Archivi per novembre, 2009
Il superbuffone
Un giornale annuncia il prossimo arrivo di un avviso di garanzia a Berlusconi, da parte della Procura della Repubblica di Firenze, per concorso, dall’esterno, in attività mafiose: più precisamente quelle che, nel ’93, portarono alle stragi in diverse città italiane. Di quale giornale si tratta? Dell’organo clandestino del partito maoista? O “Liberazione”, o “l’Unità ,o “il Manifesto”,o almeno “Repubblica”? No: a diffondere l’esplosiva notizia è “Libero”, edito dagli imprenditori fratelli Angeluci e vicino, molto vicino a Berlusconi, tanto è vero che è il Cavaliere a scegliere, tra i giornalisti di regime, chi deve dirigerlo al meglio dei suoi interessi (ora è Maurizio Belpietro). C’ è appena il tempo di tentare di riflettere sul cui prodest, su chi è il beneficiario della rivelazione che quest’ultima viene smentita dalla più attendibile delle fonti, la Procura della Repubblica di Firenze ,che nega di avere inviato o di stare per inviare avvisi di garanzia a Berlusconi. E tanto dovrebbe bastare e avanzare per costringere il premier alla tranquillità e al silenzio. Ma così non è . Berlusconi.-come ripetutamente, in varie edizioni, annunciano i tg di Mediaset e quelli delle colonie del Tg1 e del Tg2-”scende in campo”. Denuncia di essere oggetto di una campagna di aggressione mediatica, guardandosi bene naturalmente dallo specificare chi l’ha scatenata e lo stesso fanno i notiziari tv amici e compagni di merende. Prima con un intervento della figlia Marina poi in prima persona il premier promette inoltre querele per diffamazione contro “La repubblica” colpevole,a suo avviso, di avere proposto dubbi-già sollevati in molti libri e in diverse inchieste giornalistiche, senza mai provocare adeguati chiarimenti -sulle origini e le cause del suo arricchimento. E così, una volta ancora, sempre più e sempre meglio,di fronte al paese si presenta nelle vesti di superbuffone. Quanti italiani ne prenderanno finalmente atto?
da mariopinzauti
Fini pensa al futuro.Prossimo
C’è gente che pagherebbe per sapere come intende procedere Gianfranco Fini. Berlusconi in testa. Ma il Presidente della Camera non fa neanche intravedere quello che gli ronza nella mente. Diciamo che l’obiettivo è chiarissimo. Gianfranco è bell’e stufo di essere l’eterno secono. Ha capito perfettamente che non ci sarà mai successione ne investitura. Oltretutto con un Cav. come quello, non si va da nessuna parte. O sei lacchè o sei fuori. E allora vediamo i calcoli di Fini e le ipotesi possibili. La PdL alla fine politica di Berlusconi si scioglie come cera. Casini e “cicciobello” sono pronti a raccogliere un po di reduci frastornati. La Lega? Prosegue da sola a meno che non si rinnovi un accordo con Fini. Improbabile ma possibile. Il centro-destra originale (rotondi,lombardo,forza italia) potrebbe andare sotto le bandiere di Fini ma senza l’accordo con la Lega non ci sarebbero i numeri per avere una maggioranza. Infatti la destra, non sentendosi rappresentata, farebbe nascere una nuova formazione. I timonieri, o almeno i presunti tali, abbondano.
Fini ha capito perfettamente e da tempo, che l’Italia è moderata, moderatamente antifascista, tiepidamente europea ma fortemente europeista se si tratta di accedere ai fondi comunitari. Dunque numeri consistenti per una PdL ridimensionata ma non sicuramente vincente. A meno che la Lega, ormai abituata alla stanza dei bottoni, pur di non perderla, decida di accettare il gioco delle alleanze. Se così dovesse essere la traversata del deserto per il PD si allungherebbe a dismisura. Dieci, forse dodici anni di opposizione. Se invece la Lega decide di fare da sola allora la partita si può giocare. Il PD avrebbe delle possibilità e, forse ma solo forse, Bersani potrebbe essere la persona giusta.
