Archivi della categoria ‘Dibattiti’

Dibattiti, Notizie

Paranormal Activity, doppio horror

Dunque, che nel 2010 ci sia ancora una “commissione censura” mi lascia stupefatto. Cosa deve fare ? Chi e come deve censurare?
Poi, che Alessandra Mussolini, in qualità di presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, abbia lanciato un allarme al ministro della Cultura Sandro Bondi per vietare un film horror ai minori di 18 anni mi lascia basito. Ma siamo ancora a questo ? Qualcuno, eletto da noi, decide cosa dobbiamo o non dobbiamo vedere ? Ma, sbaglio, o stiamo correndo all’indietro e tra poco torneremo ai tempi del Papa-Re ? Infine, domanda ingenua, mi chiedo cosa ci stiano a fare i genitori. Se tutta la loro partecipazione alla vita dei figli, alla loro educazione, sviluppo e crescita si debba limitare al frigorifero pieno di merendine al latte e ai pavimenti lavati con l’igienizzante, allora siamo ridotti veramente male. Se un filmetto fatto, dicono, da un giovane sconosciuto, con la infima cifra di 15 mila dollari (cifra che mi lascia veramente perplesso) ma pubblicizzato a raffica in tv e sui giornali con cifre ben più consistenti possa essere portatore di “attacchi di panico e problemi psicologici” ai giovani che lo vanno a vedere mi sembra quasi ridicolo. Anche il Codacons si è prontamente accodato nella nobile battaglia per salvaguardare le ignare menti dei nostri giovani ( che poi, a ben vedere, su you tube pubblicano di molto peggio e di molto più pericoloso, di più razzista e xenofobo). I giornali riprendono la “querelle” tanto da fare ulteriore pubblicità al film aumentando la curiosità per una ( giuro) cretinata di video. Tanto da farmi venire il sospetto che la Mussolini, il Codacons e altri parrucconi siano in realtà (ignari ?) strumenti di un’abile campagna di marketing.

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feb  10
8
alle 04:11
da luca ajroldi

Berlusconi, Dibattiti, governo

Quadratura del cerchio mancata

Berlusconi era partito per il Medio Oriente annunciando che , grazie a lui, un problema mondiale vecchio di sessant’anni, quello dei rapporti tra paesi arabi e Israele sarebbe stato avviato a soluzione e che egli, di conseguenza, ai molti prodigi messi secondo lui in cassa avrebbe aggiunto quello di una sorta di quadratura del cerchio di portata internazionale. A conti fatti, a viaggio finito, l’obiettivo non sembra però raggiunto. A Israele Berlusconi, prodigo di elogi nei confronti dello stato ebraico, è stato accolto come un grande amico. Gli entusiasmi israeliani nei suoi confronti si sono però notevolmente raffreddati quando il nostro premier si è spostato nei territori posti sotto controllo dell’autorità palestinese e ha paragonato la tragedia dell’Olocausto, lo sterminio di 6 milioni di ebrei da parte dei nazisti, a quello delle vittime dei bombardamenti effettuati su Gaza dall’esercito dello stato ebraico. Il paragone non è piaciuto, per opposti motivi, neppure al presidente palestinese Abu Mazen. Il quale meno che mai ha apprezzato il fatto che il nostro Presidente del Consiglio, rispondendo a un giornalista, abbia detto di non aver notato il muro israeliano che isola la città di Betlemme da lui visitata. Nessuno infine, né tra i dirigenti israeliani, né tra quelli palestinesi, neppure negli ambienti della Presidenza del Consiglio italiana ha rilevato il minimo segnale di speranza nelle prospettive di pace per il Medio Oriente dopo i tre giorni della visita di Berlusconi. Tale visita, come unico effetto visibile, ha finora prodotto un notevole inasprimento nei nostri rapporti con l’Iran, che, preso atto di quanto ha detto e fatto il nostro primo ministro nei suoi incontri con i dirigenti israeliani e palestinesi, ha affermato che ormai è chiaro, senza ombra di dubbi, che “il governo italiano è servo d’Israele”. Meno male (per se stesso, purtroppo non per noi) che Berlusconi riesce ad incantare ancora in Italia, paese dove, almeno per lui, la quadratura del cerchio resta (speriamo non per molto) tutt’ora possibile.

