Archivi della categoria ‘Partiti’
La canaglia doc
“Bisogna impedire di ridare improvvisamente voce alla canaglia che ha cercato di annichilire questa nostra Italia”. Le parole sopra riportate tra virgolette sono state dette da un autorevole membro dell’attuale governo, da colui che rappresenta l’Italia nelle sedi internazionali. Vale a dire il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, iI quale le ha usate per controbattere con una finora inedita furia polemica alle obiezioni espresse da chi si oppone con decisione alla ventilata trasformazione delle commemorazioni per il decennale della morte di Craxi in una totale, apologetica riabilitazione, quasi una santificazione del leader del psi. Tra costoro vi sono il leader dell’idv Antonio Di Pietro e i magistrati del pool di “mani pulite” di Milano, colpevoli di aver prima incriminato poi condannato Bettino Craxi per gravi atti di corruzione di cui nessuno è riuscito mai a dimostrare l’inesistenza ma ora sono rappresentati non da un comune cittadino, neppure da un giornalista fazioso ma da un autorevole uomo di governo come canaglieschi tentativi per “annichilire questa nostra Italia”. Neppure Berlusconi era mai arrivato a tanto nei suoi attacchi alla cosiddetta magistratura rossa di ieri e a quella di oggi. Se accade è evidente che la commemorazione di Craxi non è vista dal centrodestra, e dal suo leader in particolare , solo come l’occasione per tentare di lavare la memoria del leader del psi dalle molte macchie che hanno infangato gli ultimi anni della sua carriera politica ma anche come un momento opportuno per spingere verso l’angolo una magistratura che ancora oggi, nonostante le leggi ad personam già attuate o in preparazione, si ostina a occuparsi dei panni sporchi del premier. Ed è significativo che per questo basso servizio ci si affidi a Frattini, autore della cosiddetta legge sul conflitto d’interessi che ha tutelato e tutela solo gli interessi di Berlusconi: vale a dire una canaglia doc.
da mariopinzauti
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di Ivaldo il 01/1/70
Il Partito dell’Amore: nascita di uno slogan
Un tempo, in redazione, per prendere in giro una bravissima e carissima collega le dicevo, immancabilmente, tutte le mattine: “hai letto l’Unita? Ti ha dato la linea? Ora sai cosa devi dire e quali posizioni prendere?”. Riuscivo sempre a farla arrabbiare. Finchè non accettò lo scherzo e da donna ironica e intelligente, mi rovesciò la provocazione. Bene. Leggendo o ascoltando i discorsi del Cavaliere e dei suoi corifei oggi, mi torna subito in mente l’espressione” portare il cervello all’ammasso”. E’ fuor di dubbio che l’Uomo, l’egoarca come lo chiama D’Avanzo, sia un grande venditore. Lui vende sogni, speranze, illusioni, oggetti, case, abbonamenti tv. Qualunque campo dello scibile umano per lui si trasforma in occasione di vendita. Certo, per le sue campagne pubblicitarie usa ben 6 canali televisivi, un numero imprecisato di giornali, giornalisti,consulenti, sub-venditori, adepti, conversi,nostalgici e tutti quelli che vogliono essere nella squadra del “prodotto vincente”, quello in testa alle vendite. Il N° 1 insomma.
La sua ossessione è quella di tirare fuori lo slogan vincente, il gesto che si tramuta in simbolo. E come ogni grande venditore sa perfettamente che l’invenzione va costantemente rinnovata senza lasciargli il tempo di invecchiare. Dopo lo slogan ” non metteremo le mani in tasca agli italiani” ( che sta mostrando la corda) cambia nome al suo partito: da Forza Italia ( ormai obsoleto) diventa Partito delle Libertà. Oggi, dopo l’aggressione subita dallo sciagurato Tartaglia, lancia il Partito dell’Amore contro,ovviamente, il Partito dell’Odio. Interpreti principali e appassionati il solito Bondi e il Presidente del Senato,Schifani. Interpreti di seconda fila, ma esagitati, Cicchitto e Capezzone. Secondo indiscrezioni di Palazzo sembra che ai due sia stato detto di darsi una calmata: stavano esagerando.
