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L’opposizione non è morta
Sette milioni di telespettatori, uno share del 29 per cento, oltre il doppio di quello ottenuto da Berlusconi il 15 settembre con il suo supershow nelle vesti di salvatore d’Abruzzo e d’Italia a “Porta a porta”. Il risultato guadagnato da “Anno zero”di Michele Santoro nella puntata di ieri sera rimette in circolo la speranza dopo un lungo periodo di pessimismo al cento per cento.
Dimostra che l’opposizione esiste anche se non ancora nella sua sede naturale, il Parlamento. Dunque una parte consistente d’italiani non ne può più di Berlusconi e ha trovato la strada per farlo sapere. Non illudiamoci che la partita sia vinta. Ieri “Anno zero” ha rischiato fino all’ultimo di non andare in onda e, dopo il successo che ha avuto,i tentativi per distruggere il programma, oltre che di screditarlo, certamente si moltiplicheranno. Per questo è necessario, indispensabile far sentire da subito che dietro questa trasmissione televisiva c’è l’appoggio e la solidarietà di tutta l’Italia antiberlusconiana, la quale, evidentemente, è più numerosa e agguerrita di quanto risulti dai sondaggi sbandierati dal Cavaliere..Occorre impegnarsi per il successo della manifestazione di sabato per la libertà di stampa, occorre che quei giornali e giornalisti che ancora non si sono venduti al satrapo prendano posizioni chiare e nette contro la dittatura strisciante, occorre che, finalmente, l’opposizione politica si svegli da un sonno che è già stato troppo lungo.
da mariopinzauti
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di Luca Ajroldi il 01/1/70
Attendendo Santoro
Michele Santoro è una prima donna, lo è sempre stato. Come tale non ci è piaciuto in passato e nemmeno ci piace oggi. Ci piace, però, e oggi più che in passato, il suo programma ”Anno zero” di cui vedremo stasera la nuova puntata. O meglio consideriamo questo programma una delle più valide forme di resistenza allo straripante autoritarismo di Berlusconi. Quest’ultimo ieri ha detto che “Anno zero” gli regala più voti. Sarà: ma intanto gli porta via molti di quei consensi che egli-uomo che alla tv deve la massima parte del suo potere-gli interessano quanto, se non più, di quelli espressi con il voto. Parliamo dei consensi che compongono lo share, cioè l’attenzione e l’interesse del pubblico per un programma televisivo. Lo share per l’ultimo “Porta a porta” di Berlusconi, quello del 15 settembre, ha ottenuto un misero 13 per cento di share, nonostante che Masi, il direttore generale della Rai ,avesse fatto carte false per spianargli la strada, tra l’altro spostando ad altri giorni i programmi che potevano richiamare l’attenzione del telespettatore. Santoro che, fino all’ultimo,si è trovato davanti a ostacoli e trabocchetti, giovedì della settimana scorsa, criticando bravate e sorprusi del Cavaliere, ha raggranellato il 23 per cento di share, dieci punti in più di quelli che, con tanta fatica e accanimento,il Cavaliere era riuscito a mettere insieme. Se il risultato venisse ripetuto,o addirittura migliorato,o anche solo avvicinato nella puntata di stasera, sarebbe difficile interpetrarlo come qualcosa di diverso da una dichiarazione di rifiuto popolare della pretesa egemonica berlusconiana. Il premier ,personaggio televisivo prima ancora che uomo in carne ossa, lo sa benissimo, avverte con chiarezza che di share si può trionfare ma anche morire. Per questo contro Santoro scatena sicari senza scrupoli e senza anima, quali Scajola e Romani e s’impegna al massimo per intimidire i pochi avversari che ha dentro la Rai avvertendoli che chi tocca il superuomo, cioè lui stesso, rischia tutto, compreso il posto di lavoro. E’la più tremenda, oltre che la più vigliacca, delle minacce.Ma noi vogliamo credere che Santoro non accetterà di piegarsi. E ci aspettiamo che nell’”Anno zero” di stasera la sua faccia da schiaffi confermi che almeno in televisione resiste una forte, suggestiva opposizione al despota che la sorte ci ha inflitto
da mariopinzauti
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di mario pinzauti il 01/1/70
Li vuol prendere per fame