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feb  10
5
alle 11:47
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di L'Iran reagisce alle parole del Premier | speciale in Liquida il 01/1/70

[...] Quadratura del cerchio mancata [...]

Dibattiti, partito democratico

L’estinzione degli eroi

Ci penseremmo non una ma un milione di volte prima di dichiararci certi che con Prodi candidato il centrosinistra avrebbe riconquistato la poltrona di sindaco di Bologna. Lo stesso Professore, come i bolognesi chiamano l’ex capo del governo, prima di pronunciarsi per il no ha realisticamente fatto notare che i molti, calorosi attestati di stima e d’incoraggiamento ricevuti in questi giorni non rappresentano un plebiscito della cittadinanza a suo favore dato che i critici e gli agnostici -gente che non telefona e non scrive- non sono calcolabili, per cui in teoria potrebbero essere altrettanto se non più numerosi dei sostenitori. Tra l’altro il fatto che Delbono, il sindaco dimissionario, fosse notoriamente un suo protetto non poteva che alimentare i dubbi di Prodi e di molti altri, noi compresi, sulla certezza della vittoria dell’ex Presidente del Consiglio. Detto con franchezza tutto questo aggiungiamo che il no di Prodi è per noi-e forse non solo per noi-motivo di profondo dispiacere. Uscire dal ritiro dorato in cui ora vive per affrontare un’impresa che era di esito incerto e che comunque avrebbe avuto il prezzo di un’enorme tensione sarebbe stato per Prodi un gesto di grande coraggio considerate le dure prove inflittegli non solo da Berlusconi ma anche dai suoi alleati e perfino da uomini di vertice del pd in più d’un’occasione, tra l’altro col siluramento dei suoi governi nel 1998 e nel 2007. Sarebbe stato addirittura un atto di eroismo. E come tale avrebbe riportato lo stimolante vento della speranza tra le desolate armate dell’elettorato di centrosinistra. Purtroppo questo atto Prodi non si è sentito di compierlo. Forse dopo aver raggiunto la convinzione che nel pd, nel centro-sinistra in generale, l’eroismo si è ormai estinto: eccettuato forse-o almeno ce lo auguriamo-tra una parte almeno degli elettori.

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feb  10
2
alle 06:15
da mariopinzauti

Sulla graticola, governo

Un’altra pessima figura di Sacconi

Quanto avevano fatto e detto Maurizio Sacconi, cosiddetto ministro del cosiddetto welfare, e i molti (troppi) telegiornali che sono diventati voci del governo, per convincerci che i numeri della disoccupazione italiana erano meno preoccupanti di quelli rilevati negli altri paesi europei e che quindi, a proposito della situazione del lavoro in Italia, si potevano dormire sonni relativamente tranquilli. Passate poche ore da queste belle ma purtroppo infondate rassicurazioni sono però arrivati altri numeri e altre valutazioni che smentiscono Sacconi e i suoi corrispondenti giornalistici. Questi numeri e queste valutazioni che vengono da due fonti , sia dai sindacati che dalla Confindustria e che, anche per questo sono difficilmente confutabili, dimostrano che Sacconi nei suoi conteggi ha dimostrato una straordinaria debolezza in matematica oppure un’altrettanto straordinaria disonestà politica perché, involontariamente o meno (il meno secondo noi è più attendibile) non ha inserito nel totale dei disoccupati i cassintegrati, persone che, pur ricevendo un soccorso economico dallo stato, senza lavoro restano. Considerando anche la loro situazione il numero dei disoccupati sale infatti al 10,1 per cento (dall’8,5 per cento annunciato quasi trionfalmente dal ministro),supera la media dell’Unione Euopea(10 per cento) e porta la quantità dei senza lavoro italiani a livelli che hanno precedenti solo in quelli dell’immediato dopoguerra.Se si poi considera un particolare,quello dei disoccupati tra i giovani tra i 15 e i 24 anni,si arriva a una quota,il 26,2 per cento, di molto superiore a quella della gran parte dei paesi dell’Unione. E balza così in primissimo piano un motivo in più per dire che cantando una mezza vittoria in tema di disoccupazione, come ha fatto con il supporto di mezzi d’informazione al servizio del potere, Sacconi ha aggiunto un’altra pessima figura alle moltissime che già riempiono il suo curriculum di ex socialista divenuto servitore, in certe circostanze tra i più abietti (si ricordi ad esempio il suo comportamento nella fase finale del caso Englaro) di Silvio Berlusconi

