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In attesa che il gallo canti
In attesa che il gallo canti,cioè che l’opposizione politica impari a far bene il suo mestiere – speriamo che cominci a farlo non troppo dopo la scelta del segretario del pd –sta nascendo e si fa sentire e vedere il partito degli italiani che non ce la fanno più a sopportare Berlusconi e il berlusconismo e trovano il coraggio di farlo sapere nonostante le minacce, i ricatti, le falsità che il Cavaliere, tramite l’armata dei suoi piccoli e grandi schiavi, sta diffondendo. Ieri è scoppiata la rivolta nella più importante e redditizia colonia mediatica del primo ministro, il Tg1, dove il più bieco dei proconsoli, il direttore Minzolini, ha subito l’umiliazione di una decisa sconfessione da parte dell’organismo che rappresenta la redazione, il cdr, cui va la nostra totale solidarietà e anche ammirazione, dato che sappiamo quanto siano rischiose, all’interno di questo e degli altri potentati mediatici del premier, le espressioni di dissenso. Sulla stessa linea si sono posti l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai e la Federazione Nazionale della Stampa, mentre anche il di solito prudentissimo presidente della Rai Garimberti criticava l’editoriale di ieri di Minzolini. In poche ore è risultato chiaro dunque che il tentativo berlusconiano d’incatenare e imbavagliare la totalità dei dipendenti Rai, a cominciare dai giornalisti, incontra ostacoli enormi, forse insormontabili nonostante l’indecente complicità di uomini come il direttore generale Masi, il sovrano di “Porta a Porta” Vespa, il direttore del Tg1 Minzolini. Questi fatti per noi –e crediamo per molti altri-non possono che essere motivo di una grande ,enorme soddisfazione. Tanto più perché seguono di pochi giorni o addirittura di poche ore altri importanti eventi. Parliamo di “Anno zero”, il programma di Santoro che il leader supremo d’Italia e del mondo tenta di spingere nella cella della morte e invece giovedi scorso ha avuto 7 milioni di telespettatori, il 29 per cento di share. E anche della manifestazione per la libertà di stampa svoltasi sabato a Roma con la partecipazione di 300 mila persone. E’un tutt’uno fatto di elementi che nel cupo clima di pessimismo diffuso dal susseguirsi dei successi dei più vergognosi atti di prepotenza berlusconiana sembrava fino a poche settimane fa inimmaginabile.E invece si è verificato.Non è ancora una conversione a u,fa però sperare che essa possa avvenire e sollecita a non mollare la presa: augurandoci che, per non restare troppo indietro, anche il gallo, presto, si decida a cantare.
da mariopinzauti
L’opposizione non è morta
Sette milioni di telespettatori, uno share del 29 per cento, oltre il doppio di quello ottenuto da Berlusconi il 15 settembre con il suo supershow nelle vesti di salvatore d’Abruzzo e d’Italia a “Porta a porta”. Il risultato guadagnato da “Anno zero”di Michele Santoro nella puntata di ieri sera rimette in circolo la speranza dopo un lungo periodo di pessimismo al cento per cento.
Dimostra che l’opposizione esiste anche se non ancora nella sua sede naturale, il Parlamento. Dunque una parte consistente d’italiani non ne può più di Berlusconi e ha trovato la strada per farlo sapere. Non illudiamoci che la partita sia vinta. Ieri “Anno zero” ha rischiato fino all’ultimo di non andare in onda e, dopo il successo che ha avuto,i tentativi per distruggere il programma, oltre che di screditarlo, certamente si moltiplicheranno. Per questo è necessario, indispensabile far sentire da subito che dietro questa trasmissione televisiva c’è l’appoggio e la solidarietà di tutta l’Italia antiberlusconiana, la quale, evidentemente, è più numerosa e agguerrita di quanto risulti dai sondaggi sbandierati dal Cavaliere..Occorre impegnarsi per il successo della manifestazione di sabato per la libertà di stampa, occorre che quei giornali e giornalisti che ancora non si sono venduti al satrapo prendano posizioni chiare e nette contro la dittatura strisciante, occorre che, finalmente, l’opposizione politica si svegli da un sonno che è già stato troppo lungo.