Non scommetteremmo un soldo bucato sulla probabile, prossima fine della Rai come conseguenza di una prossima probabile abolizione del canone di abbonamento reclamata dagli house organs della famiglia Berlusconi, cioè “Il Giornale” e “Libero”. E’significativo, fa riflettere che, in attesa che si apra, l’8 ottobre, il processo contro “Anno zero” e probabilmente alcune rubriche di Rai3, i grandi capi del centro destra, da Berlusconi in giù, sono, in materia di canone piuttosto prudenti. Questo, secondo noi, non certo perché Berlusconi e c. si preoccupino della sorte degli oltre 10 mila dipendenti della Rai e della difesa del pluralismo dell’informazione. Sembra chiaro infatti che essi tengano conto solo dei loro interessi, in particolare di quelli del loro capo .Con la fine della Rai l’impero mediatico del Cavaliere si ridurrebbe di spazi e certamente anche di sudditi, dato che è probabile, anzi sicuro che una parte dell’attuale audience del servizio pubblico eviterebbe di passare in blocco a Mediaset e preferirebbe sintonizzarsi su altri canali privati, anzitutto quelli odiatissimi, e pericolosissimi, di Sky. Inoltre, in assenza di un servizio televisivo finanziato dal canone non ci sarebbe più ragioni per evitare d’imporre a Mediaset un tetto pubblicitario e quindi si ridurrebbero gli introiti della tv berlusconiana. In definitiva il maggiore interessato a mantenere in vita la Rai -con il canone o altre risorse –è il Cavaliere. Per cui-come ha già osservato Serena Dandini- le minacce dei suoi sicari e l’inaudito oltre che inedito intervento censorio del governo sono da considerare essenzialmente come un atteggiamento intimidatorio nei confronti dei giornalisti, programmisti e autori Rai che non hanno ancora alzato bandiera bianca. Ad essi, con chiarezza si fa capire, che non rischiano soltanto posizioni influenti o servizi prestigiosi ma lo stesso posto di lavoro. L’episodio verificatosi ieri a “Uno mattina” dove non solo i conduttori Pierantoni e Petruni hanno invitato Berlusconi ma lo hanno esortato a presentarsi più spesso perchè,hanno detto,”questa è casa sua,signor Presidente” mette in luce quanto purtroppo copiosi e letali siano, nel servizio pubblico radiotelevisivo, i frutti di questa vergognosa strategia del ricatto.
da mariopinzauti
Farabutti versus Servi
Per “l’Anno zero”di stasera, se ci sarà -come sappiamo Berlusconi ha scatenato tutte le sue divisioni corazzate per impedirne la messa in onda – vorremmo suggerire a Michele Santoro un cambio, o meglio un completamento, del titolo già annunciato.”Farabutti”, che richiama la sprezzante definizione dei media italiani uscita qualche giorno fa dalla delicata boccuccia del Presidente del Consiglio, va più che bene. Ma se si vuole, come Santoro anticipa, dare un quadro della disastrata situazione dell’informazione nel nostro paese sarebbe bene, già nel titolo della puntata, contrapporre ai “farabutti”, cioè ai critici dell’impero berlusconiano, i servi, cioè coloro che rappresentano l’esatto contrario dei pochi ma tosti difensori del giornalismo ancora libero. Per cui, caro Michele, sempre che prima della messa in onda non t’arrivino in studio i carabinieri, meglio “Farabutti versus servi”. E subito dopo mettendo in primo piano e in testa alla lista dei servi, a costo d’incorrere nel reato di lesa maestà, lo stesso Direttore Generale della Rai, il quale -come opportunamente ha segnalato Luca Ajroldi nel precedente post- per giustificare un eventuale blocco di “Anno zero” è arrivato a dire, ieri, che non esiste al mondo un servizio pubblico televisivo in cui abbia diritto di cittadinanza ed esistenza un programma come quello di Michele Santoro.! Sarà possibile arrivare a contestare questa plateale bugia nel corso di “Anno zero” di oggi, sempre che -come auspichiamo ma diamo per tutt’altro che certo – la rubrica di Santoro riesca a vedere la luce stasera ? In ogni caso quanto accadrà e anche quanto è già accaduto nelle ultime settimane dice a tutti noi che per la libertà d’informazione ci stiamo battendo, ognuno nel suo campo e a suo modo, che l’attacco senza esitazioni e senza sconti ai servi ,dai più paludati e arroganti, come Masi , Bruno Vespa, anche il killer Feltri, fino ai più squallidi e repellenti portatori d’acqua, come i cronisti del Tg1 che riescono a occuparsi cento volte di Tarantini senza mai nominare Berlusconi, deve apparire, con la massima chiarezza , decisione e immediatezza, nell’agenda delle iniziative per ridare dignità e libertà all’informazione nel nostro paese: cominciando dalla manifestazione che la Federazione della Stampa ha organizzato per il 3 ottobre e che dovrà anzitutto essere, se vorrà evitare di essere un’inutile declamazione di irrealizzabili intenzioni,la sede per dire la verità,tutta la verità…
