsmentite, cattive interpretazioni del suo pensiero, attacchi alla stampa e alla sua sacrosanta libertà, rinuncia a tutti i “lodi” e i codicilli che i suoi avvocati hanno inventato per renderlo immune da tutto, ma non dal ridicolo, e noi allora potremmo pensare a concedergli un po di privacy. Che ve ne pare? Si può fare?
da luca ajroldi