da mariopinzauti
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di Luca Ajroldi il 01/1/70
Attendendo Santoro
Michele Santoro è una prima donna, lo è sempre stato. Come tale non ci è piaciuto in passato e nemmeno ci piace oggi. Ci piace, però, e oggi più che in passato, il suo programma ”Anno zero” di cui vedremo stasera la nuova puntata. O meglio consideriamo questo programma una delle più valide forme di resistenza allo straripante autoritarismo di Berlusconi. Quest’ultimo ieri ha detto che “Anno zero” gli regala più voti. Sarà: ma intanto gli porta via molti di quei consensi che egli-uomo che alla tv deve la massima parte del suo potere-gli interessano quanto, se non più, di quelli espressi con il voto. Parliamo dei consensi che compongono lo share, cioè l’attenzione e l’interesse del pubblico per un programma televisivo. Lo share per l’ultimo “Porta a porta” di Berlusconi, quello del 15 settembre, ha ottenuto un misero 13 per cento di share, nonostante che Masi, il direttore generale della Rai ,avesse fatto carte false per spianargli la strada, tra l’altro spostando ad altri giorni i programmi che potevano richiamare l’attenzione del telespettatore. Santoro che, fino all’ultimo,si è trovato davanti a ostacoli e trabocchetti, giovedì della settimana scorsa, criticando bravate e sorprusi del Cavaliere, ha raggranellato il 23 per cento di share, dieci punti in più di quelli che, con tanta fatica e accanimento,il Cavaliere era riuscito a mettere insieme. Se il risultato venisse ripetuto,o addirittura migliorato,o anche solo avvicinato nella puntata di stasera, sarebbe difficile interpetrarlo come qualcosa di diverso da una dichiarazione di rifiuto popolare della pretesa egemonica berlusconiana. Il premier ,personaggio televisivo prima ancora che uomo in carne ossa, lo sa benissimo, avverte con chiarezza che di share si può trionfare ma anche morire. Per questo contro Santoro scatena sicari senza scrupoli e senza anima, quali Scajola e Romani e s’impegna al massimo per intimidire i pochi avversari che ha dentro la Rai avvertendoli che chi tocca il superuomo, cioè lui stesso, rischia tutto, compreso il posto di lavoro. E’la più tremenda, oltre che la più vigliacca, delle minacce.Ma noi vogliamo credere che Santoro non accetterà di piegarsi. E ci aspettiamo che nell’”Anno zero” di stasera la sua faccia da schiaffi confermi che almeno in televisione resiste una forte, suggestiva opposizione al despota che la sorte ci ha inflitto
da mariopinzauti
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di mario pinzauti il 01/1/70
Porta a Porta :sciopero degli utenti
“L’eccezionalita’ dell’evento di domani in Abruzzo – afferma il Direttore di Rai Uno Mauro Mazza – l’attenzione che Raiuno ha speso sin dalle prime ore della tragedia del terremoto, nonche’ la raccolta di fondi che e’ stata fatta da ‘Porta a Porta’ (4miliono di euro), comporta che fosse Raiuno e l’abruzzese Vespa a raccontarlo con un sorriso e qualche lacrima in meno” (Adnkronos).
Caro Direttore
ti so persona seria e preparata. Sei un ottimo professionista e sai anche tu che la scusa è fragile,fragilissima.
Che quella gente riceva finalmente una casa è una cosa normale, la consegna delle chiavi non deve essere né celebrata né strumentalizzata. Il governo deve fare il suo mestiere, senza utilizzare il servizio pubblico come fosse un palcoscenico per i propri squallidi teatrini.
Bene, voi spostate le trasmissioni Rai a vostro piacimento con la scusa di “evitare sovrapposizioni” e noi…
Non le guardiamo!
Ecco il messaggio che come un tam tam sta correndo sulla rete tra i blogger.
