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Requiem per un partito suicida

Cambia poco nella sostanza la smentita dell’affermazione che ,secondo voci peraltro molto attendibili , Fini avrebbe fatto al capezzale della moribonda An:“non entriamo nel nuovo partito per dire signorsì”. Quella frase,se confermata, poteva essere spacciata come un debole sussulto di dignità della moribonda forza politica che sta per consegnarsi,con mani e piedi legate,al partito unico che Berlusconi propone per ora al centro destra e domani,presto,se continuerà ad andargli bene, a tutti gli italiani.A qualche dirigente aennino è forse sembrata troppo,è sembrato che essa,se fosse stata resa pubblica,avrebbe irritato il padrone supremo .I colonnelli di quella che fu An e forse anche quello che fu il loro leader,Gianfranco Fini,non se la sono sentita di osare tanto.E hanno fatto bene:perché con le parole di quella dichiarazione non avrebbero sfidato Berlusconi,avrebbero solo finto di farlo, prendendo apertamente e vergognosamente per i fondelli il loro elettorato.Che senso infatti avrebbe avuto dire che essi non entravano nel partito per genuflettersi davanti a Berlusconi dopo che hanno accettato che il Presidente del Consiglio sia il loro leader vita natural durante oltretutto senza ricorrere a voti congressuali,referendum,altre forme,più o meno importanti di consultazioni popolari e dopo che essi, avevano sottoscritto,e addirittura davanti a un notaio,un accordo secondo il quale gli uomini di An avrebbero avuto nel nuovo partito, nel Governo,in Parlamento,nelle amministrazioni locali solo una minoranza,sia pur corposa,non oltre il trenta per cento, degli incarichi disponibili? Si sono condannati da soli a essere servi e succubi per sempre. Negarlo mentre il loro partito muore per suicidio sarebbe stato solo ridicolo.

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mar  09
22
alle 10:56
da mariopinzauti


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