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da luca ajroldi
Fini pensa al futuro.Prossimo
C’è gente che pagherebbe per sapere come intende procedere Gianfranco Fini. Berlusconi in testa. Ma il Presidente della Camera non fa neanche intravedere quello che gli ronza nella mente. Diciamo che l’obiettivo è chiarissimo. Gianfranco è bell’e stufo di essere l’eterno secono. Ha capito perfettamente che non ci sarà mai successione ne investitura. Oltretutto con un Cav. come quello, non si va da nessuna parte. O sei lacchè o sei fuori. E allora vediamo i calcoli di Fini e le ipotesi possibili. La PdL alla fine politica di Berlusconi si scioglie come cera. Casini e “cicciobello” sono pronti a raccogliere un po di reduci frastornati. La Lega? Prosegue da sola a meno che non si rinnovi un accordo con Fini. Improbabile ma possibile. Il centro-destra originale (rotondi,lombardo,forza italia) potrebbe andare sotto le bandiere di Fini ma senza l’accordo con la Lega non ci sarebbero i numeri per avere una maggioranza. Infatti la destra, non sentendosi rappresentata, farebbe nascere una nuova formazione. I timonieri, o almeno i presunti tali, abbondano.
Fini ha capito perfettamente e da tempo, che l’Italia è moderata, moderatamente antifascista, tiepidamente europea ma fortemente europeista se si tratta di accedere ai fondi comunitari. Dunque numeri consistenti per una PdL ridimensionata ma non sicuramente vincente. A meno che la Lega, ormai abituata alla stanza dei bottoni, pur di non perderla, decida di accettare il gioco delle alleanze. Se così dovesse essere la traversata del deserto per il PD si allungherebbe a dismisura. Dieci, forse dodici anni di opposizione. Se invece la Lega decide di fare da sola allora la partita si può giocare. Il PD avrebbe delle possibilità e, forse ma solo forse, Bersani potrebbe essere la persona giusta.
da luca ajroldi
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di luca ajroldi il 01/1/70
Rutelli e l’Alleanza
Credo, anzi ne sono sicuro, che l’uscita di Rutelli dal PD debba essere analizzata in modo più approfondito e meno giornalistico. Alleanza per l’Italia, il suo nuovo partito, si porta dentro alcuni “pezzi pregiati” del PD come Linda Lanzillotta su tutti. Per quanto io personalmente sia propenso a pensare tutto il male possibile di “cicciobello”, per le sue giravolte, per i suoi cambi di rotta, per le sue conversioni sulla via di Damasco, per la sua straordinaria capacità di apparire e la totale assenza di essere, temo però che questa volta l’animale politico abbia fiutato l’odore di muffa e di stantio che emana dal nuovo Partito Democratico di PierLuigi Bersani. Le primarie, dice la Lanzillotta e io condivido appieno, sono state «un punto di svolta in cui si decideva se continuare con il progetto originario o riesumare le vecchie identità, più rassicuranti ma inadeguate. Si è scelta la seconda strada». Ovvero: «Bersani è stato il punto d’approdo della crisi, che credo irreversibile». Lanzillotta osserva che «il Pd ha già rimosso le componenti della cultura liberale e ambientalista. È approdato nel gruppo socialista in Europa e ha mantenuto un collateralismo con il sindacato. Se non vuole essere destinato alla marginalità – aggiunge – ha bisogno che qualcuno rappresenti l’altro pezzo della cultura riformista. Ebbene, questo è il punto: Stato liberale, cultura riformista. La paura di scegliere strade ancora non praticate, la mancanza di coraggio verso il modello indicato da Veltroni, hanno fatto si che ci rivolgesse al rassicurante Bersani che rappresenta il “noto” , il vecchio modo di fare politica.