da luca ajroldi
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di luca ajroldi il 01/1/70
L’ultima porcata
Antonio Di Bella è un eccellente giornalista e un collaudato uomo Rai. C’è dunque qualche motivo per sperare che sotto la sua direzione Rai 3 manterrà per un po’di tempo almeno l’identità (e la singolarità) di rete Rai intelligente, interpetre di quel ruolo di servizio pubblico che dovrebbe essere di tutta l’azienda e invece, prima con Guglielmi,poi con Ruffini, era diventato un’esclusiva del terzo canale. Ciò non toglie che la cacciata di Paolo Ruffini, annunciata prima a Palazzo Grazioli, poi al settimo piano dove risiede e opera il direttore generale Masi, ex (almeno ufficialmente) segretario generale della Presidente del Consiglio, rappresenta una nuova vergognosa porcata, tanto più difficile a sopportare perche, dopo mesi di logoranti pressioni, è passata con il voto favorevole di un consigliere del pd (von Straten) e dell’assenso del presidente Garimberti ,il quale, sperando di salvarsi la faccia (operazione non riuscita) ha detto che si è trattato di una scelta dettata da criteri aziendali. In realtà tali criteri avrebbero imposto il mantenimento di Ruffini a Rai3, sotto la sua direzione cresciuta notevolmente sia negli ascolti che nel prestigio. Se è avvenuto il contrario è perché hanno prevalso altri motivi e interessi oltretutto più volte pubblicamente sbandierati da Palazzo Chigi che nella Rai3 di Ruffini vedeva-e non si stancava di segnalarlo-l’ultima isola di resistenza allo strapotere berlusconiano in campo televisivo e ne reclamava la colonizzazione. Le decisioni prese ieri dal cd non possono quindi che apparire un atto di resa alla prepotenza del satrapo, di nuovo vincitore perché una volta ancora non ha incontrato resistenze degne di nota neppure tra i presunti avversari. C’è da augurarsi che costoro, in un sussulto di dignità, si battano almeno perché la pulizia politica di Rai3 si fermi alla sostituzione di Ruffini, salvando-almeno temporaneamente-prorammi, autori e interpetri che sono motivo di orgoglio per tutta l’azienda.
da mariopinzauti
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di tarulla il 01/1/70
Processate il cittadino B.
Almeno la metà dei cittadini di questo paese non sa più a chi rivolgersi perchè venga ripristinato un po di buon senso. 380 mila persone firmano l’appello di Saviano affinchè il Premier ritiri la legge sul processo breve che ha iniziato il suo iter al Senato, mentre alla Camera prosegue il suo percorso la legge contro le intercettazioni. Si sprecano gli appelli al Presidente Napolitano, a Gianfranco Fini e a chiunque sia in grado di fermare questa micidiale macchina tritasassi. Nulla da fare. Ormai da 15 anni è in moto il meccanismo salva Berlusconi e ogni giorno ne spunta una nuova. Adesso i giornali di famiglia ( Libero e il Giornale cui presto si aggiungerà il coro Mediaset seguito da una puntata speciale di porta a porta) temono che i giudici di Caltanisetta e Palermo che indagano sugli attentati del 93 ( Roma e strage di via dei Georgofili a Firenze. Attentati di stampo mafioso attribuiti all’organizzazione “Cosa Nostra”) possano accusare Mr. B di concorso esterno di stampo mafioso sulla base di accuse mosse da due pentiti. E allora ? Allora il processo breve non basta più. Bisogna trovare assolutamente un’altra strada. Abolire il reato? Riscriverlo mettendo pali e paletti che salvino il Premier? Acute menti legali e non sono al lavoro. Il pensatoio trabocca di uomini, idee, mezzi. Il Premier va messo al riparo. Così, intanto, per prendere tempo, l’ex presidente della provincia di Roma, Moffa, presenta una proposta, avallata da Fini, per il ripristino dell’immunità parlamentare. Il parlamento è intasato, si parla solo di problemi della giustizia e di leggi salva Berlusconi. Il Senato idem con patate. Il paese è bloccato. I processi del premier sono “il problema” da risolvere. Tutto il resto ? Chissenefrega. La lite Tremonti -Brunetta con accuse roventi di reciproca incompetenza che altrove avrebbero portato alla caduta del governo quì diventano solo una “dialettica interna” al PdL. E l’opposizione che fa? Il prode Bersani che dice ? E Baffino D’Alema che suggerisce? Ah, saperlo. Il PD e fermo sulle sue posizioni da repubblica parlamentare. Come se qui esistesse ancora un Parlamento regolarmente legiferante. Mentre il mondo corre, anzi galoppa, il nuovo nuovissimo PD guarda indietro e si stupisce di tutta questa frenesia.