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gen  10
30
alle 09:10
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di Damiano il 01/1/70

Che figura di ....! Non voglio essere volgare ma tra Sacconi e Bertolaso (che fa peggio) siamo di...

Cosche, Dibattiti

Tutto fumo e pochissimo ( anzi niente) arrosto

“La Confesercenti ha presentato il rapporto Sos Impresa secondo il quale il fatturato della mafia, nel 2009, ammonta a circa 135 miliardi di euro, e il Ministro Maroni presenta al CdM a Reggio Calabria le sue soluzioni al problema, fatte di provvedimenti assolutamente insoddisfacenti” afferma il deputato europeo dell’IdV e Presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia Sonia Alfano. “Il sequestro dei beni è una pratica utile, ma il merito delle confische è di magistrati e forze dell’ordine, non del Governo – prosegue la Alfano – che sta presentando e approvando delle leggi, a cominciare dallo scudo fiscale per finire con la messa all’asta degli stessi beni sequestrati ai boss, che legittimano l’operato delle organizzazioni criminali. Giorno dopo giorno – sottolinea Sonia Alfano – questo esecutivo sta dimostrando, con le sue proposte e i suoi attacchi alla magistratura, che la lotta alla mafia non è una priorità, e sta distruggendo tutto quello per cui i martiri di questo Paese hanno versato il proprio sangue. Dovrebbe chiedersi, il Premier, che oggi ha vantato promesse mantenute, come mai la magistratura è in rivolta e diserterà l’aula durante l’intervento del Governo all’inaugurazione dell’anno giudiziario. In un Paese civile queste cose non succedono. Berlusconi oggi ha dichiarato che con una riduzione di immigrati ci sarebbe anche una riduzione dei reati; questo concetto serve esclusivamente ad alimentare un clima di odio, le sue parole incitano al razzismo. Non dia la colpa agli immigrati se l’Italia è in mano alle mafie e alla criminalità. Lui – conclude – ha la cittadinanza italiana, eppure ha una miriade di processi in corso e si sottrae puntualmente alla giustizia, penalizzando il Paese in modo irreversibile”.

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gen  10
28
alle 05:15
da luca ajroldi

