Posts Taggati come ‘bersani’

Italia dei Valori, partito democratico

La svolta ?

Se in politica, come in matematica, due più due facessero quattro, ci sarebbe da battersi le mani per la contentezza. La percentuale di voti attribuita oggi dai sondaggi all’Idv di Pietro ,l’8-10 per cento, sommata alla percentuale di voti attribuita oggi dai sondaggi al partito democratico, circa il 30 per cento,darebbe.come totale, un 40 per cento, o poco più o poco meno, e dunque , in numeri, una fortissima formazione politica che, nei giorni buoni, quelli in cui Casini non si sveglia con la luna di traverso, potrebbe diventare l’asse portante di un’alleanza in grado di far vedere i sorci verdi alla combriccola Pdl+Lega. Ma poiché neppure la matematica è sempre scienza esatta e la politica non lo è quasi mai bisogna togliersi non solo dalle speranze ma anche dei sogni una prospettiva come quella cui abbiamo accennato. Ciò non impedisce che l’abbraccio tra Di Pietro e Bersani che è stato il momento più significativo del congresso dell’Idv, costituisca una svolta nella situazione politica del nostro paese. Per conoscere quelle che saranno le sue conseguenze a breve o lunga scadenza bisognerà avere la pazienza di aspettare. Dipenderà dalle reazioni delle basi dei due partiti al colpo di scena e alla saggezza-o meno-con cui i vertici dell’una e dell’altra formazione politica, non soltanto i protagonisti dell’abbraccio ma anche i loro collaboratori centrali e periferici, sapranno seguirne e controllarne gli sviluppi.Un peso lo avranno anche le scelte dell’Udc per cui, a questo punto, almeno a livello nazionale diventa difficile ostinarsi nella difesa della politica cosiddetta dei due forni. Una novità almeno è comunque acquisita. Qualcosa si è mosso e si sta ancora muovendo. Auguriamoci che vada in direzione della più grande svolta di cui il paese ha bisogno.

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feb  10
9
alle 08:11
da mariopinzauti

Berlusconi, Economia

Il Parlamento ad personam

L’altro ieri un operaio rimasto senza lavoro si è cosparso il corpo di benzina, si è dato alle fiamme ed è morto tra atroci sofferenze. In questi giorni migliaia e migliaia di disoccupati e di uomini e donne cui è stata annunciata la prossima perdita del loro lavoro chiedono solidarietà e aiuto percorrendo strade e piazze delle principali città. Un folto gruppo di questi disperati si è spinto ieri fino a piazza Montecitorio, si è fermato davanti alla Camera, chiedendo a gran voce che i deputati, i suoi eletti, si occupassero dei loro problemi. La richiesta non è stata accolta, neppure presa in considerazione. In quel momento la stragrande maggioranza dei parlamentari di Montecitorio ere impegnata a far correre verso l’approvazione la ventesima legge ad personam, quella che garantisce per tutta la legislatura l’assoluta impunità del premier qualsiasi reato egli compia, anche il più abietto. Non voleva, né poteva dare almeno attenzione ad altri problemi, compresi quelli drammatici dei senza lavoro. E’un demoralizzante spettacolo che si ripete da mesi. Da mesi quasi tutte le priorità del lavoro della Camera e del Senato, grazie a una maggioranza schiacciante, vengono date ai problemi del premier, principalmente quelli inerenti ai suoi guai con la giustizia. Il resto può, deve aspettare e meglio ancora se si toglie di mezzo. In questi mesi, come ha ricordato ieri il leader del pd, Bersani, l’opposizione ha più volte reclamato un ampio dibattito parlamentare sui non rinviabili problemi delle maggiori vittime della crisi, cioè i disoccupati, i giovani senza futuro, le famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese, i milioni e milioni dì italiani che sopravvivono sotto le soglie della povertà. Ma la richiesta non è stata neppure presa in considerazione. Per la maggioranza, quindi per la Camera e il Senato da esse dominate,c’è tempo e voglia in abbondanza solo per garantire l’intoccabilità e la tranquillità del premier. E così-è giunto il momento di dirlo, anzi di gridarlo ad alta voce perché tutto il mondo senta- l’Italia sta diventando il paese non solo delle leggi ma anche del Parlamento ad personam!

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feb  10
4
alle 08:11
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di Ivaldo il 01/1/70

Cereto che questi pezzenti di operai hanno proprio delle pretese assurde, andare a disturbare i p...