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da luca ajroldi
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di cheyenne il 01/1/70
L’enigma Rutelli
Non si era mai visto in Italia,e forse in qualsiasi altra parte del mondo,che un segretario di partito fosse eletto direttamente dagli iscritti e da un buon numero tra elettori e simpatizzanti: esattamente 2 milioni e 800 mila persone. Non si può quindi dubitare che il voto di massa che ha consegnato a Bersani la leadership del pd sia stato una dichiarazione popolare con cui non solo si attesta l’ottimo stato di salute di questo partito ma lo si sollecita a mettere finalmente in campo la forza di cui dispone per dar vita un’opposizione come Dio comanda…
E’un momento magico che,naturalmente,anzi inevitabilmente,dovrebbe obbligare la dirigenza intera del pd a considerare morta e sepolta la lunga stagione dello sconfittismo cominciata dopo la caduta del governo Prodi.
E invece,incredibile vero,mentre i festeggiamenti sono appena cominciati, un gruppetto capeggiato da Francesco Rutelli-uno dei cofondatori del pd!- si dichiara non parzialmente ma totalmente insoddisfatta perché,dice,vede nella gestione Bersani l’inizio di una social democratizzazione del partito,cioè quanto basta, aggiunge il gruppetto,per fare le valige e muovere verso altri lidi.
Ora, a parte il fatto che quando si parla di socialdemocrazia tutti, lorsignori compresi,dovrebbero togliersi il cappello, ricordandosi gli straordinari benefici che la politica socialdemocratica ha portato in alcuni paesi,quelli scandinavi ad esempio,fino a questo momento Bersani niente ha fatto e detto che possa permettere di ipotizzare un cambio d’identità del pd…
E allora che cercano e che vogliono coloro che considerano una sconfitta e una iattura la splendida vittoria del 25 ottobre?I 2 milioni e 800.000 delle primarie certamente non lo capiscono.Non lo capiamo neppure noi.
C’è il dubbio,però,che possa capirlo Berlusconi
da mariopinzauti
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di cheyenne il 01/1/70
Stando tra la gente: ma forse senza capirla
Stando tra la gente, come dovrebbe fare ogni buon dirigente politico, Piero Fassino, ex segretario del pds, oggi sostenitore di Franceschini per la leadership del pd, scopre-e lo rivela a “La Repubblica”-che in fondo Bossi ha del fiuto e che dice quello che dice contro il tricolore, l’inno di Mameli, l’unità nazionale perché sa che tra gli italiani che abitano nel Centronord la prospettiva separatista sta prendendo piede:per cui, secondo Fassino, esponente politico cui in passato noi, e tanti altri, abbiamo dato grande fiducia , è bene che il pd, pur senza far propri i progetti leghisti, riveda la sua politica delle alleanze nelle regioni settentrionali. Ora, stando tra la gente, come si conviene a ogni giornalista che cerchi di fare onestamente il suo mestiere, noi raccogliamo una grande confusione d’idee che ha, tra gli altri effetti, quello di generare una pressocchè totale disinteresse tra il popolo di centrosinistra per la gara, in atto nel pd, tra Franceschini, Bersani e Marino, per la conquista della segreteria .E sempre stando tra la gente abbiamo anche l’impressione, e il timore, che uscite come quella di Fassino ottengano soprattutto di accentuare tale disinteresse e forse di far dirottare qualche piccolo o medio spezzone di consensi verso Di Pietro. Speriamo naturalmente di sbagliare, sebbene sondaggi freschi di stampa-secondo cui tra gli italiani del Centrosud e del Nord, di centrosinistra e centrodestra, il senso di unità nazionale resta vivo e forte-diano ossigeno al dubbio che i nostri sospetti e i nostri timori siano fondati.