da mariopinzauti
Le menzogne della Rai
Molti di voi sanno che ho lavorato in Rai per quasi quaranta anni e che l’ho lasciata per andare a dirigere TMC (oggi la 7). In tutti quegli anni, lo potete immaginare, ho vissuto realtà diverse tra loro. Una Rai spudoratamente democristiana che aveva un grande rispetto della professionalità, una Rai riformata ( con la nascita del TG2 di Barbato) ed una breve stagione di libertà, Poi arrivarono Rai tripartite che si guardavano in cagnesco, poi cominciarono ad arrivare a raffica uomini mandati dai partiti, poi l’inizio di uno sfaldamento di una capacità di reggere il timone. Poi arrivarono i professori con l’incarico di de-lottizare l’azienda. Stagione esaltante e brevissima. I partiti non potevano mollare e si vollero dividere anche le spoglie e venne la Moratti con il suo seguito di socialisti rancorosi e vendicativi, con le epurazioni e la moltiplicazione delle nomine e delle spese. Insomma potete capire da soli quante ne ho viste e vissute. Ma ma, dico mai mi era capitato un DG che avesse il coraggio di dire :
Ma nella mia carriera che mi ha portato a girare molti paesi del mondo non ho mai visto programmi anti-politici. Non ho mai visto all’estero reti di servizio pubblico che facciano programmi apoditticamente contro”.
Tutte le tv, e credo di aver girato e raccontato la tv degli altri molto più di quanto Masi si sogni mai di fare, tutti i tg o i programmi giornalistici che facciano onestamente il loro mestiere sono a caccia delle falle del sistema, degli errori ed omissioni dei politici, delle promesse non mantenute, delle bugie, dei ritardi, delle truffe e delle malversazioni che lo stato, il governo, l’ente pubblico fa contro il cittadino. In qualunque parte del mondo. E per un brevissimo periodo persino in Russia. Poi arrivò Putin. E allora basta con queste menzogne a ripetizione e con questo imbambolato silenzio di chi ha il dovere di informare i cittadini e non è ipotizzabile che siano le voci sottili sottili di qualche blog o di qualge giornale, le uniche a non tacere.
da luca ajroldi
Da che pulpito Mr Grasso !
Il Corriere si è schierato oppure Aldo Grasso si è fatto trascinare dall’epidermica antipatia per Santoro ? La domanda non è di poco conto come potrebbe apparire. Il caso Papi-Noemi è un fatto politico in qualsiasi paese occidentale, laico progressista o religioso e conservatore. Il giornalismo d’inchiesta ha poche varianti: si piglia un osso e si comincia a rosicchiare, si fiuta una pista e gli si va appresso. Se poi si ha l’occasione di avere davanti l’interessato basta fargli le domande che gli farebbe ciascuno del pubblico, dove come, quando, perchè, quante volte, dove vi siete conosciuti e via andare. E tutto questo non c’entra niente con il buco della serratura o con il moralismo/voyerismo. Se questo non accade e anzi si usa una trasmissione per dire la propria confusa e inzaccherata verità allora qualunque giornalista dovrebbe offendersi perchè la professione è stata stuprata. Si, il termine è solo quello. Quindi leggendo Aldo Grasso questa mattina, resto perplesso. Neanche una riga sui farfugliamenti del dipendente principe dell’interessato, l’avv. Ghedini, ma pesanti ironie su la banda Santoro. Da che pulpito mi verrebbe da dire. Per un uomo che nominato direttore della Radio Rai nella felicissima e breve stagione dei professori seppe dimostrare che la critica tv è un mestiere, magari anche rispettabile, dirigere e progettare, dare un’impronta è tutt’altra storia. E infatti la sua stagione fu fulminea.
