Dibattiti

Niente applausi ai caduti di Kabul, ma rispettoso silenzio.

Ho aspettato che passassero i giorni del dolore e dell’emozione per scrivere due cosiderazioni su quanto questo paese non abbia una classe politica all’altezza della sua collocazione internazionale. Oggi abbiamo sepolto i sei militari italiani caduti a Kabul per un attentato terroristico. Oggi torna a farsi sentire nella politica, la voce delle viscere alimentata da meschini calcoli elettorali.
Morire per Kabul ? No grazie sembra dire Bossi che non conosce sottigliezze ma è in perfetta sintonia con la pancia del suo elettorato. Tutto questo, spero, senza rendersi conto che ognuna delle sue parole sarà pesata e sezionata dai capi talebani per decidere quando e come attaccare nuovamente i soldati italiani. E senza rendersi conto, spero, che se ci dovessero essere altri morti italiani, il loro sangue gli lorderebbe la faccia e le mani. Non si può giocare alla politica-politicante, quella che ti consente un posto in più in lista o ti da un vantaggio sull’avversario-alleato, quando in ballo ci sono persone che hanno a che fare tutti i giorni con un terrorismo che non bada al metodo o ai morti. Il paese e il Governo non glielo deve permettere. Berlusconi fiuta il vento e si barcamena. Inventa strategie, dice mezze frasi e poi se le smentisce. L’ambiguità la fa da padrona. E tutto avviene senza che ci sia una discussione seria con gli alleati sul governo Karzai e la sua rappresentatività, se otto anni di presenza militare siano serviti o meno, se gli aiuti alla popolazione siano sufficienti, se il concetto di “esportare la democrazia” non sia da rivedere in toto.
Ore di coda davanti al Celio per rendere omaggio ai caduti. Due ali di folla stamane davanti alla Basilica di S.Paolo fuori le mura dove si sono celebrati i funerali di stato. Magnifica popolazione romana piena di cuore e di passione. Ma quando imparerete che ai funerali di soldati caduti in guerra non si battono le mani ma si sta in rispettoso silenzio? I battimani sono per gli attori, per la gente di spettacolo cui si tributa l’ultimo applauso, non a un soldato caduto compiendo il suo dovere. Un’altro dei guasti di nostra signora televisione che insegna riti, le mescola e li confonde.

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set  09
21
alle 03:21
da luca ajroldi


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