Archivi della categoria ‘libertà d'informazione’

Berlusconi, giudici, libertà d'informazione

Processo breve? Una vergogna nazionale

Ecco alcuni commenti dal sito di La Repubblica
per l’Italia l’unico vero plotone d’esecuzione è questo governo
Manipolano pure le parole: Non è un processo breve ma un processo morto!
Processo breve!!!! Troppo lungo ancora il prossimo sarà il video processo 1h e ci sbrighiamo, la gente vota da casa e via!!!!!
Purtroppo non viviamo più in uno Stato di diritto e la cosa peggiore è che ad una larga fetta dei nostri connazionali questa cosa sta bene!!
Italiani sveglia, sveglia!!!che cosa aspettate a capire come stanno andando le cose!!!??
Il processo breve equivale a chiedere ad un chirurgo di operare bene e in tempi idonei ma senza bisturi e attrezzature significa uccidere il paziente.
Come può definirsi costituzionale questa legge?
Possiamo sperare solo in NAPOLITANO ma temo che sarà vano.
ma cos’altro dobbiamo permettergli per svegliarci!!!!! gente perbene organizzate una manifestazione colossale che svegli le coscienze.
Legge vergognosa e inaccettabile, abbiamo urgente bisogno di un rinnovamento politico e culturale.
La colpa non è di Berlusconi e del suo staff. La colpa è solo degli italiani che lo votano. Se ne renderanno conto da soli.
Questa legge vergognosa è l’espressione peggiore della perdita di senso etico, civile e morale di una parte del Paese rappresentata da PDL e Lega
E’ incredibile come si possa anche solo pensare che questa possa essere una soluzione,ma soprattutto è incredibile che diventi una legge! Allibito!
La cosa più preoccupante di tutto questo è l’assopimento delle coscienze della gente.Si sta distruggento lo stato e a nessuno sembra importi molto
Non si può continuare a guardare questo scempio senza far nulla!PD sveglia!E’ l’ultima spiaggia!
Credo che si sia troppo oltre il limite della decenza. Quello che mi fa paura é lo stuolo dei sostenitori/complici o ciechi o inetti in malafede
non vedo l’ora di un editoriale del suddito Minzolini al TG1
Il primo caso in Italia di governo che odia la legge! Un grazie anche al PD che è più incisivo nel combattere la sinistra che la destra!
altro che processo breve,chiamatelo per quello che è:processo annullato!

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gen  10
21
alle 12:16
da luca ajroldi

Ultimo commento:

di Ivaldo il 01/1/70

UN paio di mesi fa il presidente del consiglio disse:" Andrò in tribunale e mostrerò agli Itali...

libertà d'informazione, terremoto

Finalmente un giornalista non embedded!

Seguendo con trepidazione le cronache dei telegiornali sulla tragedia di Haiti,definita dall’ONU “senza precedenti”(anche se lo tsunami del 2004,con 280 mila morti,non fu certo da meno),abbiamo avuto davanti tra tante terrificanti immagini quella,per noi professionalmente confortante,di un esempio di giornalismo coraggioso.E poiché non sono più i tempi in cui Franco Biancacci e Oriana Fallaci inviavano i loro servizi dalle prime linee delle guerre e delle rivoluzioni,poiché oggi ,specie nella tv italiana,prevale il giornalismo embedded,quello che le guerre le segue dagli stati maggiori e,per quanto riguarda la politica interna, accetta spesso il ruolo di cortigiano,venendo poi adeguatamente compensato dal potere con acrobatici salti di carriera,vedere l’eccezione,la bella eccezione a noi vecchi del mestiere fa allargare letteralmente il cuore:e fa sperare che ottenga lo stesso effetto presso l’opinione pubblica, dove,oggi,molti ,spesso a ragione-anche se non sempre-hanno una cattiva,se non pessima opinione nei confronti della nostra categoria.Fatto questa lunga ma,secondo noi,non inutile premessa,non resta che fare il nome dell’oca bianca.Si chiama Alessandro Gaeta,lavora per il tg1,e da tempo non scansa un servizio nei luoghi dove il rischio di rimetterci la pelle,o almeno l’incolumità,è notevole.Così tra l’altro l’abbiamo visto a l’Aquila,poi nel Messinese, tra case e strade a rischio di crolli,dove gli stessi uomini della protezione civile esitavano a spingersi.E ora ad Haiti non solo ci racconta e ci fa vedere l’immensità di una tragedia ma con un operatore coraggioso come lui ci mostra,in primo piano, i delinquenti e gli sciacalli che terrorizzano i sopravvissuti ,li spogliano del poco che sono riusciti a salvare e che certamente non gradiscono essere ripresi.E fa tutto questo,ieri e oggi,con cronache chiare,in cui il commento è lasciato ai fatti,con un “taglio”,dunque,esemplare.Precisiamo:Alessandro Gaeta non è nostro parente,neppure nostro amico,non abbiamo mai avuto il piacere di stringergli la mano.Lo facciamo ora virtualmente con questo post ,sperando che il suo direttore se lo tenga stretto.

