Elezioni, Il Commento, Quirinale

Non è uno di loro

Tra le bassezze che stanno accompagnando in parallelo l’attuazione del decreto con cui il governo si è autoncesso il potere di pilotare le norme che regolano la presentazione delle liste elettorali c’è il tentativo di convincere gli italiani che quest’infamia legislativa è stata voluta non solo da Berlusconi ma anche da Napolitano. Schifani e Bossi cantano elogi del Presidente della Repubblica mai prima usciti dalle loro bocche. Gasparri, Quagliariello e Capezzone

arrivano a sostenere che la validità, anzi la bontà del decreto è comprovata dalla firma del Capo dello Stato. Evidentemente indignato più da queste grossolane e disoneste strumentalizzazioni del suo operato che dalle roventi reprimenda di Di Pietro Napolitano ha ritenuta necessaria una precisazione e l’ha resa nota rispondendo, sul sito Internet del Quirinale, a domande rivoltegli da due cittadini. In questa risposta non una sola parola conferma che ci sia stata una qualsiasi forma di consenso presidenziale al decreto, controfirmato-chiarisce il Capo dello Stato- perché in esso non erano rilevabili forme di evidente incostituzionalità e perché, quindi, la controfirma non poteva essere evitata. Il chiarimento distrugge le speculazioni del centrodestra sull’operato di Napolitano. Ed è reso anche più convincente dal fatto che nella stessa lettera il Presidente afferma che coloro che governano hanno il dovere di rispettare le funzioni e i poteri del Capo dello Stato. Il riferimento all’assedio istituzionale cui Napolitano è stato sottoposto in questi giorni non potrebbe essere più esplicito. L’arruolamento del cittadino più illustre nella banda del buco quindi non c’è stato. Al vertice del nostro disgraziato paese c’è ancora -meno male- un arbitro onesto e imparziale.

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mar  10
7
alle 09:02
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di mario pinzauti il 01/1/70

L'hanno chiarito vari giuristi,l'ha dichiarato con fermezza Scalfaro che pure,quando fu president...


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3 Commenti to “Non è uno di loro”

  1. luca ajroldi dice:

    “Non sostenibile esclusione di un candidato e della lista Pdl. Ma chi governa rispetti i poteri del capo dello Stato. Giovedì avevo bocciato la prima bozza ” Napolitano si difende così ed usa, per farlo, un modo irrituale e indiretto: il sito del Quirinale. Ma per me, la sua difesa zoppica.Primo. Se in una corsa uno dei due corridori si ferma a parlare al telefono,assume energetici e dunque viene squalificato, la corsa non è falsata e chi aveva scommesso su di lui, straccia la scommessa.Punto. Secondo. Esiste una legge del 1988 che vieta ogni decretazione in materia elettorale. Ecco perchè trovo un po’ ipocrita e farisea la risposta di Napolitano, oltre a pensare che sia anche palesemente “fasulla” Un decreto non può abrogare una legge dello stato. A fronte di regole immutate e sempre da tutti comprese, se una parte politica non le rispetta, viene esclusa. Il problema dovrà essere di quel o quei partiti, spiegare al proprio elettorato cosa è accaduto e perchè. Non deve Napolitano rimediare all’errore di una parte politica. Così smette di essere arbitro per diventare Deus ex machina. Oppure, peggio, un fragile gentiluomo che non è stato capace di sottrarsi e reagire alle pressioni di una banda di malfattori che ora usano la sua risposta per gabellare l’opinione pubblica sostenendo la bontà delle loro ragioni. A Milano, quello spudorato mentitore di Formigoni ha sostenuto che il TAR ha riconosciuto la bontà delle loro ragioni. Falso e poi ancora falso. Il TAR ha sospeso la delibera della Corte d’Appello in attesa di chiarimenti e quindi riammette la lista. Momentaneamente. Ma oggi entra in vigore il decreto salva liste e così fine dei giochi. No caro Mario, Napolitano, secondo me, poteva e doveva fare di più. Almeno smentire, a viva voce o con un messaggio o in una intervista, il reale stato della situazione in modo da stroncare tutte le strumentalizzazioni che ne sta facendo il PdL ( Partito dei Lazzaroni)

  2. NoirPink - modello Pandemonium dice:

    Concordo con Luca Ajroldi. Era sicuramente necessaria un’azione condivisa e responsabile per uscire da una situazione paradossale, ma si è scelta la strana iper-semplificata e solitaria del decreto interpretativo/distorsivo.
    Anche quando Napolitano sostiene che nessun altro ha avanzato proposte alternative, è inconcepibile: è lui l’arbitro!
    Insomma, secondo me questo decreto è un ottimo esempio di purnografia commerciale, che si può raccontare anche con un racconto intimista.

  3. mario pinzauti dice:

    L’hanno chiarito vari giuristi,l’ha dichiarato con fermezza Scalfaro che pure,quando fu presidente,si dimostrò tutt’altro che tollerante con Berlusconi:Napolitano non poteva fare altro che firmare il decreto interpetrativo.Perchè non conteneva elementi evidenti(attenzione all’aggettivo) d’incostituzionalità,perchè non c’erano problemi di copertura della spesa e perchè nessuno-le opposizioni comprese-aveva trovato un diverso possibile rimedio alla prospettiva di escludere dalla competizione elettorale nel Lazio e in Lombardia la maggiore forza politica.A denti stretti,certamente con grande sofferenza,così come aveva fatto a suo tempo con il
    lodo Alfano(poi annullato dalla Consujlta) il Capo dello Stao si è deciso così a porre la sua firma sotto il testo del provvedimento.Non era una dichiarazione di consenso,era un atto dovuto,più notarile che politico.Certo non è facile convincere che questa è la realtà dei fatti tutta la notevole massa dei cittadini che considera il decreto interpetrativo una mostruosità giuridica
    e una prepotemza politica .D’istinto o perchè guidata dalla critica passionale o addirittura faziosa l’attenzione di molti cade su quella firma.E crea disagio,se non delusione,nel rapporto,finora forte,tra il Presidente e buona parte degli italiani.Poichè Napolitano resta comunque il più importante garante della democrazia e delle regole costituzionali occorre dunque che le forze politiche più responsabili si adoperino per stemperare prima e superare poi nell’interesse di tutti. questo disagio

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