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E’davvero ”the dear friend” ?
La voce circolò insistentemente dopo che venne a galla e rapidamente esplose sui giornali di tutto il mondo il sexygate di Casoria. E torna in circolazione ora che -a poche settimane dal G8- sta venendo a galla e minaccia di esplodere sui media di tutto il mondo il sexygate barese. A Palazzo Chigi, nelle stanze più autorevoli della sede del governo, anzi nella stanza più autorevole in assoluto, si pensa e si teme che dietro la campagna di delegittimazione del Presidente del Consiglio più che quel pallone gonfiato di Di Pietro , o quel crociato senza né spada né armatura di Franceschini ci siano “entità straniere”. Alle quali, nelle confidenze tra pochi che, inevitabilmente in questo paese di pettegoli, diventano confidenze tra molti, si dà anche un nome e cognome, ricordando una coincidenza che secondo Chi pensa e Chi teme (si notino le iniziali maiuscole) può apparire casuale solo a chi dorme in piedi, vale a dire il fatto che il primo tentativo di delegittimazione arrivò, azzoppando il Cavaliere, con l’avviso di garanzia recapitatogli a sorpresa mentre, ai tempi del suo primo governo, si apprestava a presiedere la conferenza internazionale di Napoli per la lotta al crimine. Allora, c’era un democratico (Clinton)alla Casa Bianca. E c’è anche oggi, è l’appena arrivato Barack Obama. Ma non è lui,potrebbero obiettare gli ingenui,che qualche giorno fa ha accolto festosamente Berlusconi a Washington chiamandolo “my dear friend”?. Si, è proprio lui . Ma forse il tono delle parole di benvenuto da lui rivolte al nostro Presidente del Consiglio non è sembrato a quest’ultimo adeguatamente affettuoso. Oppure i nostri servizi segreti, di cui è nota la storica e cronica ineffcienza, hanno sussurrato a Berlusconi che sono i poteri forti americani, sopravvissuti chissà come alla catastrofe di Wall Street, a lavorare per la sua rovina. Comunque,ve lo diamo per certo, l’ipotesi resta in piedi causando tormenti diurni e notturni al Cavaliere:senza però-purtroppo per lui-convincerlo a dare un taglio a tutte le pirlate che da tempo dice e fa e che gli assicurano il disonore quasi quotidiano della prima pagina su un gran numero di giornali di tutto il mondo.
da mariopinzauti
Berlusconi: attento a stroppiare!
In questi giorni di strazio nazionale abbiamo evitato ogni forma di polemica politica su qualsiasi tema:perfino su quelli (vedi le ronde) che poco o niente hanno a che fare con la tragedia dell’Abruzzo. D’accordo con il nostro capo e maestro Luca Ajroldi ci siamo finora anche astenuti dall’esprimere una sia pur minima osservazione critica sull’iperattivismo di Silvio Berlusconi. L’Abruzzo, l’Italia, in questo momento, come ha scritto Ajroldi, ha bisogno di gente che faccia e pazienza se a fare, e molto, è Silvio Berlusconi. A una condizione però: che cioè il suo troppo non sia tale da stroppiare. Altrimenti c’è il rischio di sciupare la forma e la sostanza di tanto impegno: a danno dell’immagine della persona che con tanta insistenza si pone in primo piano; e anche dell’Abruzzo. Chiudere la porta di fronte alle offerte di collaborazione di altri paesi, in nome di un asserito primato mondiale della protezione civile italiana, rischia di diventare una forma di protezionismo del dolore tanto più assurda e anacronistica in un mondo in cui la globalizzazione ci costringe ad affrontare insieme ogni forma di crisi. Stabilire, per i fondi promessi dell’America, una precisa destinazione (i monumenti storici e le chiese) senza che il donatore si sia espresso in merito può apparire a qualcuno-compreso chi sta alla Casa Bianca-come una ricaduta della megalomania di cui, almeno in questa circostanza, il mondo si aspettava che il nostro premier non desse prova. L’occupazione totale, permanente della scena mediatica, tenendone fuori, almeno nel ruolo di protagonisti, gli altri membri del governo e gli alti funzionari cui sarebbe spettato, istituzionalmente,di dare le notizie sui morti,i feriti, i danni,può essere visto da qualcuno come una conferma del culto della propria personalità espresso da i Berlusconi anche quando, di fronte al lutto nazionale, dovrebbe essere l’umiltà a prevalere. Bravo, dunque, il nostro primo ministro per il tanto che ha fatto e fa.Stia attento però- per rispetto verso le vittime e di tutto il paese,oltrechè nel suo stesso interesse- a non superare i limiti oltre i quali la sua campagna per la solidarietà all’Abruzzo e la rinascita di questa regione può assumere le sembianze di strumento di campagna elettorale.