Il 5 Dicembre mezza Italia e numerose comunità nel mondo scendono in piazza per dare un segno e il PD ? Bersani ci lascia liberi di partecipare. Grazie compagno per la generosità. Noi ci saremo.
da luca ajroldi
Caso D’Alema:tutti innocenti e tutti colpevoli,vittima compresa
Col passare dei giorni diventa sempre più difficile concludere con una sentenza chiara e definitiva l’esame del caso D’Alema,cioè della vicenda della caduta,proprio a un passo del traguardo,della nomina dell’autorevole esponente del pd ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Sicurezza dell’Unione Europea.Alle considerazioni già fatte,anche in questa sede,sui problemi causati dalle discordie verificatesi tra i rappresentanti dei partiti scialisti europei e sui sospetti generati da certi comportamenti del nostro premier,da cui non è venuta una mezza parola e un accenno di lacrimuccia per deplorare la caduta di D’Alema,addirittura definita,sempre dal premier, l’unica soluzione possibile,si è aggiunta ,qualche ora fa,una dichiarazione con cui la vittima del caso,cioè l’esponente del pd,ha messo sotto accusa sia il Presidente dl Consiglio italiano sia i partiti socialisti europei.Ci sarà altro da sapere ?Crediamo di no e speriamo di no.Perchè gli elementi di cui disponiamo bastano e avanzano per dire che in questa squallida vicenda tutti sono parzialmente innocenti e tutti sono parzialmente colpevoli,in quanto ci sembra chiaro che nessuno si è assunto la diretta responsabilità dello sgambetto decisivo a D’Alema ma nessuno si è seriamente impegnato per impedirlo e che la stessa vittima,cioè l’esponente del pd,ha contribuito(sia pure involontariamente)alla sua disgrazia in quanto nella gara per la conquista della nomina a mr.Pesc si è presentato con la credenziale di dirigente di un partito,il pd,che ,per la modesta visibilità della sua politica di opposizione,finora almeno(speriamo che in un prossimo futuro le cose cambino),
non aveva molti estimatori nella famiglia socialista europea.
da mariopinzauti
No alla vendita dei beni confiscati
Firmiamo l’appello lanciato da don Ciotti contro la vendita dei beni confiscati alle mafie.
Scrive don Ciotti:”Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all’unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l’impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.
Oggi quell ‘impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi.”
Continua don Ciotti :”Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l’emendamento sulla vendita dei beni confiscati.
Si rafforzi, piuttosto, l’azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S’introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie. Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un’Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti “cosa nostra”
Per firmare www.libera.it
da luca ajroldi
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di cheyenne il 01/1/70
Chi ha silurato D’Alema ?
S’infittiscono i proclami d’innocenza a proposito dei fatti e i misfatti che hanno portato al crollo della candidatura di D’Alema alla carica di mr.Pesc. Nessuno di essi è del tutto credibile. Ma uno sembra meno credibile degli altri. E’ quello di Berlusconi. Martin Schulz, presidente degli eurodeputati socialisti ,è stato lapidario. In un’intervista ha ammesso che ci sono state resistenze, e non di poco conto, tra i socialisti europei ma ha aggiunto che tali resistenze, con ogni probabilità, sarebbero state superate se Berlusconi avesse effettivamente sostenuto la candidatura di D’Alema nei suoi contatti con gli altri capi di governo dell’Unione, cosa che, secondo Schulz, il nostro premier non ha assolutamente fatto, arrivando ,al contrario,a esercitare pressioni presso le altre cancellerie dell’Europa comunitaria perché bocciassero la nomina dell’ esponente del PD. Tale ricostruzione dei fatti è respinta con sdegno dal ministro degli esteri Frattini e altri grandi e piccoli della maggioranza. A sentir loro Schulz mente per la gola. Dov’è la verità? Un verdetto definitivo e sicuro sulla questione è rinviato al momento in cui arriveranno -se arriveranno- altre testimonianze. In attesa non possiamo però non ricordare che alla notizia dell’insuccesso di D’Alema ,qualche giorno fa, Berlusconi reagì con parole che, secondo qualche maligno -come noi- puzzavano decisamente di bruciato. Disse infatti che la decisione presa per mr.Pesc era stata”l’unica possibile”, senza dunque esprimere non diciamo critiche ma neppure delusioni e risparmiandosi perfino qualche mezza parola di solidarietà a favore di D’Alema.