da luca ajroldi
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di MODENESE il 01/1/70
Dopo la ragazza con la farfallina
Ora che è stata premiata-con una vicedirezione del tg1- la ragazza che si era esibita davanti alle telecamere con al collo la farfallina regalatale da Berlusconi cadono gli ultimi dubbi sul fatto che il premier e i suoi intendono fare carne di porco di quello che è, o meglio era, il servizio pubblico radiotelevisivo. Tanto più perché questa nomina per servizio ricevuto si accompagna ad altre promozioni a dir poco sbalorditive (tipo quella del direttore di Isoradio, pescato tra i collaboratori a termine) e a una politica degli investimenti che fa soprattutto, talvolta soltanto, gli interessi di Mdiaset. Così stando le cose, cioè male, malissimo, e promettendo di stare anche peggio nel prossimo futuro,c’è da chiedersi che senso ha per i rappresentanti dell’opposizione restare nel cda e per il presidente Garimberti ostinarsi, ogni tanto, quando l’atmosfera si fa particolarmente irrespirabile,a tentare di esercitare la funzione di garanzia che gli è stata affidata. Votazioni contrarie, astensioni, mancata partecipazione alle riunioni del cda, commenti indignati sulle porcate già commesse o annunciate, si rivelano sempre più inutili e, con il tempo, divengono veri e propri boomerang perché davanti all’opinione pubblica finiscono con il provare solo l’ impotenza degli autori di queste iniziative.Ma se è così-e pochi dubbi ormai sussistono sul fatto che sia così-non sarebbe meglio andarsene, lasciando agli altri, quelli che ritengono di poter,anzi dover comandare sempre, l’opportunità di ottenere quanto meritano ma forse non desiderano,cioè di firmare da soli i misfatti e le vergogne di cui sono i soli responsabili? Non si risolverebbero i problemi ma almeno si salverebbe la faccia.E di questi tempi non sarebbe un risultato da poco.
da mariopinzauti
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di mario pinzauti il 01/1/70
Qualcosa si sta muovendo
Non è il caso di dare il libera uscita alle speranze con una marcia trionfale in sottofondo. L’abbiamo fatto in passato (ad esempio dopo la manifestazione con Veltroni al Circo Massimo) e finora siamo stati regolarmente bruciati. Pur tenendoci abbarbicati al massimo della prudenza ci sembra però che qualcosa si stia muovendo. I big della stampa estera, dopo l’incomprensibile tregua dei giorni del G8, hanno ripreso a gettare pietre e altro sgradevole materiale contro Berlusconi, improvvisamente oggetto di critiche e punzecchiature anche da parte del quotidiano dei vescovi italiani. L’ultimo sondaggio, naturalmente ignorato dalla gran parte dei media nostrani, dà il premier in lieve ma interessante regresso (meno cinque punti). Complice forse il caldo tropicale ma certamente anche per altri motivi inquietudini e fermenti agitano la maggioranza. Il voto sul Dpef, in cui il govermo, nonostante la sua enorme maggioranza, ha rischiato di “andare sotto” dice che il problema è serio. E lo conferma il fatto che il premier, anziché prendere a bacchettate sulle mani i ribelli, com’era uso fare fino tempi recenti, si adoperi affannosamente, per acquietarli proponendo una bozza di piano per il Sud di cui, con i ministri con la valigia in mano, pronti a partire per mari e monti, si rischia per ora di approvare solo il titolo. A tutti questi fatti se ne aggiunge uno che pochi rilevano ma nessuno – finora – ha commentato. E’ in aumento la tiratura dell’unico quotidiano italiano che assicura un’informazione libera e indipendente, ”La Repubblica”. In pochi mesi mediamente è passata da 580-590.000 copie quotidiane a 630-650.000. Tra queste cifre e quelle dei 15-16 milioni di utenti del Tg1 e del Tg5, ridotti a essere la voce del padrone, resta un enorme abisso. Il fatto che esso si riduca lentamente ma progressivamente ci dice tuttavia che la pattuglia degli italiani che vogliono vedere e capire la verità, la peggiore nemica di Berlusconi, sta diventando piò numerosa. E, conferma, assieme agli altri fatti citati, che qualcosa si sta muovendo, sia pure ancora con molta, troppa lentezza.