Dibattiti

Controcorrente ma non a casa sua

Intervistato ieri da Lucia Annunziata per il programma tv “ in mezz’ora” e successivamente da Alessandro Gaeta per il tg1, Guido Bertolaso,responsabile della *Protezione Civile italiana,ha dato un giudizio totalmente negativo sull’insieme dei programmi internazionali di soccorso ai terremotati di Haiti.Raggiunto da telecamere e microfoni della Rai mentre,per incarico del nostro governo,sta compiendo un sopralluogo nell’isola terremotata ,ha sentenziato che è tutto da rifare,anzi,peggio,da cominciare a fare nell’organizzazione degli aiuti.Le critiche più precise e più dure Bertolaso le ha rivolte all’ONU e agli Stati Uniti,tutte due,secondo lui colpevoli,ma gli americani un po’di più,di avere letteralmente sprecato l’ ingente quantità di uomini e mezzi messi in campo impiegandoli senza raggiungere risultati apprezzabili soprattutto a causa della totale assenza di un centro di comando,di un capo,in grado di coordinare l’impiego delle energie disponibili.Di fronte ad affermazioni di questo genere Lucia Annunziata non ha saputo-e forse voluto-evitare una domanda: “potrebbe essere lei questo capo,quest’uomo in grado di prendere in mano l’organizzazione degli aiuti e di riparare rapidamente a tutti i disastri finora verificatisi?”La secca risposta di Bertolaso è stata la seguente:”per carità,lo sapete,io sono un uomo che va sempre controcorrente”.Per la verità noi-ricordando i suoi prodigi italiani,in gran parte realizzati al fianco di Berlusconi-non lo sapevamo.E probabilmente non lo sapevano neppure gli americani e i massimi dirigenti dell’ONU.Questo potrebbe spiegare perché finora almeno Guido Bertolaso non è stato nominato responsabile mondiale degli aiuti ad Haiti.

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gen  10
24
alle 11:36
da mariopinzauti

Berlusconi, Sulla graticola

160 anni dopo

Da quando Marx disse-e scrisse-che la proprietà è un furto sono trascorsi 160 anni. Da allora n’è passata di acqua sotto i ponti e ne sono entrate e uscite d’idee nella mente degli uomini. Oggi la proprietà non è più considerata furto anche nei paesi del comunismo postcomunista, leggi Cina e Vietnam, dove anzi s’incitano i cittadini a darsi da fare per arricchirsi. In questi paesi come in quelli del capitalismo dichiarato, scritto in fronte del potere, si ritiene tuttavia di cattivo, pessimo gusto, sbattere in faccia al pubblico l’eccesso di proprietà, la maxiricchezza e tanto più nei momenti di particolare sofferenza e difficoltà. Fa naturalmente un’eccezione l’Italia, dove da quasi sedici anni domina un’eccezione: Berlusconi. Proprio nei giorni in cui tutto il mondo piange la tragedia di Haiti, un paese povero reso miserabile dal terremoto e mentre nella stessa Italia il bisogno è entrato in casa di tanti-come conferma la cifra di 2 milioni e 600.000 disoccupati resa nota della Banca Italia-che cosa fa l’uomo più potente e più ricco del nostro paese? Va a Venezia a cercare casa, lui che di case ne ha già abbastanza da ospitare qualche centinaio di persone, ad esempio le sette ville in Sardegna, quelle nei Carabi, a Porto Fino , i palazzi e gli appartamenti romani. E poiché non è-potendoselo permettere- uomo di bocca buona non sceglie il monocamera con servizi ma un palazzo, un altro palazzo, e dei più belli, e storici, di quelli che le guide indicano all’ammirazione dei turisti. Si tratta di Palazzo Pisani, una dimora del ‘400 con diecine di stanze, posta nientedimeno che sul Canal Grande. Prezzo? Tale probabilmente da mandare in tilt la calcolatrice. Ma Berlusconi ,che è accompagnato dai fidi Letta e Ghedini, non se ne preoccupa, dice che la cosa gli interessa, anche se naturalmente si riserva di pensarci. Mentre lo sta facendo chissà se faranno qualche riflessione i cittadini-purtroppo finora tanti- che votano per lui, incuranti delle licenze che il premier si prende in fatto di maximaxi proprietà e tanto altro.

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gen  10
17
alle 07:16
da mariopinzauti

Dibattiti, immigrati

E se arrivasse il giorno zero ?