Anche se così non la pensa chi, come Piero Fassino, assicura di stare tra la gente senza però forse riuscire a capirla.
da mariopinzauti
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di Luca Ajroldi il 01/1/70
Bossi smentisce se stesso
Bossi imita Berlusconi negando l’evidenza, nel caso specifico parole dette da lui stesso e non “inventate dai giornali”, come ora sostiene. Sono le parole della sua ultima offesa all’ unità nazionale, quelle sull’Inno di Mameli. Sono state riportate dai giornali stampati. Ma anche da quelli della radio e della televisione e con la voce del suo autore:Bossi. Il quale, come tante volte ha fatto Berlusconi, attribuendo queste parole ai giornali dunque smentisce se stesso.
Perché lo fa, condannandosi inevitabilmente a una figura barbina che non piace nemmeno a tutti i suoi fedelissimi, tanto è vero che perfino l’ex sindaco-sceriffo di Treviso, Gentilini, inventore delle crociate anti immigrati, arriva a dissociarsi dal capo , dicendo che l’Inno di Mameli deve restare, per tutti, leghisti compresi, l’inno nazionale?E perché, proprio in questo momento di massima calura, che dovrebbe scoraggiare ogni sforzo fisico e psichico, compreso quello richiesto dalla critica politica, Bossi scatena un attacco che non ha precedenti-almeno da quando egli è un ministro che ha giurato fedeltà alla Costituzione-contro una serie di simboli e valori dell’unità nazionale? Ricordando il grave infortunio che in tempi non troppo lontani lo lasciò più di là che di qua sia con il corpo che non la mente non si può fare a meno di ripensare, per associazione d’idee, alle parole dette da Veronica Lario quando,a proposito non di Bossi ma del marito, fece presente agli amici di quest’ultimo che si trattava di “un uomo che non sta bene”. Ma può venire anche il dubbio che il leader della Lega, a differenza del Presidente del Consiglio, stia anche troppo bene: al punto di scatenarsi in salti mortali politici e massmediatici per far capire a suocera perché anche nuora intenda che si prepara a rivendicare il ruolo di leader del centrodestra, qualora questo ruolo, in tempi non troppo lontani, si renda vacante a causa delle note vicende in cui Berlusconi è invischiato. I prossimi fatti diranno quale delle due ipotesi è la più fondata.
da mariopinzauti
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di Marcello il 01/1/70
Dopo la ragazza con la farfallina
Ora che è stata premiata-con una vicedirezione del tg1- la ragazza che si era esibita davanti alle telecamere con al collo la farfallina regalatale da Berlusconi cadono gli ultimi dubbi sul fatto che il premier e i suoi intendono fare carne di porco di quello che è, o meglio era, il servizio pubblico radiotelevisivo. Tanto più perché questa nomina per servizio ricevuto si accompagna ad altre promozioni a dir poco sbalorditive (tipo quella del direttore di Isoradio, pescato tra i collaboratori a termine) e a una politica degli investimenti che fa soprattutto, talvolta soltanto, gli interessi di Mdiaset. Così stando le cose, cioè male, malissimo, e promettendo di stare anche peggio nel prossimo futuro,c’è da chiedersi che senso ha per i rappresentanti dell’opposizione restare nel cda e per il presidente Garimberti ostinarsi, ogni tanto, quando l’atmosfera si fa particolarmente irrespirabile,a tentare di esercitare la funzione di garanzia che gli è stata affidata. Votazioni contrarie, astensioni, mancata partecipazione alle riunioni del cda, commenti indignati sulle porcate già commesse o annunciate, si rivelano sempre più inutili e, con il tempo, divengono veri e propri boomerang perché davanti all’opinione pubblica finiscono con il provare solo l’ impotenza degli autori di queste iniziative.Ma se è così-e pochi dubbi ormai sussistono sul fatto che sia così-non sarebbe meglio andarsene, lasciando agli altri, quelli che ritengono di poter,anzi dover comandare sempre, l’opportunità di ottenere quanto meritano ma forse non desiderano,cioè di firmare da soli i misfatti e le vergogne di cui sono i soli responsabili? Non si risolverebbero i problemi ma almeno si salverebbe la faccia.E di questi tempi non sarebbe un risultato da poco.