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gen  10
17
alle 08:12
da mariopinzauti

libertà d'informazione

Feltri & Belpietro: “eseguo, capo” !

combo
Un sussulto di indipendenza? Oppure un modo indiretto di prendersela con i “rigoristi” del Pdl, Tremonti in prima fila? O, ancora, un’acrobazia per poter dire nei giorni di battaglia che non si prendono ordini da Berlusconi? Oppure, la più probabile, una indegna sceneggiata per fingere indipendenza dal padrone nei confronti di quei lettori che non s’informano bene sulla proprietà e sulla nomina dei direttori.

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gen  10
14
alle 12:37
da luca ajroldi

Ultimo commento:

di affidabile il 01/1/70

La quarta caro Ajroldi , la quarta ...

Notizie, libertà d'informazione

Titoli ad effetto e titoli bugiardi: Schifani e i capodogli

“Sono stati uccisi dalla plastica
i capodogli spiaggiati in Puglia”

Questo scrive la repubblica.it con un titolo di sicuro effetto mediatico ma con il pessimo risultato di dire una bugia. La plastica ingoiata dai cetacei in mare e ritrovata nello stomaco è stata gettata in mare da uomini in carne ed ossa e sono loro i colpevoli dell’omicidio.”Ritengo – spiega il professore Giuseppe Nascetti, pro-rettore dell’università della Tuscia, ritenuto uno massimi esperiti mondiali di parassitologia ed ecologia marina – che siano stati disturbati dall’intenso traffico delle navi nell’Adriatico. E non solo quelle militari con i loro sonar. Alcune grandi imbarcazioni eseguono ricerche di idrocarburi al di sotto dei fondali marini emettendo forti ed improvvisi rumori che interferiscono con i sistemi di ricerca di cibo dei capidogli disorientandoli”.
Sarebbe come volessimo accusare dell’aggressione a Silvio Berlusconi non lo squilibrato Tartaglia ma la riproduzione del duomo di milano. Il titolista dell’articolo commette dunque lo stesso errore del Presidente Schifani, che per totale ignoranza del web, della rete e di facebook, si ostina a credere che quello sia il luogo dove, in gran segreto, si riuniscono cellule terroristiche. Come tutti sappiamo benissimo sono panzane dovute o a malafede o a totale ignoranza che va duramente combattuta.

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dic  09
18
alle 01:48
da luca ajroldi

Ultimo commento:

di Capodogli morti a causa della plastica | speciale in Liquida il 01/1/70

[...] Titoli ad effetto e titoli bugiardi: Schifani e i capodogli [...]