da mariopinzauti
Il doppio incarico Stanca. il doppio stipendio no
Lucio Stanca, ex ministro all’innovazione tecnologica che non ha lasciato traccia di se nel ministero ne con le parole ne per le azioni ma solo per i soldi spesi in un faraonico progetto di un portale per l’Italia, mai andato a buon fine, torna alle cronache!
Ieri sera su Report un siparietto tra lui e l’ottimo Bernardo Iovene ci ha fatto rivivere i tempi del primo governo Berlusconi e l’arroganza degli uomini portati a ricoprire incarichi di ministro. Dunque Lucio Stanca nel nuovo gabinetto Berlusconi non c’è ma si è mai visto che un fedelissimo venga lasciato a piedi? E allora, eletto alla Camera nel PdL nel 2008 oltre all’incarico da deputato viene nominato di amministratore delegato della società di gestione di Expo da Letizia Moratti( la società ha il compito di gestire tutta la costruzione dell’ esposizione a Milano per il 2015).Ma la giunta milanese mugugna. O lavori con noi o per il Parlamento. Deciditi, è la richiesta. Inascoltata. Due incarichi, due stipendi. Normale no ? Certo che due incarichi che prevedono il tempo pieno sono un po inconciliabili. Almeno così sembra ai comuni mortali. Ecco un esempio:” A settembre 2008 il deputato Lucio Stanca partecipa al 98,26 per cento delle votazioni in aula: 113 su 115. A ottobre 2009 il deputato, nel frattempo è andato ad di Expo, è mancato al 95,78 per cento delle votazioni: su 166 discussioni, ha premuto il pulsante elettronico solo sette volte.” Ma lui dice che la legge glielo consente e che al massimo deve rispondere al PdL. A questo nuovo barbaro proveniente da qualche sconosciuta galassia qualcuno si prende la compiacenza di spiegare che lui risponde al paese e agli italiani? Iovene ha tentato, ma l’ex ministro per l’innovazione è restato indietro, non si è aggiornato. Lui è ancora convinto di essere in epoca napoleonica tutelato da Napoleone in persona. Qualcuno lo sveglierà ?
da luca ajroldi
Chi è l’uomo (o la donna) che ha ucciso (politicamente) Massimo D’Alema?