Nel corso di “Anno zero” di ieri sera, dedicato ai fatti di Rosarno, una bella signora dalla pelle scura, che è in Italia da 24 anni ma ancora non è riuscita a regolarizzare la sua posizione, ha ricordato che varie organizzazioni stanno muovendosi per proclamare il primo marzo uno sciopero di ventiquattro ore di tutti gli immigrati presenti nel nostro paese. Non ci sentiamo di prevedere se il progetto andrà in porto e, se eventualmente ci riuscisse, in quale misura. La maggiorparte degli immigrati che si trovano nel nostro paese non hanno dietro di loro organizzazioni di massa e il progetto dello sciopero dovrebbe andare avanti soprattutto grazie a un passa parola, strumento di comunicazione di cui è impossibile a priori valutare l’efficacia. Nell’ipotesi che esso in una certa misura funzioni e abbia-altra ipotesi-il sostegno, almeno nella diffusione delle notizie, di un certo numero di mezzi di comunicazione di massa e il paese si trovi così di fronte, per la prima volta, alla protesta-sotto forma di astensione dal lavoro per un giorno- di un buon numero di extracomunitari, bisognerà mettere in conto conseguenze negative non da poco per un buon numero di nostri connazionali. Come ha ricordato Travaglio sempre ad “Anno zero” se a questo si arrivasse il danno non si limiterebbe agli agrumi non raccolti nella piana di Gioia Tauro, in migliaia di cascine della Bassa Padana diecine di migliaia di mucche da latte non verrebbero munte, numerose fabbriche nel Nord Est dovrebbero sospendere ogni forma di produzione, parecchi ospedali, in ogni regione, si troverebbero a corto di personale compresi i reparti-come i pronti soccorsi-dove l’attività è non stop, centinaia di migliaia di anziani sarebbero privati dell’assistenza dei badanti. Sarebbe, per dirla parafrasando il titolo della trasmissione di Santoro, un vero “giorno zero”, con danni notevoli all’economia e sofferenze gravi per tanti italiani dalla pelle bianca. Quali rimedi proporrebbero, se a questo giorno drammatico si arrivasse, i nemici pubblici numero uno degli immigrati, cioè Bossi e i suoi? Forse un ricorso alle migliaia di fucilieri in pectore che il leader della Lega da molti anni ogni tanto evoca come risorsa sempre disponibile a intervenire, su sua chiamata, per risolvere le sofferenze del Nord? Chissà. Certo, ammesso che sia mai esistito, l’esercito di Bossi, proprio come i soldati della fortezza del “Deserto dei Tartari”di Buzzati, sarà ormai diventato un’armata di vecchi barbogi, dotati di fucili arrugginiti e con una voglia di andare, sia pure per un giorno a pulire il sedere agli invalidi e agli ammalati che sicuramente, come per miracolo, li trasformerebbe in strenui difensori dei diritti degli immigrati.

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gen  10
15
alle 01:21
da mariopinzauti

