Pane e libertà
Se si vuole essere critici a tutto campo non è difficile trovare difetti anche notevoli in “Pane e libertà”, lo sceneggiato televisivo di Alberto Negrin messo in onda domenica e lunedi da Rai 1 nell’orario del massimo ascolto serale. In questa biografia televisiva di Giuseppe Di Vittorio, il cafone pugliese che divenne il segretario generale del più importante sindacato italiano, la Cgil, sono poco più che sfumati ad esempio alcuni aspetti politici della storia del personaggio, ad esempio il suo rapporto, non sempre facile, con il Pci. Queste e altre lacune e anche qualche inesattezza non impediscono però allo sceneggiato di disegnare con efficacia e suggestione il ritratto di un uomo coraggioso -un eroe ,si può dire, del suo tempo- che dedicò tutta la sua vita, pagando, uno dietro l’altro, prezzi altissimi, all’ideale della giustizia e della libertà e seppe trasmettere questo ideale prima ai bracciantii della sua terra,la Puglia,sfamati con un tozzo di pane condito da poche gocce d’olio, poi a diecine e diecine di milioni di lavoratori di tutta Italia e fece del sindacato un protagonista della società,.dandogli un ruolo e una forza che prima mai aveva avuto e oggi,purtroppo,ha di nuovo perso. La dimensione e il significato dell’opera che Di Vittorio realizzò sono sintetizzati nell’’immagine a tutto schermo,,più volte ripetuta nello sceneggiato e chiaramente ispirata a “Il Quarto stato”di Pelizza da Volpedo,di una moltitudine di uomini,donne,bambini in marcia verso un intuibile sol dell’avvenire . E’un’immagine che,come tutta la storia raccontata,non solo suscita commozione ma rimette in piedi la speranza .Perchè ricorda che la forza degli ideali può vincere anche nei momenti più difficili. Quelli di ieri.E quelli di oggi . A condizione, certo, che alla guida delle moltitudini, si pongano uomini come Di Vittorio.
da mariopinzauti
Ultimo commento:
di GIOVANNI il 01/1/70
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marzo 16th, 2009 at 18:41
Penosa e perfino ridicola la prima parte col bambino ammazzato a bastonate senza motivo e senza che nessuno batta ciglio .Non esistevano in Italia ai primi del’900 polizia,carabinieri,tribunali et similia? E il prete,poi…
marzo 17th, 2009 at 12:38
La Fiction è stata bellissima!
Ha fatto conoscere la vita di una grande persona!!!!!!!!!!!!!
marzo 17th, 2009 at 12:41
Anche a me è sembrato un po’ troppo romanzato; per questo motivo, per conoscere meglio la figura storica di Di Vittorio, consiglio di leggere le testimonianze reali, le vere e proprie lettere che gli scrivevano i lavoratori, raccolte nel libro “Caro papà Di Vittorio…” da Myriam Bergamaschi.
marzo 17th, 2009 at 19:33
E’ andato in onda uno sceneggiato, una fiction per altri, incluse le “licenze poetiche”. Tutto ciò non scalfisce minimamente il valore della memoria del grande sindacalista di Giuseppe di Vittorio.
E’ noto che la scuola si ferma alla prima o seconda guerra mondiale, se tutto va ben …..
Indi, va bene il parlarne, aprire una finestra nel buco nero della storia italiana.
La ricerca dell’unità di tutti i lavoratori è un grande insegnamento ed attualissimo in questi giorni.
Giuseppe Di Vittorio è stato osteggiato da vivo proprio dal PCI che tanto amava anche perchè la sua prospettiva era un sindacato politico ma apartitico.
Mi vien da sorridere quando penso che l’accusa ad Epifani da parte di Bonanni, Angeletti & Co, sia di essere politico.
La politica è ogni attimo della giornata, qualunque scelta si compia è politica. Anche andare al mega-galattico ipermercato piuttosto che al negozietto sotto casa.
Forse è il caso di suggerire ai “critici” di riprendere il dizionario tanto caro a Di Vittorio?
marzo 17th, 2009 at 21:57
rispondo solo a Genni,con gli altri sono d’accordo.A Genni ricordo che “Pane e libertà”era una fiction,non un documentario da cui si deve pretendere l’esattezza storica.
Certamente tuttavia illustra realisticamente le drammatiche condizioni di vita dei braccianti pugliesi della fine dell’ottocento,reclutati giornalmente,pagati a ore,nutriti con un pezzo di pane bagnato con poche gocce d’olio e privi,prima di Di Vittorio,di ogni facoltà non si dice di pretendere ma nemmeno di chiedere più decenti condizioni di esistenza e di lavoro.In questa cornice episodi come quello del bambino selvaggiamente bastonato e morto in seguito alle percosse per aver detto che soffriva la fame purtroppo possono essere accaduti e possono essere restati impuniti perchè,come racconta non solo lo sceneggiato ma la storia,raramente le forze dell’ordine e la stessa chiesa si opponevano ,allora,in quei luoghi,alla prepotenza dei latifondisti.L’ironia sull’autenticità di alcuni episodi particolarmente drammatici è quindi del tutto fuori luogo .Concludo dicendo che ,a mio parere,dobbiamo essere grati alla Rai per avere adempiuto magnificamente,una volta tanto ,alla sua funzione di servizio pubblico,offrendo ai suoi spettatori un programma di grande spessore culturale.
marzo 23rd, 2009 at 10:08
Ragionando così ,se domani faccio una fiction nella quale racconto che tu hai ucciso, ad esempio, Paolo VI nessuno troverà a ridire?
marzo 28th, 2009 at 19:11
Mi rivolgo ai signori Presidi ed insegnanti di scuola media e/o superiore: Lo sceneggiato non sarebbe oggetto di studio e ricerca?