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Pro Santoro ma….

Chi ci legge sa benissimo quanto sia netta e decisa la nostra posizione sulla guerra di Gaza: orrore per l’altissimo costo di vite umane, soprattutto per quelle di centinaia di donne e bambini ma anche netta condanna delle responsabilità di Hamas, che insistentemente e provocatariamente ha soffiato sul fuoco prima dell’attacco israeliano, tanto ha fatto e continua a fare per ostacolare una tregua e , a quanto ci rivelano alcune corrispondenze giornalistiche, terrorizza e perseguita quella parte della popolazione della Striscia ritenuta,a torto o ragione, critica nei suoi confronti. Confermato e ricordato tutto questo aggiungiamo, probabilmente sorprendendo qualcuno dei nostri lettori,che non ci sentiamo di unirci ai molti che,in queste ore, sparano a zero su Michele Santoro per l’ultimo “Anno zero” dedicato , appunto, alla guerra di Gaza e caratterizzato,secondo quanto ha detto Lucia Annunziata, il principale e più autorevole ospite della trasmissione,da una faziosità anti israeliana al 99,9 per cento . Secondo noi il giudizio dell’Annunziata era purtroppo esatto. Ai tre milioni e passa d’italiani che hanno seguito “Anno zero”,e che quantitativamente rappresentano la somma dei lettori dei maggiori quotidiani italiani, è stata servita una faziosità doc. Non è però la prima volta che accade. Nel male e nel bene, nelle cause ingiuste (vedi la trasmissione dell’altra sera),come quelle giuste(vedi quando Santoro urlò in diretta a Berlusconi che non era un suo dipendente) l’aggressivo giornalista mai o quasi mai ha brillato per obiettività:per cui l’ultimo “Anno zero” era prevedibile,quasi scontato. Lo si poteva evitare togliendo a Santoro il suo amato giocattolo? No,perché quel giocattolo piace a un buon numero di spettatori e chiama pubblicità.Si poteva allora imporre a Santoro maggiore obiettività?No,perché il duro e puro Michele avrebbe rifiutato dichiarandosi inoltre vittima del potere .C’era,però-e ci potrà essere in avvenire -una sorta di uovo di Colombo per risolvere senza né morti né feriti questi problemi.Si poteva e si potrà creare già nei palinsesti,poi nell’impostazione dei singoli programmi un confine da dichiarare pubblicamente,fin dai titoli di testa,tra informazione e opinione, assicurando per la prima la più ampia obiettività possibile e dando invece alla seconda una libertà limitata solo dal rispetto della legge. Utopia? Non proprio ,visto che è attuata in alcuni grandi quotidiani di altri paesi e perfino in qualche servizio pubblico radio-tv estero.Resta da chiedersi solo quale sarebbe il gradimento personale di Santoro a questa soluzione.

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gen  09
18
alle 08:42
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di Carlo Turco il 01/1/70

Non ho visto questa trasmissione di Santoro, ne ho viste altre e vi ho trovate tante ragioni - la...


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3 Commenti to “Pro Santoro ma….”

  1. luca ajroldi dice:

    La mia posizione su questo argomento l’ho espressa quì: http://pennedigitali.libero.it/index.php/2009/annunziata-vs-santoro

  2. daland dice:

    Concordo in pieno con la proposta “uovo di colombo”.

    Santoro è bravo (bravissimo, anzi) ha un’audience che lo vuole ascoltare (e ha il diritto di farlo) porta anche business di pubblicità alla RAI… insomma: guai a chi lo tocca!

    Manca solo un particolare: una piccola scritta, da lasciare perennemente in sovrimpressione: come quella che – per fare un esempio – compare sopra il titolo del Manifesto: “quotidiano comunista”.

  3. Carlo Turco dice:

    Non ho visto questa trasmissione di Santoro, ne ho viste altre e vi ho trovate tante ragioni – la prevedibilità, soprattutto – per non seguirle regolarmente.
    Separare “informazione” da “opinione” non mi sembra tuttavia una via efficace né praticabile (dovrei aggiungere, forse, specie nel nostro paese). E’ proprio nel modo in cui si raccoglie, organizza e presenta l’”informazione” che una trasmissione può essere particolarmente manipolativa, faziosa, ecc. E questo, a onor del vero, non può essere certamente detto solo a proposito di Santoro, tutt’altro.
    A me sembra, invece, che quello che dovrebbe imporsi – soprattutto in seno alla RAI, in quanto servizio pubblico – è un codice di comportamento cui i conduttori debbano attenersi. Un codice, cioè, che impedisca qualsiasi prevaricazione degli “ospiti”, in negativo, e che obblighi al diritto di replica, in positivo, ivi incluso – quando necessario – al dovere di rettifica.
    Un codice che potrebbe essere perfezionato nel tempo: e sia amministrato indipendentemente dai politici. Con sanzioni che possono prevedere anche sospensioni temporanee o, nei casi più gravi, definitive.
    Non esiste alcuna libertà di informazione, cronaca e opinione, a mio parere, che esenti chicchessia dall’obbligo di osservare regole di comportamento proprie e specifiche della professione e del ruolo svolto, adeguatamente codificate (non generiche e interpretabili ad libitum di volta in volta). E’ così per tante professioni, non vedo perché non debba essere così anche per quella del conduttore televisivo, con il ruolo, il potere e la responsabilità che ha assunto nel mondo d’oggi.

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