Dibattiti, immigrati

A Rosarno l’ordine è tornato, la giustizia no

Con una fulminea rapidità, nella maggior parte dei casi possibile solo nei regimi totalitari, a Rosarno l’ordine è tornato. La giustizia no. Anzi ha fatto un passo indietro lasciando un’impronta d’infamia: che coinvolge non solo Rosarno e la Calabria ma l’intero nostro paese.Tutti gli immigrati, i clandestini e i regolari, i coinvolti nei disordini e quelli che hanno rifiutato di parteciparvi, sono stati costretti a lasciare la zona o meglio, come ha detto il parroco della cittadina parlando ai fedeli durante la messa domenicale, ”sono stati cacciati”. E una parte di loro, come ha denunciato Laura Boldrini, responsabile dell’organizzazione dell’Onu che si occupa d’immigrati, senza aver ricevuto neppure le poche centinaia o diecine di euro loro dovuti per le ultime settimane di lavoro di raccolta di arance e mandarini. Ruspe e altri mezzi stanno letteralmente distruggendo i miserabili rifugi, a cominciare dall’ex oleificio, dove alcune migliaia di disperati hanno vissuto senza acqua, luce elettrica, gabinetti, conducendo-come notò già l’anno scorso la BBC in un servizio dedicato a questi disperati – “un’esistenza da animali”. Nel giro di pochi giorni a Rosarno si cancellerà ogni traccia delle diverse migliaia di immigrati che per alcuni anni hanno hanno accettato di svolgere un lavoro che gli italiani rifiutavano, quello della raccolta dei rinomatissimi agrumi della zona, per paghe che gli italiani non accettavano (venti-venticinque euro lordi al giorno, di cui incassavano solo 15-16 euro perché il resto andava a “caporali”e autisti), contribuendo al benessere degli italiani che nel rosarnese e dintorni vivono dei proventi dell’agricoltura. Nessuno, nelle stanze dei grandi poteri romani, in questi anni si à accorto di loro. Sono stati scoperti solo quando, qualche giorno fa, la loro rabbia è esplosa, degenerando in atti di violenza, dopo che gruppi razzisti, forse istigati dalla “ndrangheta”, avevano aggrediti alcuni di loro. Solo allora ci si è resi conto che esisteva un enorme problema e che occorreva e subito una soluzione. Poiché, come ha ricordato ieri il Papa, gli immigrati “hanno gli stessi diritti di tutti”, questa soluzione avrebbe potuto finalmente essere realizzata ridando condizione umana agli immigrati- animali di Rosarno. Si è preferito invece umiliarli ulteriormente, ridurli alla condizione di animali randagi. Non senza però gradevoli effetti collaterali politici: come hanno confermato gli elogi alla Lega e al suo superministro Maroni raccolti dagli inviati dei giornali tra i facinorosi che a Rosarno in questi giorni si sono distinti nella caccia al negro.

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gen  10
10
alle 07:45
da mariopinzauti

Dibattiti, Elezioni, Giravolte

Elezioni regionali: più faide che politica

La cartina di tornasole di quanto sia in affanno, di quanto sia in stato confusionale la politica ( tutta la politica) viene dalle candidature a queste prossime elezioni regionali.
Lasciamo da parte il PdL, che in questo momento ci interessa di meno, per guardare con più attenzione nel PD e nel centro sinistra ( senza trattino) in generale.
Campania, Lazio, Calabria, Puglia. Tutti casi emblematici. Tutte situazioni in cui vecchia politica, vecchi schemi, vecchi veti tutti interni ai partiti e alle persone, si intrecciano e mostrano il peggio di se. Incuranti dei progetti, incuranti dell’opinione pubblica, incuranti dell’interesse collettivo, si affrontano a colpi di spingarda o di fioretto sui nomi, non sui programmi. Non in piazza ma nelle stanze delle segreterie in quelle famose riunioni, nei tavoli, per decidere alleanze e schieramenti. Era quello che volevamo? Era questa la richiesta che arrivava forte dalle piazze? Era questo lo scopo delle primarie? Nome contro nome, corrente contro corrente, cordata contro cordata? Oppure chiedevamo altro?
Forse noi cittadini non siamo in grado di capire le difficoltà di una classe politica provinciale e impreparata, messa brutalmente a nudo da una trasformazione sociale inarrestabile. Forse. Quello che è certo è che la politica ci continua a considerare ” il parco buoi” a cui chiedere il voto e il sostegno per i “suoi” giochi e non nel nostro interesse. Una politica che fa ancora riferimento a ideologie e non ai bisogni del paese. Come giudicare, se non con questo metro, la candidatura Vendola/Boccia in Puglia o la minaccia della Binetti di lasciare il PD qualora il partito appoggiasse una candidatura Bonino ? E ancora, che ne dite della Campania dove va all’aria la trattativa per la riipicca di IdV e Vendola nei confronti del PD campano? E dell’UdC di Casini cosa vogliamo dire? In perfetto stile democristiano esercita la politica delle alleanze ” dove mi conviene di più e dove riesco a condizionare meglio”. No, non volevamo questo quando è nato il PD, quando abbiamo fatto la fila per votare alle primarie, quando abbiamo scelto il segretario.

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gen  10
7
alle 02:14
da luca ajroldi