libertà d'informazione

L’assalto

perso ogni pudore ( se mai l’avesse avuto) il Minzolini usa il peso del TG1 per attaccare Scalfari e il “suo partito”. E lo fa con tecniche sciatte e di antiquata fattura. Insomma le tecniche della vecchia televisione sovietica. Si trova un pretesto e poi si chiamano due fiancheggiatori esterni a confermare le tesi preconcette.
La vicenda prende il via dopo gli attacchi del presidente del Consiglio al Corsera, definito “un foglio della sinistra”. Il giorno dopo il direttore De Bortoli affida ad un fondo la sua replica. Un articolo che Scalfari giudica troppo indulgente con il capo del governo. Ieri la replica del direttore del Corriere a Marco Travaglio (che lo aveva attaccato su Il Fatto) e a Scalfari definendo il suo editoriale di domenica “ingiusto e insultante”. Occasione d’oro da cogliere al volo.
Minzolini ospita, durante il Tg1, il punto di vista dei direttori del Corsera Ferruccio De Bortoli, del Riformista Antonio Polito e di Libero Maurizio Belpietro, ma non quello del quotidiano diretto da Ezio Mauro, ne ovviamente, dello stesso Scalfari.
Operazione rozza, smaccata che porta Paolo Garimberti, presidente della Rai, a convocare Minzolini davanti al cda della Rai. Insomma l’esibizione di forza e di potere è tanto potente da non avere neanche bisogno di maschere o di un minimo di raffinatezza. E’ brutale, così come fu brutale la repressione in Tibet.
Ecco un brano di Eugenio Scalfari:

A nostro avviso una notevole parte della stampa e delle emittenti radio-televisive non sta informando i cittadini della gravità di quanto accade sotto i nostri occhi, smorza volutamente il significato dei fatti e dei comportamenti adottando il metodo così bene illustrato nei “Promessi sposi” laddove il Manzoni racconta il colloquio tra il Conte-zio e il padre generale dei Cappuccini al quale si chiedeva di trasferire in altra sede il combattivo fra Cristoforo che difendeva i poveri Renzo e Lucia dalle soperchierie di don Rodrigo. “Sopire, troncare, padre reverendo; troncare, sopire”.

Questo blog lo va dicendo da tempo e mi auguro che la rete cominci a fare sistema, si organizzi e inizi quella opposizione che nella grande stampa è affidata solo a La Repubblica e ad altri pochi giornali d’opinione.
Scalfari non ha certo bisogno della mia solidarietà ma penso sia giusto farlo comunque e invito anche i nostri lettori a manifestare in favore di Eugenio Scalfari

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ott  09
13
alle 02:11
da luca ajroldi

Ultimo commento:

di luca ajroldi il 01/1/70

@Samantha, leggo il suo commento e temo di essermi espresso male o, come direbbe il primo ministr...


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3 Commenti to “L’assalto”

  1. Samantha Pinna dice:

    Credo proprio che Scalfari non abbia bisogno della solidarietà di nessuno, considerando che parla tanto di libertà di stampa ed invece esige che sia solo lui a poter scrivere ciò che vuole e gli altri giornalisti debbano adeguarsi al suo pensiero. Perchè?
    Io ritengo che questo sia profondamente ingiusto, specialmente se chi rivendica a gran voce il diritto alla libertà di stampa, vorrebbe creare un’uniformazione mediatica. Sono fermamente convinta che fare informazione non sia semplice e, chi lo fa, dovrebbe essere consapevole di quale compito importante svolge. Sfortunatamente non sempre è così, nel senso che, pur di non abbandonare la propria ideologia politica, alcuni giornalisti preferiscono fare informazione omettendo qualcosa che, se comunicato al pubblico, potrebbe influenzarlo positivamente verso quella parte politica che a loro non piace e non perdono occasione per attaccare. Per l’informazione tutte le voci sono importanti e spetta a coloro che ne fruiscono decidere se approvano ciò che il governo o l’opposizione fa o meno; non spetta sicuramente ai giornalisti decidere come dovrà pensarla chi leggerà il loro articolo. A questo proposito mi rivengono in mente le parole che aveva utilizzato Casini dell’UDC all’inizio di settembre quando si era scatenata la polemica sulla libertà di stampa. Si sa, a Casini non piace il modo di fare giornalismo di Santoro, apertamente di sinistra, eppure disse: “Io vorrei un Paese in cui le persone come me possano continuare a dissentire da Santoro. Non un Paese nel quale si spenga la voce di Santoro.”. Così come non si deve spegnere la voce di Santoro, non si devono spegnere neppure tutte le voci che non siano quelle di Travaglio o Scalfari.

  2. mario pinzauti dice:

    Gentile Samantha,mi pare che si stiano scambiando lucciole per lanterne e oltretutto mentre,con questo tempaccio,le
    lucciole dovrebbero essere in forzato riposo.Qui non si tratta di spegnere le voci che sono in disaccordo con Santoro e Travaglio,come lei dice, ma di evitare che siano
    spente proprio le voci di Santoro,Travaglio,anche di Scalfari:come si sta purtroppo tentando di fare con i pesanti interventi del governo,del Direttore generale della Rai e purtroppo alcuni settori del mondo dell’informazione che sono diventati letteralmente la “voce del padrone”,come accade purtroppo per la maggiore testata italiana,il TG1.Colgo l’occasione di questo mio intervento per manifestare la mia solidarietà a Scalfari anche se mi sembra che si difenda egregiamente da solo!

  3. luca ajroldi dice:

    @Samantha, leggo il suo commento e temo di essermi espresso male o, come direbbe il primo ministro, di essere stato frainteso. Io condannavo i metodi del direttore del TG1 che giudico degni della vecchia Unione Sovietica. Chiamare a commentare le idee di qualcuno in sua assenza e senza dargli una opportunità di replica, in quel momento mi sembra grave. Molto grave. Ecco il perchè di una mia solidarietà non richiesta. Concludo dicendo che le parole di Casini mi trovano totalmente concorde anche se con Casini molto altro mi divide.Comunque per correttezza va detto che Pierferdinando ha parafrasato una celebre frase:” Non sono d’accordo con ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo” pronunciata dal filosofo Stephen g. Tallentyre, ed erroneamente attribuita a Voltaire.
    E mi creda Samantha, questo è il principio della libertà d stampa che ci sentiamo obbligati a proteggere.

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