libertà d'informazione

La politica che teme il web

Che l’illustre Presidente del Senato, on. Renato Schifani, non capisse molto di web e di dinamiche della rete era abbastanza chiaro. Ma che il suo modo di pensare fosse uguale a quello dei governanti cinesi ( paese dichiaratamente comunista) o dell’Iran ( regime teocratico e dichiaratamente illiberale) lascia stupefatti. Onorevole Presidente, non dimenticherò mai il giorno della Sua elezione alla seconda carica dello stato italiano. Pochi minuti dopo Lei si recò a Palazzo Grazioli ( sede privata dell’on. Silvio Berlusconi) inaugurando una frattura clamorosa. La seconda carica del Paese che si reca in visita da un leader politico e non viceversa comè prassi e tradizione. Dunque, avendo quel giorno e quella scelta come stella polare, capisco il suo sdegno e il suo orrore, che è anche il mio, per l’ignobile aggressione subita dal Presidente del Consiglio. Tutto questo però non Le deve far dimenticare le regole della democrazia liberale a cui Lei dice di essersi sempre ispirato. Cancellare, reprimere, oscurare sono vocaboli che appaiono di frequente nei paesi dove le libertà dei cittadini vengono represse. Quì da noi in Italia, Lei dovrebbe essere il custode della democrazia e della libertà. Non si lasci imprigionare dallla paura e dall’odio per un povero squilibrato per imbavagliare 10 milioni di persone che, quotidianamente e autonomamente, dialogano su Facebook e che, a parte alcuni casi isolati, sono sintomo di vivacità intellettuale e di libertà”.
La ringrazio per l’attenzione.

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dic  09
17
alle 05:22
da luca ajroldi

libertà d'informazione

Per non dimenticare Saviano

Per chi non c’era. Per chi non ha avuto l’occasione di sentirlo. Per chi non vuole dimenticare una persona che vive sotto scorta, che ha trascorso il suo trentesimo compleanno da solo, in una stanza, festeggiando con un carabiniere. E tutto questo per aver scritto e quindi portato all’attenzione dell’opinione pubblica, quello che la polizia, la Dia, i magistrati già sapevano. E oggi, qualcuno ha il coraggio di dire che il suo libro non ha portato nulla di nuovo all’attività investigativa. Senza vergogna.

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ott  09
17
alle 11:57
da luca ajroldi

libertà d'informazione

Fine di una guerra assurda?

E’finita l’assurda guerra di pesanti polemiche sviluppatasi nei giorni scorsi tra il fondatore di “La Repubblica”, Eugenio Scalfari, e il direttore del “Corriere della sera”, Ferruccio De Bortoli? Il primo dei due ieri ha scritto che è opportuno por termine al palleggio di reciproche critiche per evitare il rischio che esso diventi stucchevole per i lettori dei due giornali. Questo rischio in effetti non solo esisteva ma si stava già concretizzando. E quel che peggio si stava concretizzando un rischio ancora più grave: quello di dare più fiato e arroganza alle forze nemiche della libertà d’informazione. Il servizio allestito sul suo Tg1 dal repellente (deontologicamente) Minzolini, con un dibattito sulla cosiddetta guerra dei giornali, da cui era escluso uno dei maggiori contendenti, Scalfari, ha confessato, di fronte a parecchi milioni d’italiani, quali attese e speranze il caso aveva creato tra Berlusconi e i suoi. Dunque bene ha fatto Scalfari a dichiarare chiuso il palleggio delle potenzialmente micidiali polemiche. E speriamo che De Bortoli si dichiari d’accordo. ”La Repubblica” e “Il Corriere della sera”, complessivamente oltre un milione e mezzo di copie vendute e diversi milioni di lettori, sono tutti e due indispensabili per la tutela della libertà d’informazione.”La Repubblica” è un giornale in trincea che non si limita a fornire un quadro veritiero sul degrado della democrazia nel nostro paese ma denuncia e attacca le forze e gli uomini che di questo degrado sono i responsabili.”Il Corriere “ è più prudente,talvolta troppo-perché del problema italiano fanno parte eccessi personali e politici che la stampa libera avrebbe il dovere d’illustrare e anche di commentare-ma non nega alla massa dei suoi lettori un panorama informativo complessivamente obiettivo e ,quel che più conta,non privato delle notizie che il potere vorrebbe oscurare o minimizzare perchè servono almeno al lettore più attento a capire quale sia la realtà del paese. I due giornali, dunque, possono, debbono coesistere, non necessariamente collaborare ma rispettarsi: per tutelare, ognuno a suo modo, quello che resta della libertà d’informazione in Italia