da mariopinzauti
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di mario pinzauti il 01/1/70
Qualcosa continua a muoversi
Secondo Betrlusconi la maggioranza non è mai stata così coesa. Noi e con noi molti altri si chiedono: chissà com’era coesa prima e come lo sarà dopo .E’ una domanda che, tra lo stupito e il divertito, non si può evitare dando un’occhiata a quello che sta succedendo nella maggioranza. L’ultima è la proposta leghista per impedire ai meridionali l’accesso all’arma degli alpini. Ed esce allo scoperto dopo pochi giorni che sempre la Lega ha chiesto che nelle scuole del Nord divenga limitata, limitatissima la presenza di presidi e insegnanti “terroni”, a meno che non siano padroni dei dialetti locali o, come minimo – concede con magnanimità la ministra Gelmini – abbiano approfondita conoscenza della cultura e dei problemi del territorio in cui dovrebbero operare. E per colmare (per ora) la misura ecco anche l’uscita, di nuovo della Lega, contro la presenza italiana in Afghanistan. Da alleato fedele, fedelissimo, devoto il partito di Bossi diventa così il bastian contrario della coalizione, pur continuando a giurare amore eterno al governo e, in particolare, al premier. Naturale, dunque, che gli altri, nella maggioranza, digrignino i denti e facciano capire che se Berlusconi ormai non oppone resistenza alcuna alle prepotenze della Lega non si vede perché non debba abbassare il capino di fronte a prepotenze di altre forze del centrodestra. Il Mpa di Lombardo l’autonomia non si limita più a dichiararla ma se la prende. Una parte consistente di parlamentari del Pdl, disertando le sedute della Camera, rischia di far bocciare il documento sul Dpef. Berlusconi tuona contro il progetto di Pdl del Sud. Ma il progetto resta vivo e vegeto. Questa sarebbe la coesione mai prima vista della maggioranza? A noi sembra la dimostrazione del fatto che perfino tra i suoi servi e servetti Berlusconi non è più Dio in terra e che, dunque, qualcosa, nella politica italiana, continua a muoversi, sia pure con lentezza.
da mariopinzauti
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di daland il 01/1/70
Nasce il PdL
Eccosì Berlusconi dopo aver fatto nascere Milano 2, Fininvest, Mediaset e aver comprato Aziende ( non sempre gli è andata bene) ha deciso di far nascere il suo partito personale: il PdL. Suo personale perchè Lui ha deciso tutto: dall’assegnazione dei posti ( nelle prime file solo giovani e ragazze perchè questa è l’immagine che devono rilanciare le televisioni) al kit del delegato, da chi parlerà a chi non sarà invitato ( tutti gli altri partiti) da cosa si mangerà a come sarà addobata la sala. I giornalisti accreditati all’evento ( perchè di questo si tratta mica della solita rottura di scatole della politica con i logori e noiosi discorsi di sempre ma poche chiacchiere e stacchetti musicali eseguiti in diretta dall’orchestra di Demo Morselli) sono 700 e seguiranno i lavori da un maxischermo in un altra sala e per loro sarà molto difficile avvicinare i delegati. E già, per quale motivo poi avvicinarli ? Per farli parlare? Inutile, direbbero le solite cose. A parlare ci pensa uno e uno solo. Ecchediamine.
I giornali, non sapendo cosa scrivere su questo evento aziendale s’inventano una tensione Fini-Berlusconi. Ovviamente solo un gioco delle parti per animare questi inutili tre giorni di cui si è già detto tutto ma su cui non c’è poi niente da dire. Tanta immagine da strapaese, niente idee e niente politica. Amen
da luca ajroldi
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di cheyenne il 01/1/70