da mariopinzauti
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di mario rossi il 01/1/70
Le grandi aspettative ( dell’America)
In occasione del suo ingresso alla Casa Bianca la foto di Barack Obama è comparsa di nuovo sulla copertina di “Time”. E’avvenuto per la quarta volta nel giro di poche settimane. Mai prima,se la memoria non ci tradisce, da parte di questo settimanale che è il più diffuso D’America e del mondo, nessun altro personaggio aveva goduto di un simile privilegio, enfatizzato oltretutto con il titolo che è posto sulla foto dell’ultima copertina: Great expectations, grandi aspettative. Una lettura, anche veloce, degli articoli dedicati a Obama, dà la conferma di quanto sarà arduo per il nuovo presidente evitare di deludere tali aspettative.Il piano per tentare di vincere la crisi che ha messo in ginocchio l’America e con essa gran parte del mondo richiederà una spesa di un trillione(cioè mille miliardi) di dollari,una somma che fa girar la testa solo a parlarne.E tanti altri sono gli enormi problemi che Obama troverà sulla sua strada.Tutto questo non impedisce però che l’America assista alla partenza della sua titanica impresa con “grandi aspettative”,cui non si sottrae nemmeno “Time”che pure è notoriamente di proprietà di un gruppo vicino al partito repubblicano,avversario di Obama nelle elezioni di novembre.
Lo registriamo-perché non confessarlo?-con grande invidia. Da noi non c’è uomo politico la cui immagine domini tanto spesso le prime pagine dei quotidiani e le copertine dei settimanali. Da noi, pure in presenza di una crisi notevolmente meno grave di quella che affligge gli Stati Uniti,non ci sono “grandi aspettative” tra i cittadini per l’operato del governo e del suo leader in particolare.Avviene il contrario:come i sondaggi confermano. Forse tra l’altro anche perché il nostro Obama in sedicesimo,l’uomo che ha in mano il nostro destino,proprio in questo momento, anziché preoccuparsi delle centinaia di migliaia d’italiani che rischiano di perdere la casa perchè,con i loro redditi,hanno sempre maggiori difficoltà a pagare mutui o affitti, si concede generosi regali,quali il progettato acquisto in Umbria -di cui parlano in questi giorni rivelazioni giornalistiche- di una villa settecentesca, che sarebbe la quindicesima della sua collezione privata?
da mariopinzauti
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di daland il 01/1/70
Con i piedi per terra
Vi dispiace se rientriamo in Italia? Quì da noi il cambiamento non solo non è arrivato, ma non se ne vedono neppure i segnali.
Ecco questo è di ieri, a Milano.
Incinta, ruba le bistecche “Non mangio carne da mesi”
Ventitré anni, una gravidanza di cinque mesi e un contratto di lavoro part time, è stata sopresa con tre confezioni di carne e alcune di affettati. Totale: 67 euro
L’hanno sorpresa tra gli scaffali della Standa, in zona Barona. Il direttore del grande magazzino ha chiamato i Carabinieri.
Dopo essere stata prelevata dai carabinieri e portata in caserma per l’identificazione, davanti al maresciallo che le chiedeva le generalità e una spiegazione, la ragazza l’ha fornita con semplicità: «Era un mese che non mangiavo carne. Ne avevo davvero bisogno e non ho resistito alla tentazione». La paga part time, ha fatto capire, non le basta per tirare la fine del mese. Poi è scoppiata in un pianto a dirotto
Allora mentre uno spicchio ( piccolo) d’ Italia esulta per Obama, un altro da prova del solito trasformismo accodandosi ed un altro ancora, non sa neanche di cosa stiamo parlando, ecco quello che accade a casa nostra. Una ragazza con un lavoro ruba la carne e il direttore la denucia e chiama i carabinieri. Italiani brava gente ? Col piffero. Mentre facciamo festa per il primo presidente nero, quì da noi si moltiplicano i segnali di razzismo più o meno mascherato. Vogliamo gridare ” addavenì l’Obbama de noantri ” per favore?
