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La scuola della violenza
Di Pietro non è ricorso certo alle perifrasi quando ha commentato, a caldo, il gesto di violenza di cui è stato vittima, a Milano, Silvio Berlusconi . Pur deplorando l’atto, ha espresso infatti l’opinione che esso sia stato favorito dal clima di tensione che lo stesso premier ha contribuito a creare. Nessuno, compresi il pd e gli organizzatori del nobday del 5 dicembre, ha dichiarato di condividere. questa valutazione. Tuttavia non c’è dubbio che essa fotografi un’indiscutibile ricostruzione di fatti che tutti –sinistra, destra, centro, altre forze politiche e sociali- avrebbero il dovere di considerare se davvero vogliono impegnarsi per evitare che l’aggressione al Presidente di Consiglio sia solo il punto di partenza di una più diffusa e grave spirale di violenza. Da oltre un anno, da quando Berlusconi è tornato al potere sospinto dalla forza di una maggioranza parlamentare ottenuta con una legge definita “porcellum dal suo stesso autore, il confronto politico è progressivamente degenerato in esercizio sempre più frequente, fino a diventare permanente, di un potere che umilia le funzioni del Parlamento, affianca alle leggi cui tutti i cittadini devono rispondere una serie di leggi fatte per tutelare i privilegi di una sola persona, disconosce, o riduce a pura apparenza, quanto , secondo la Costituzione, è di competenza del Capo dello Stato, della Corte Costituzionale, della magistratura, riduce la libertà d’informazione in spazi minimi, fa della polemica con l’avversario politico un esercizio quotidiano d’insulti di minacce. E’un quadro in cui democrazia, dialogo, rispetto reciproco perdono ogni giorno di più di significato e in cui la reazione irrazionale,provocata dalla rabbia, dall’insofferenza, dalla disperazione può naturalmente cominciare a trovare consensi. Chissà se n ‘é reso conto Berlusconi dopo l’aggressione subita ieri sera a Milano. E chissà se se ne rendono conto coloro che se la prendono con Di Pietro per la sua diagnosi che è cruda, spietata, difficile ad accettare ma purtroppo è rappresentazione del dramma italiano.
da mariopinzauti
cvd : i militari in Afghanistan ringraziano Bossi
Nuovo attacco contro militari italiani in Afghanistan. Una pattuglia è stata colpita questa mattina a Shindand, nell’area di Herat, una delle zone più turbolente nell’ovest del Paese. Nello scontro a fuoco che ne è seguito un paracadutista è stato ferito in maniera non grave a un braccio: ha riportato la probabile frattura del gomito destro e le sue condizioni non destano preoccupazioni.
Fortunatamente non ci ha rimesso la vita. Fortunatamente non è grave. Fortunatamente. Di questo attacco tutti i militari presenti in Afghanistan devono ringraziare Umberto Bossi e tutti quelli che come lui, per bassi giochi elettorali o per andare appresso alla giusta preoccupazione del paese, hanno chiesto il ritiro delle truppe. in questo modo hanno fatto chiaramente capire ai talebani, ai trafficanti di droga, ai terroristi, che se intensificheranno gli attacchi, se faranno altri morti l’Italia potrebbe lasciare campo libero alle loro bande armate. Purtroppo questa è la classe politica al governo, specchio del paese che l’ha votata.
da luca ajroldi
Niente applausi ai caduti di Kabul, ma rispettoso silenzio.
Ho aspettato che passassero i giorni del dolore e dell’emozione per scrivere due cosiderazioni su quanto questo paese non abbia una classe politica all’altezza della sua collocazione internazionale. Oggi abbiamo sepolto i sei militari italiani caduti a Kabul per un attentato terroristico. Oggi torna a farsi sentire nella politica, la voce delle viscere alimentata da meschini calcoli elettorali.
Morire per Kabul ? No grazie sembra dire Bossi che non conosce sottigliezze ma è in perfetta sintonia con la pancia del suo elettorato. Tutto questo, spero, senza rendersi conto che ognuna delle sue parole sarà pesata e sezionata dai capi talebani per decidere quando e come attaccare nuovamente i soldati italiani. E senza rendersi conto, spero, che se ci dovessero essere altri morti italiani, il loro sangue gli lorderebbe la faccia e le mani. Non si può giocare alla politica-politicante, quella che ti consente un posto in più in lista o ti da un vantaggio sull’avversario-alleato, quando in ballo ci sono persone che hanno a che fare tutti i giorni con un terrorismo che non bada al metodo o ai morti. Il paese e il Governo non glielo deve permettere. Berlusconi fiuta il vento e si barcamena. Inventa strategie, dice mezze frasi e poi se le smentisce. L’ambiguità la fa da padrona. E tutto avviene senza che ci sia una discussione seria con gli alleati sul governo Karzai e la sua rappresentatività , se otto anni di presenza militare siano serviti o meno, se gli aiuti alla popolazione siano sufficienti, se il concetto di “esportare la democrazia” non sia da rivedere in toto.
Ore di coda davanti al Celio per rendere omaggio ai caduti. Due ali di folla stamane davanti alla Basilica di S.Paolo fuori le mura dove si sono celebrati i funerali di stato. Magnifica popolazione romana piena di cuore e di passione. Ma quando imparerete che ai funerali di soldati caduti in guerra non si battono le mani ma si sta in rispettoso silenzio? I battimani sono per gli attori, per la gente di spettacolo cui si tributa l’ultimo applauso, non a un soldato caduto compiendo il suo dovere. Un’altro dei guasti di nostra signora televisione che insegna riti, le mescola e li confonde.
da luca ajroldi