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ott  09
15
alle 10:57
da mariopinzauti

libertà d'informazione

L’assalto

perso ogni pudore ( se mai l’avesse avuto) il Minzolini usa il peso del TG1 per attaccare Scalfari e il “suo partito”. E lo fa con tecniche sciatte e di antiquata fattura. Insomma le tecniche della vecchia televisione sovietica. Si trova un pretesto e poi si chiamano due fiancheggiatori esterni a confermare le tesi preconcette.
La vicenda prende il via dopo gli attacchi del presidente del Consiglio al Corsera, definito “un foglio della sinistra”. Il giorno dopo il direttore De Bortoli affida ad un fondo la sua replica. Un articolo che Scalfari giudica troppo indulgente con il capo del governo. Ieri la replica del direttore del Corriere a Marco Travaglio (che lo aveva attaccato su Il Fatto) e a Scalfari definendo il suo editoriale di domenica “ingiusto e insultante”. Occasione d’oro da cogliere al volo.
Minzolini ospita, durante il Tg1, il punto di vista dei direttori del Corsera Ferruccio De Bortoli, del Riformista Antonio Polito e di Libero Maurizio Belpietro, ma non quello del quotidiano diretto da Ezio Mauro, ne ovviamente, dello stesso Scalfari.
Operazione rozza, smaccata che porta Paolo Garimberti, presidente della Rai, a convocare Minzolini davanti al cda della Rai. Insomma l’esibizione di forza e di potere è tanto potente da non avere neanche bisogno di maschere o di un minimo di raffinatezza. E’ brutale, così come fu brutale la repressione in Tibet.
Ecco un brano di Eugenio Scalfari:

A nostro avviso una notevole parte della stampa e delle emittenti radio-televisive non sta informando i cittadini della gravità di quanto accade sotto i nostri occhi, smorza volutamente il significato dei fatti e dei comportamenti adottando il metodo così bene illustrato nei “Promessi sposi” laddove il Manzoni racconta il colloquio tra il Conte-zio e il padre generale dei Cappuccini al quale si chiedeva di trasferire in altra sede il combattivo fra Cristoforo che difendeva i poveri Renzo e Lucia dalle soperchierie di don Rodrigo. “Sopire, troncare, padre reverendo; troncare, sopire”.

Questo blog lo va dicendo da tempo e mi auguro che la rete cominci a fare sistema, si organizzi e inizi quella opposizione che nella grande stampa è affidata solo a La Repubblica e ad altri pochi giornali d’opinione.
Scalfari non ha certo bisogno della mia solidarietà ma penso sia giusto farlo comunque e invito anche i nostri lettori a manifestare in favore di Eugenio Scalfari

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ott  09
13
alle 02:11
da luca ajroldi

Ultimo commento:

di luca ajroldi il 01/1/70

@Samantha, leggo il suo commento e temo di essermi espresso male o, come direbbe il primo ministr...