da mariopinzauti
Non è la BBC
Nella tarda mattinata di venerdi il Consiglio dei Ministri approva il nuovo decreto legge anticrisi del governo. Il Tg1 delle 13,30 fa in tempo a riferirlo con ampiezza di particolari e con la coda delle dichiarazioni di Berlusconi. Nel dubbio che in quel momento gli italiani siano in altre faccende affaccendati la notizia e le valutazioni del primo ministro vengono ripetute in tutte le successive edizioni del tg 1 dello stesso giorno. E poiché evidentemente, pur in presenza di tanto eccesso informativo, il dubbio non è del tutto fugato, si bissa la notizia per tutte le edizioni del tg1 del giorno successivo, quello di sabato. E in una delle edizioni di sabato, la più importante, quella delle 20 e 30, il principale telegiornale della rai, il tg1, compensa il troppo dato sulle decisioni anticrisi del governo con un poco, pochissimo che fornisce su un altro fatto, le indagini che la magistratura pugliese sta conducendo sull’imprenditore Tarantini, entrato nella cronaca( forse-ahinoi –anche nella storia) come fornitore ufficiale di escort e squillo per le reali dimore, quelle del premier. O meglio il servizio c’è, è anche di una certa ampiezza ma non contiene un solo riferimento al nome di Berlusconi. Come se la faccenda non lo riguardasse! Questa, cari lettori, oggi non è la BBC ma la Rai. Purtroppo (detto da uno che la Rai l’ha nel cuore da quarant’anni)
da mariopinzauti
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di cheyenne il 01/1/70
Nomine Rai

Ancora un rinvio per le nomine ma tanto “chiacchiericcio” sui nomi in circolazione, sulle battaglie all’ultimo sangue tra FI e Lega per un posto da Direttore, Vice-direttore e via a scendere. La va così, purtroppo. La guerra privilegia l’appartenenza non certo la competenza, la storia personale, la comprovata capacità ad occupare quella posizione. E così, ad esempio, per dirigire quello che fu il giornale di Barbato, il TG2, viene accreditato Mario Orfeo attuale direttore del “Mattino ” di Napoli. Cosa c’hai contro Orfeo, giornalista? Nulla. Mi domando solo perchè pensare ad una persona a cui bisognerà spiegare che la televisione non va a gasolio, che tutti quegli schermi nella sua stanza servono ad altro e non a vedere la tv, che il linguaggio televisivo scritto e di immagini ha un suo specifico ineludibile. E allora non era più semplice guardare in casa? Non era più facile prendere qualcuno che in Rai lavora, magari anche con profitto? No. La regola dell’accontentare i nuovi padroni del vapore prevede nuove immissioni di fedeltà eterodiretta. Quando Antonio Ghirelli venne a dirigere il TG2 chiese di vedere il collegamento in diretta dal Parlamento. Ascoltò il pezzo e poi chiese di fare delle modifiche al testo. Nell’imbarazzo generale gli fu detto che era in diretta, che quindi era finito, dunque non era più possibile. Ghirelli, furioso, gridò: “Mi volete boicottare”. Ci mise otto mesi per iniziare a capire il meccanismo. Al dodicesimo fu sostituito da Alberto La Volpe. Quando arrivò Paolo Garimberti, attuale Presidente della Rai, si dovette cominciare da capo. Montaggi, ampex, dirette, servizi. Aveva cominciato a capire la macchina che arrivò la contro-riforma e dovette cedere il posto.
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da luca ajroldi
I notai del cda della Rai
L’altro ieri i due rappresentanti del pd nel consiglio di amministrazione della Rai, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, hanno votato contro la nomina di Mauro Masi a direttore generale del sevizio pubblico radiotelevisivo con una motivazione che potrebbe costituire un interessante precedente. Nel corso della seduta dell’altro ieri del cda i due hanno espresso parole di vivissimo apprezzamento nei confronti di Masi , rilevando però che la sua nomina veniva data per certa da tutta la stampa già da parecchie settimane e sulla base di notizie di fonte politica. Per cui il cda- secondo Rizzo Nervo e Van Straten- era chiamato non a scegliere il direttore generale dell’azienda ma ad avallare una decisione chiaramente presa in altra sede e ad assumere quindi una umiliante funzione puramente notarile. Funzione che i due, con uno scatto di orgoglio, hanno rifiutato, votando contro la nomina di Masi. E’stata una manifestazione di dignità e di coerenza che avrebbe meritato sulla stampa un’ampia eco -che naturalmente è invece mancata- e che risulterebbe ancor più apprezzabile se non restasse isolata. La riunione dell’altro ieri non è stata certamente la prima in cui il cda della Rai è stato chiamato a svolgere una funzione puramente notarile. E non sarà neppure ultima. Tra pochi giorni al cda della Rai sarà chiesto di avallare altre decisioni prese in sedi politiche, in parecchi casi già anticipare dalla stampa e, per alcune situazioni , letteralmente improponibili, quali la nomina a direttore del Tg1 di Maurizio Belpietro, altezzoso e sgradevole servitore del potere berlusconiano. Ci aspettiamo che di fronte ad esse si ripeta-con un secco no-lo scatto d’orgoglio dei rappresentanti del pd.
da mariopinzauti
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di utente il 01/1/70





