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Il voto in libera uscita
Continuano tutti a chiamarlo ” laboratorio” Puglia. Come se fosse un esperimento fatto in provetta. Come se gli scienziati della politica conoscessero il peso, la quantità , la composizione dei componenti. E invece non è più così e da un bel po di tempo. l’infedeltà , nell’elettore, è diventata la norma. Continua ad avere le sue idee ma è disponibile a votarle contro. Magari solo per punire una dirigenza imbelle. Oppure, pur di non tradire un’idea, decide di non andare più a votare. Così quei leader che continuano a parlare di “nostri elettori e nostro elettorato” , oppure, peggio, fanno le alleanze a tavolino sommando i presunti voti dell’uno e degli altri, commettono errori imperdonabili che li squalificano a vita. La Puglia, signori belli, non è un laboratorio. E’ fatta di persone che scelgono. Vendola docet. E ora che Pierferdi Casini ingolosito dalla possibilità di fare ribaltoni dopo che il grande D’Alema e i suoi scudieri hanno sfasciato tutto, offre al Cavaliere una candidata forte: Adriana Poli Bortone.
Berlusconi ci sta pensando e se dovesse decidere di buttare a mare il suo candidato e accettare l’accordo con Casini per Vendola sarebbe durissima. Se ancora oggi questi signori credono di essere i “signori delle tessere” o i gestori “del parco buoi” sta al cittadino che vota dimostrargli che sbagliano e riappropiarsi della vita politica. Infine c’è il problema dei giovani. Annoiati, anzi schifati, da ragionamenti fumosi, privi di progetto o di sbocchi concreti, stanno a guardare. C’è un solo modo di riavvicinarli alla vita politica: ridare loro una visione del futuro, un obiettivo. Possibile che la lezione di Veltroni non si riesca a comprendere? Possibile che per giochi o giochini, personalismi e vanità non si voglia capire che l’unico momento in cui migliaia di giovani si avvicinarono con entusiasmo fu quando Walter Veltroni dette loro un sogno a cui aggrapparsi?
da luca ajroldi
Le mani nelle tasche

Ci sono delle frasi che riescono bene. Suonano rotonde all’orecchio di chi ascolta e così vengono usate spesso. “Senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini” la pronunciò Berlusconi un anno fa. da quel momento è diventato uno slogan pubblicitario. Non c’è manovra, tassazione, taglio ai servizi che non sia accompagnata dal suddetto slogan. Eppure le mani nelle tasche entrano, eccome. Pensate che verrà tassata persino l’indennità di accompagnamento per i ciechi. Ovvero io ricevo dallo stato un aiuto per pagare il mio accompagnatore e mi tassano l’indennità ! E poi il capataz dei numeretti, il genietto della finanza creativa, il re dei condoni, dice sorridendo:” senza mettere le mani in tasca agli italiani”. Lo slogan ogni giorno che passa si trasforma in un insopportabile sfottò. Tagli ai comuni, ai servizi, alla scuola, alle famiglie e non mi metti le mani in tasca? Magari non direttamente, ma costringi altri a mettercele. Si chiama istigazione a delinquere. Il Presidente del Consiglio, invece, ha lanciato la sua provocazione all’Europa ribadendo la necessità di superare il vincolo del 3% nel Patto di stabilità , e di riprendere a spendere in deficit per “sostenere l’economia”. Buona fortuna è stata l’ironica risposta di Amelia Torres,portavoce del commissario agli Affari Monetari.
da luca ajroldi