Berlusconi, libertà d'informazione, rai

In attesa che il gallo canti

In attesa che il gallo canti,cioè che l’opposizione politica impari a far bene il suo mestiere – speriamo che cominci a farlo non troppo dopo la scelta del segretario del pd –sta nascendo e si fa sentire e vedere il partito degli italiani che non ce la fanno più a sopportare Berlusconi e il berlusconismo e trovano il coraggio di farlo sapere nonostante le minacce, i ricatti, le falsità che il Cavaliere, tramite l’armata dei suoi piccoli e grandi schiavi, sta diffondendo. Ieri è scoppiata la rivolta nella più importante e redditizia colonia mediatica del primo ministro, il Tg1, dove il più bieco dei proconsoli, il direttore Minzolini, ha subito l’umiliazione di una decisa sconfessione da parte dell’organismo che rappresenta la redazione, il cdr, cui va la nostra totale solidarietà e anche ammirazione, dato che sappiamo quanto siano rischiose, all’interno di questo e degli altri potentati mediatici del premier, le espressioni di dissenso. Sulla stessa linea si sono posti l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai e la Federazione Nazionale della Stampa, mentre anche il di solito prudentissimo presidente della Rai Garimberti criticava l’editoriale di ieri di Minzolini. In poche ore è risultato chiaro dunque che il tentativo berlusconiano d’incatenare e imbavagliare la totalità dei dipendenti Rai, a cominciare dai giornalisti, incontra ostacoli enormi, forse insormontabili nonostante l’indecente complicità di uomini come il direttore generale Masi, il sovrano di “Porta a Porta” Vespa, il direttore del Tg1 Minzolini. Questi fatti per noi –e crediamo per molti altri-non possono che essere motivo di una grande ,enorme soddisfazione. Tanto più perché seguono di pochi giorni o addirittura di poche ore altri importanti eventi. Parliamo di “Anno zero”, il programma di Santoro che il leader supremo d’Italia e del mondo tenta di spingere nella cella della morte e invece giovedi scorso ha avuto 7 milioni di telespettatori, il 29 per cento di share. E anche della manifestazione per la libertà di stampa svoltasi sabato a Roma con la partecipazione di 300 mila persone. E’un tutt’uno fatto di elementi che nel cupo clima di pessimismo diffuso dal susseguirsi dei successi dei più vergognosi atti di prepotenza berlusconiana sembrava fino a poche settimane fa inimmaginabile.E invece si è verificato.Non è ancora una conversione a u,fa però sperare che essa possa avvenire e sollecita a non mollare la presa: augurandoci che, per non restare troppo indietro, anche il gallo, presto, si decida a cantare.

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ott  09
4
alle 08:54
da mariopinzauti

libertà d'informazione

Li vuol prendere per fame

Non scommetteremmo un soldo bucato sulla probabile, prossima fine della Rai come conseguenza di una prossima probabile abolizione del canone di abbonamento reclamata dagli house organs della famiglia Berlusconi, cioè “Il Giornale” e “Libero”. E’significativo, fa riflettere che, in attesa che si apra, l’8 ottobre, il processo contro “Anno zero” e probabilmente alcune rubriche di Rai3, i grandi capi del centro destra, da Berlusconi in giù, sono, in materia di canone piuttosto prudenti. Questo, secondo noi, non certo perché Berlusconi e c. si preoccupino della sorte degli oltre 10 mila dipendenti della Rai e della difesa del pluralismo dell’informazione. Sembra chiaro infatti che essi tengano conto solo dei loro interessi, in particolare di quelli del loro capo .Con la fine della Rai l’impero mediatico del Cavaliere si ridurrebbe di spazi e certamente anche di sudditi, dato che è probabile, anzi sicuro che una parte dell’attuale audience del servizio pubblico eviterebbe di passare in blocco a Mediaset e preferirebbe sintonizzarsi su altri canali privati, anzitutto quelli odiatissimi, e pericolosissimi, di Sky. Inoltre, in assenza di un servizio televisivo finanziato dal canone non ci sarebbe più ragioni per evitare d’imporre a Mediaset un tetto pubblicitario e quindi si ridurrebbero gli introiti della tv berlusconiana. In definitiva il maggiore interessato a mantenere in vita la Rai -con il canone o altre risorse –è il Cavaliere. Per cui-come ha già osservato Serena Dandini- le minacce dei suoi sicari e l’inaudito oltre che inedito intervento censorio del governo sono da considerare essenzialmente come un atteggiamento intimidatorio nei confronti dei giornalisti, programmisti e autori Rai che non hanno ancora alzato bandiera bianca. Ad essi, con chiarezza si fa capire, che non rischiano soltanto posizioni influenti o servizi prestigiosi ma lo stesso posto di lavoro. L’episodio verificatosi ieri a “Uno mattina” dove non solo i conduttori Pierantoni e Petruni hanno invitato Berlusconi ma lo hanno esortato a presentarsi più spesso perchè,hanno detto,”questa è casa sua,signor Presidente” mette in luce quanto purtroppo copiosi e letali siano, nel servizio pubblico radiotelevisivo, i frutti di questa vergognosa strategia del ricatto.

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set  09
30
alle 08:14
da mariopinzauti