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violenza politica

E riprende la semina dell’odio

Al termine della sua degenza al San Raffaele di Milano il premier ha dichiarato di sentirsi forte ma preoccupato per le sorti del paese. Siamo soddisfatti-e certamente lo è la gran parte degli italiani-per le parole dette da Berlusconi sulle sue condizioni fisiche e psicologiche e condividiamo quanto ha detto a proposito di preoccupazioni per le sorti del paese, pur guardando a situazioni diverse da quelle che turbano il Cavaliere. Questo perché a tre giorni dall’aggressione di Milano cominciamo a vedere le corde degli appelli alla pacificazione nazionale che si levano da varie forze politiche ma con toni particolarmente accorati da parte della maggioranza e del governo. Ieri, alla Camera, il capogruppo del pdl , Cicchitto, ha pronunciato un intervento da crociata,anzi da guerra santa,polemizzando pesantemente con Di Pietro,accusando “La Repubblica” e il giornalista Marco Travaglio di “Anno zero”di avere costituito “un network dell’odio”,criminalizzando infine la magistratura parlando di un “cancro giudiziario”che sta tentando di affossare la seconda repubblica dopo aver “affossato la prima”.A poche ore di distanza da questo attacco che ha investito,per la prima volta,perfino i giudici di “Mani Pulite”,quelli che arrestarono e condannarono Craxi,la maggioranza si è resa responsabile di un atto di prepotenza che il Presidente della Camera,Fini,ha definito “deprecabile”:il ricorso alla fiducia per il voto sulla Finanziaria,cioè la negazione di un dibattito parlamentare su un atto fondamentale dell’amministrazione dello stato.Dunque Berlusconi era ancora al San Raffaele e i suoi luogotenenti già mettevano in chiaro che per pacificazione intendevano distruzione e umiliazione dell’opposizione e riprendevano così,con più arroganza di prima,la semina di quell’odio che ha avuto,tra i suoi frutti negativi,il gesto sconsiderato di Tartaglia.

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dic  09
16
alle 06:08
da mariopinzauti

violenza politica

Dedicato a tutti coloro che non hanno gli occhi foderati di prosciutto

Contrariamente a quanto speravamo noi, e certamente anche molti italiani, Berlusconi almeno finora non è stato folgorato sulla via dell’ospedale San Raffaele e lo stesso è accaduto ai suoi collaboratori. Anzi. Finora questi signori non hanno capito e tanto meno ammesso che l’aggressione di Milano dimostrava l’esigenza e l’urgenza assolute di por fine a crociate che se esasperate, come stava avvenendo, come le stesse parole e i toni del discorso di Berlusconi in piazza del Duomo avevano confermato, potevano degenerare in gesti inconsulti da parte di squilibrati o esaltati. Il premier ha invece reagito proclamando stupore e incredulità mentre i suoi pretoriani, non frenati dai sedativi che i medici somministrano al Cavaliere, hanno scatenato un’aggressione polemica che non si sa dove potrà arrivare ma certamente è già andata troppo lontano, non soltanto condannando Di Pietro e la Bindi, i soli che hanno difeso la verità-e cioè che la destra, con il suo capo in testa, con parole e fatti ha contribuito, e non poco, a diffondere un clima d’odio nella politica italiana- ma giungendo a insinuare che Casini, Fini, due pubblici ministeri (Spataro e Ingroia) avevano assunto posizioni che inducevano a sospettarli di essere i mandanti dello sciagurato gesto di Tartaglia. Il nostro augurio era che questo gesto, condannabile ed esecrabile, potesse almeno servire ad aprire gli occhi di Berlusconi e dei suoi cortigiani, a consigliarli a por fine, nel loro stesso interesse, oltre che in quello del paese, alla concezione monarchica del potere, agli attacchi al Capo dello Stato, alla magistratura, alla negazione di una delle fondamenta di ogni democrazia, cioè l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, al rifiuto di ogni dialogo costruttivo con l’opposizione. Finora, a due giorni dall’episodio di Milano , niente di tutto questo avviene. Finora-come tutti coloro che non hanno gli occhi foderati di prosciutto possono constatare-nel centro destra, mentre Berlusconi tace, negli ambienti governativi, quelli di Palazzo Chigi compresi si chiede agli altri di impegnarsi per la pace ma si lavora per scatenare il proseguimento e l’ incattivimento della crociata dell’odio, evidentemente incuranti di altre possibili conseguenze.

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dic  09
15
alle 08:19
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di mario pinzauti il 01/1/70

è un gioco che troviamo di pessimo gusto;e che,come tale,respingiamo al mittente

violenza politica

La scuola della violenza

Di Pietro non è ricorso certo alle perifrasi quando ha commentato, a caldo, il gesto di violenza di cui è stato vittima, a Milano, Silvio Berlusconi . Pur deplorando l’atto, ha espresso infatti l’opinione che esso sia stato favorito dal clima di tensione che lo stesso premier ha contribuito a creare. Nessuno, compresi il pd e gli organizzatori del nobday del 5 dicembre, ha dichiarato di condividere. questa valutazione. Tuttavia non c’è dubbio che essa fotografi un’indiscutibile ricostruzione di fatti che tutti –sinistra, destra, centro, altre forze politiche e sociali- avrebbero il dovere di considerare se davvero vogliono impegnarsi per evitare che l’aggressione al Presidente di Consiglio sia solo il punto di partenza di una più diffusa e grave spirale di violenza. Da oltre un anno, da quando Berlusconi è tornato al potere sospinto dalla forza di una maggioranza parlamentare ottenuta con una legge definita “porcellum dal suo stesso autore, il confronto politico è progressivamente degenerato in esercizio sempre più frequente, fino a diventare permanente, di un potere che umilia le funzioni del Parlamento, affianca alle leggi cui tutti i cittadini devono rispondere una serie di leggi fatte per tutelare i privilegi di una sola persona, disconosce, o riduce a pura apparenza, quanto , secondo la Costituzione, è di competenza del Capo dello Stato, della Corte Costituzionale, della magistratura, riduce la libertà d’informazione in spazi minimi, fa della polemica con l’avversario politico un esercizio quotidiano d’insulti di minacce. E’un quadro in cui democrazia, dialogo, rispetto reciproco perdono ogni giorno di più di significato e in cui la reazione irrazionale,provocata dalla rabbia, dall’insofferenza, dalla disperazione può naturalmente cominciare a trovare consensi. Chissà se n ‘é reso conto Berlusconi dopo l’aggressione subita ieri sera a Milano. E chissà se se ne rendono conto coloro che se la prendono con Di Pietro per la sua diagnosi che è cruda, spietata, difficile ad accettare ma purtroppo è rappresentazione del dramma italiano.

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dic  09
14
alle 09:24
da mariopinzauti