Allora leggere stamane sul Corriere di De Bortoli una ironia che malcelava il disprezzo mi fa venire un dubbio. Ma è la linea del giornale o un deragliamento personale. Direttore, ti prego, dacci un segno.
da luca ajroldi
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di cheyenne il 01/1/70
Riequilibrare “Annozero”. Vauro sospeso
il primo atto ufficiale del nuovo direttore generale della Rai, Mauro masi, è stato quello di sospendere il vignettista Vauro a tempo indeterminato per la vignetta sull’aumento delle cubature: nei cimiteri.
Giudicata lesiva dei sentimenti sui defunti. Mi sembrerebbe più giusto parlare di “punizione” che non di sevizio pubblico che deve o non deve fare certe cose. Per Annozero invece, chiesti servizi “riparatori” e riequilibratori. Insomma cvd ( come volevasi dimostrare). Brutta partenza non c’è dubbio. Ma la giornata non è finita. E’ ancora “sotto osservazione” la puntata di Report sulla social card che sembra abbia fatto infuriare molti. Certo quando si svelano cifre, costi dell’operazione che non si può definire un successo per nessuno, neanche per i pensionati, i responsabili sbavano fiele. Questa è la stampa, bellezza. Verrebbe voglia di dire. Ma non si può, perchè la stampa si avvia ad essere allineata e coperta.
Ieri sera una battuta del comico Crozza a Ballarò ha tirato fuori tutto lo sdegno del ministro Maroni. Mancanza di ironia ? prendersi troppo sul serio? Ministro, la scongiuro, scenda da cavallo altrimenti diventerà il bersaglio preferito di molti. E non sarebbe divertente ne per lei nel per il paese che dovrebbe rappresentare.
da luca ajroldi
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di luca ajroldi il 01/1/70
Santoro ? Un falso problema
Non amo Santoro e la sua squadra. Troppo schierati, a volte settari. Ma vivaddio fuori dal coro e giornalisti veri. Premessa indispensabile per arrivare a due considerazioni: criticarlo è permesso a tutti ( anche a Fini e Berlusconi) chiederne l’abolizione o la censura è vietato a tutti. Sia al padre nobile del giornalismo televisivo Sergio Zavoli sia al nuovo presidente della Rai Paolo Garimberti. E invece questo si sta tentando di fare. Utilizzando furbescamente le urticazioni che Santoro è in grado di provocare lo si attacca e si cerca di montare un caso presso l’opinione pubblica in modo da screditarlo. Bisogna riconoscere che gli strateghi del PdL hanno studiato a lungo e con profitto le tecniche messe in opera nell’ex Unione Sovietica dal KGB per distruggere politicamente e fisicamente gli avversari. Bisogna riconoscere che il nostro ( Santoro e colleghi) fa di tutto per offrire appigli agli avversari. Un po’ come i giocatori di calcio che a furia di protestare per una decisione sfavorevole si fanno ammonire ed espellere lasciando così la squadra in 10.
Venendo alla trasmissione di giovedì, dico che è sbagliato parlarne, aprire una discussione con i relativo distinguo. Così facendo si commette un errore grossolano: si da fiato e si ingigantisce il lavoro di distruzione che viene fatto da chi ha interesse a far tacere tutti quelli che vogliono tenere la schiena dritta. Dunque l’unico atteggiamento possibile è e deve essere : ” la libertà di stampa non si tocca”. Critica libera, denunce se ci sono falsità o illeciti ma difesa a tutto campo contro chi, e sono molti, cerca di rendere giornali e tv un unico e ossequioso “coro”.Specie a 50 giorni dalle elezioni europee. Che magnifico palcoscenico, vero. No. Non sono cinico, so come la pensano lorsignori.
da luca ajroldi