Usiamo questa parafrasi del titolo di uno dei più noti film di John Ford(“L’uomo che uccise Liberty Valance )per cercare di capire ,e far capire a chi ci legge,a chi vanno attribuite le responsabilità per la caduta non proprio mortale ma certamente grave e per il diretto interessato dolorosa assai, costata a Massimo D’Alema la mancata nomina a mr.Pesc dopo che da tanti gli era stato promesso,anzi garantito che tale carica sarebbe stata sicuramente sua.Le ipotesi s’incrociano.Si parla di una mossa a sorpresa del governo britannico sostenuta dai governi francese e tedesco.C’è chi ritiene invece che decisivi siano stati i dissensi verificatisi all’ultimo momento all’interno del gruppo parlamentare socialista dell’Assemblea di Strasburgo.Non manca però qualcuno,come Martin Schultz,presidente degli eurodeputati socialisti,che dà la colpa a Berlusconi,al quale addebita di “non aver fatto abbastanza per favorire D’Alema” , così subendo,o addirittura accettando,la candidatura della baronessa Ashton cui,com’è noto,è andata l’ambita nomina.Schultz ha in programma un incontro con i rappresentanti degli eurodeputati socialisti italiani e in quell’occasione dirà sicuramente qualcosa di più preciso.In attesa che questo avvenga si registra però un singolare commento di Berlusconi il quale,incontrandosi con i giornalisti,ha dato un giudizio molto diplomatico sulla nomina della signora Ashton ,definendola “l’unica scelta possibile” e si è astenuto da deplorare l’insuccesso di D’Alema,diversamente da quanto ha fatto il ministro degli Esteri Frattini,che si è dichiarato deluso come italiano.Salvo smentite o fatti nuovi la reazione a caldo ,o meglio a freddo,del premier puzza di bruciato,costringe a dubitare che l’ipotesi di Schultz sia fondata.Ma se così fosse,se la nomina a mr.Pesc fosse stata strappata a D’Alema proprio sul traguardo per responsabilità o corresponsabilità di Berlusconi si sarebbe portati a supporre che il Cavaliere non abbia ottenuto da tutto il pd,o almeno da D’Alema e i suoi amici,la promessa di un’opposizione morbida,se non morbidissima sul processo breve o altre iniziative legislative cui egli tiene moltissimo in cambio di un suo sostegno a spada tratta per l’alta carica comunitaria. Possibile che sia così?Se per caso lo fosse noi-non ci vergognamo a confessarlo- non saremmo dispiaciuti più di tanto per la nomina di lady Ashton a mrs.Pesc!
da mariopinzauti
Noi ci saremo
Si aprono crepe vistose nella Grande Muraglia di quello che sembrò l’immortale impero berlusconiano.Qualche giorno fa l’ex primo consigliere di fiducia Ferrara,sul “Foglio”ha scritto-parafrasando il titolo di un libro di Vittorio Gassman- che il futuro del sovrano è “alle sue spalle”.Ieri un gruppo di deputati finiani,tra cui la direttrice di “Il Secolo”,Flavia Perina e il Vicepresidente della Commissione Antimafia, Fabio Granata, facendo infuriare la Lega e anche il capogruppo del pdl alla Camera,Fabruzio Cicchito,hanno firmato,assieme a Walter Veltroni e altri deputati del pd ,dell’idv e dell’udc ,una proposta di legge per riconoscere facoltà di voto agli immigrati residenti in Italia da cinque anni.Ancora ieri Berlusconi ha smentito il più appecoronato e squallido dei suoi yesman,il presidente del Senato Schifani,respingendo l’eventualità di elezioni anticipate..E intanto l’’affare Cosentino provoca malumore e nervosismo tra tutti coloro che nel pdl vogliono che sia salva almeno la decenza.Non è ancora la caduta degli dei ma i segnali che l’annunciano s’infittiscono e rendono chiaro a tutti,anche a chi agli affari della politica dà solo rare e svogliate occhiate, che,a questo punto,un’offensiva comune delle forze dell’opposizione potrebbe favorire il principio della fine.E pure,a tutt’ora,di quest’offensiva non si vedono neppure i preparativi.Si assiste ,anzi, ad atti e parole che sembrano fatti apposta per ostacolarla.E’questo ad esempio il caso dei bastoni tra le ruote che si stanno mettendo alla preparazione della manifestazione di protesta contro il berlusconismo indetta per il 5 dicembre da migliaia e migliaia di bloggers.Di Pietro ha dato l’adesione della sua Idv,il pd no,o meglio non colpirà con i fulmini della scomunica gli iscritti e i simpatizzanti-già molti,pare-decisi a partecipare ma senza il coinvolgimento dei suoi dirigenti perché si tratta-dicono questi ultimi-di una manifestazione non indetta dal partito.E’una questione della peggiore lana caprina e rischia di spingere il nuovo pd,quello proposto dalla segreteria Bersani ,verso un ruolo di forza passiva,solo spettatrice dei cambiamenti che potrebbero essere in arrivo.E’un ruolo che noi non possiamo condividere.Per questo ci uniamo ai blog che promuovono la protesta del 5 dicembre e ci impegnamo a essere presenti,quel giorno,alla manifestazione.
da mariopinzauti





