L’anno orribile
Dopo il moderato ottimismo recentemente distribuito ai fessi (che purtroppo nel nostro paese sono tanti) il governo è costretto a confessare che anche l’Italia è sull’orlo della voragine. Ieri il ministro dell’economia Tremonti ha ammesso,per la prima volta, che siamo “nell’anno orribile”:Ed è da ritenere che questa analisi sia condivisa dal Presidente del Consiglio, anche se questi, fino a poche settimana fa ,stimolava i suoi compatrioti a comprare, comprare, comprare senza dubbi e senza limiti. Per forza.Le piazze d’Italia sono piene di giovani e anziani che reclamano interventi che permettano loro almeno di sopravvivere. Sui giornali le cronache mondane, le interviste ai personaggi dello spettacolo trovano sempre meno spazio mentre pagine e pagine sono riempite da inchieste sui giovani senza futuro, su persone di media età rimaste senza lavoro e con poche possibilità di ritrovarlo, su pensionati che sono sulle soglie della miseria se non le hanno già oltrepassate. Rappresentano un popolo che molto prima di Tremonti ha scoperto sulla propria pelle l’arrivo dell’anno orribile e sono tanti,tantissimi,hanno composto un coro che coinvolge centinaia e centinaia di migliaia di persone e che ora anche i più duri d’orecchi come Tremonti e Berlusconi sono costretti ad ascoltare.Ma prendere atto di questa tragedia sociale,.come questi signori finalmente fanno, può servire a salvare(e solo parzialmente)la faccia,non certo a risolvere i problemi.Tremonti ha promesso futuri ricorsi a un tesoretto di cui per ora sono ignoti nome e cognome.Ma in attesa di capire quanto fumo e quanto arrosto ci sia in queste per ora vaghe promesse,un governo responsabile (sempre che esista) avrebbe il dovere di prendere in considerazione gli interventi concreti che l’opposizione sta sollecitando, ad esempio l’ assegno di disoccupazione per tutti coloro che restano senza lavoro e l’accorpamento delle tre consultazioni elettorali di giugno (europee,amministrative,referendum per l’abolizione dell’attuale legge elettorale) in modo da poter risparmiare 460 milioni di euro e spenderli a favore dei più disagiati.
da mariopinzauti
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di cheyenne il 01/1/70
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marzo 8th, 2009 at 22:48
Italo Bocchino, dopo essere stato promotore del Referendum elettorale per modificare almeno in parte il cosidetto “porcellum”, fulgido esempio di coerenza, con leggiadra marcia indietro, ha spiegato che no, non s’ha da fare nell’election day, bensì la domenica successiva.
Il motivo? Far pronunciare gli italiani sul referendum anti-casta, nello stesso giorno in cui già si recheranno alle urne per le elezioni europee e provinciali, avrebbe consentito all’erario un risparmio, ma che le esigenze di cassa devono inchinarsi all’autentica priorità: mandare in bianco la consultazione popolare.
Buttare 460 milioni di euro è delitto contro gli italiani. Un delitto all’ennesima potenza in tempi di “vacche magre” ovvero con la crisi economica che sta taglieggiando le già precarie risorse di chi fatica ad arrivare a fine mese e dei tanti che il lavoro non ce l’hanno.