da luca ajroldi
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di Ulisse il 01/1/70
Il cambiamento è arivato
“Il cambiamento è arrivato”.L’ha annunciato alle 6 di questa mattina(ora italiana)Barack Obama di fronte alla folla strabocchevole riunitasi a Chicago per festeggiare la sua elezione a quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti.E’un cambiamento che impone una conversione a u nella storia della confederazione americana,un paese dove per i diritti dei neri centocinquant’anni fa si combattè una guerra civile,dove fino a pochi anni i cittadini dalla pelle scura erano divisi da quelli bianchi nelle scuole,nei locali e nei trasporti pubblici di diversi stati e dove,ventun mesi fa,un afroamericano ,appunto Obama,ha iniziato la scalata alla Casa Bianca ,il sogno impossibile suo,di tanti altri suoi compatrioti e di un buon numero di uomini e donne di tutto il mondo. “Questo è potuto avvenire perché-come il senatore nero ha detto stamane-“in America l’impossibile non esiste”.Ed è vero ma lo apprendiamo solo oggi,grazie alla sua vittoria che assume il significato di vittoria anche per tutti coloro che si battono perché l’impossibile diventi possibile pure nei loro paesi.Ad esempio un certo numero di noi italiani,coloro che sostenendo il sogno di Obama ,nelle ultime settimane hanno dichiarato guerra al molto che da noi è ingiusto,assurdo,inaccettabile,com’ è il caso dell’epidemia di povertà che coinvolge 7 milioni e mezzo di persone,della negazione del futuro per i milioni di giovani che non riescono a trovare un lavoro stabile e decentemente retribuito, della soggezione politica a un uomo che soffre di deliri di onnipotenza..Obama,a Chicago,ha avvertito gli americani che per loro il sogno prosegue con una strada in salita,caratterizzata da enormi difficoltà.Non migliore certo è la prospettiva che noi italiani abbiamo davanti.Ma l’iniezione di speranza,anche di un minimo di ottimismo che ci dà il successo di Obama deve incoraggiarci a ripetere a noi stessi,ai nostri figli,ai molti che la pensano come noi,
le stesse parole che il senatore nero ha rivolto stamane al suo popolo vittorioso:”si,che lo possiamo fare”.
da mariopinzauti
Il regalo della speranza
In America già si vota, in alcuni stati di questo immenso paese le operazioni elettorali si sono addirittura concluse ed è in corso lo scrutinio. E’l’ultima occasione per utilizzare il modesto spazio informativo costituito dal nostro blog per condividere, con il nostro pubblico, le emozioni con cui non solo l’America ma gran parte del mondo segue questo evento, come se fosse suo, come se potesse influire sul proprio destino. Dai mille e mille reportage che sono dilagati sui giornali abbiamo appreso che tra i cosiddetti nativi d’America, i pellerossa, tra i quali solo modestissime minoranze superano la soglia della povertà, si è recato o si sta recando alle urne la gran parte dei cittadini aventi diritti al voto dopo parecchi decenni di astensionismo. Non solo nel Kenya, terra natale del padre del senatore nero ma anche nelle più remote zone dell’Africa , dove il reddito medio pro capite è di un dollaro al giorno, e dove le notizie dal resto del mondo sono solo quelle che si possono ascoltare dalle radio delle missioni o delle organizzazioni umanitarie, Obama è l’eroe del momento, molti lo invocano, c’è chi lo prega. Nell’Europa messa in ginocchio dalla crisi economica globale,spogliata dalle difese costituite in passato dalle ideologie, corrotta dal consumismo e dalla dipendenza alla televisione, per questo facile preda di avventurieri e satrapi senza scrupoli,come quelli che stanno dominando in Italia, improvvisamente molti, in particolare i giovani muovono alla ricerca della promessa di un cambiamento totale e credono d’intravederla nell’uomo che,nel suo paese,rappresenta una novità storica politica assoluta e promette di esportarla. Per tutto questo, oltre che per le esplosioni emotive che provocano negli Stati Uniti,le elezioni presidenziali di oggi sono un evento mondiale da cui molti, noi tra gli altri, si aspettano un risultato che per un giorno almeno regali agli americani e a tanti altri popoli la grande speranza che è oggi,per l’umanità, un bene primario senza il quale sarà difficile superare le dure prove che ci aspettano.
da mariopinzauti