Elezioni, Regionali, bersani, partito democratico

Un partito nell’angolo

In Puglia la vittoria, anzi la stravittoria del candidato che, fino all’ultimo, con l’impegno personale di Bersani e D’Alema, la dirigenza del pd ha apertamente ostacolato: prima portando in campo Emiliano, poi Boccia. Nel Lazio dove, dopo tentennamenti e bracci di ferro a non finire, una soluzione-fortunatamente più che apprezzabile- è arrivata grazie a un’autocandidatura esterna, quella della sempre verde Emma Bonino. In Campania e in Calabria un esasperante susseguirsi-purtroppo non ancora concluso-di avanti e indietro. In Umbria la messa in discussione di una vittoria certa, quella che aveva- e speriamo abbia ancora- il nome della governatrice uscente. E se non bastasse-questo senza responsabilità di vertice, e tuttavia ugualmente catastrofico-“l’incidente” Del Bono, a Bologna e la conseguente perdita di sicurezza nella riconquista di almeno una delle due regioni più rosse d’Italia, l’Emilia-Romagna (l’altra è ,come si sa, la Toscana).
Se non mancassero due mesi esatti all’ultima grande consultazione elettorale di questa legislatura,le regionali di marzo, chiederemmo a gran voce, assieme sicuramente a tanti altri, l’immediata cacciata a furor di popolo dell’intero vertice del pd, colpevole senza ombra alcuna di dubbio di aver dimostrato, e purtroppo di continuare a dimostrare, di non essere in grado di tenere in mano il partito e di essere impegnato al massimo per autodistruggersi con le lotte di potere e le vanità personali interne. Siamo però alla vigilia di un confronto che, se perduto, e nel peggiore dei modi, con una debacle, eternizzerà lo strapotere di Berlusconi, dunque la deriva e l’umiliazione della democrazia. Qualcosa dunque bisogna fare per tirar fuori il pd dall’angolo, per metterlo nella condizione di tornare a vincere o, se questo non fosse possibile, di ottenere una sconfitta dalle dimensioni onorevoli. Occorrerà anzitutto che l’intero gruppo dirigente-nella componente di maggioranza e in quelle di minoranza-lecchi e curi le sue gravissime ferite, stringendo un’alleanza che almeno per due mesi lo porti visibilmente in campo unito e determinato. Si dovrà poi dare voce in capitolo con tutte le forme possibile, a cominciare dalle primarie, a un elettorato che, come la Puglia dimostra, è umiliato ma non domo. E tutto questo subito. Perché domani potrebbe essere già tardi.

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gen  10
25
alle 05:56
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di mario pinzauti il 01/1/70

Dici cose giustissime,caro Luca.Ma persone come me,come te,come forse buona parte dei nostri lett...

Infatuazioni, Partiti, senso del ridicolo

Il Partito dell’Amore: nascita di uno slogan

Un tempo, in redazione, per prendere in giro una bravissima e carissima collega le dicevo, immancabilmente, tutte le mattine: “hai letto l’Unita? Ti ha dato la linea? Ora sai cosa devi dire e quali posizioni prendere?”. Riuscivo sempre a farla arrabbiare. Finchè non accettò lo scherzo e da donna ironica e intelligente, mi rovesciò la provocazione. Bene. Leggendo o ascoltando i discorsi del Cavaliere e dei suoi corifei oggi, mi torna subito in mente l’espressione” portare il cervello all’ammasso”. E’ fuor di dubbio che l’Uomo, l’egoarca come lo chiama D’Avanzo, sia un grande venditore. Lui vende sogni, speranze, illusioni, oggetti, case, abbonamenti tv. Qualunque campo dello scibile umano per lui si trasforma in occasione di vendita. Certo, per le sue campagne pubblicitarie usa ben 6 canali televisivi, un numero imprecisato di giornali, giornalisti,consulenti, sub-venditori, adepti, conversi,nostalgici e tutti quelli che vogliono essere nella squadra del “prodotto vincente”, quello in testa alle vendite. Il N° 1 insomma.
La sua ossessione è quella di tirare fuori lo slogan vincente, il gesto che si tramuta in simbolo. E come ogni grande venditore sa perfettamente che l’invenzione va costantemente rinnovata senza lasciargli il tempo di invecchiare. Dopo lo slogan ” non metteremo le mani in tasca agli italiani” ( che sta mostrando la corda) cambia nome al suo partito: da Forza Italia ( ormai obsoleto) diventa Partito delle Libertà. Oggi, dopo l’aggressione subita dallo sciagurato Tartaglia, lancia il Partito dell’Amore contro,ovviamente, il Partito dell’Odio. Interpreti principali e appassionati il solito Bondi e il Presidente del Senato,Schifani. Interpreti di seconda fila, ma esagitati, Cicchitto e Capezzone. Secondo indiscrezioni di Palazzo sembra che ai due sia stato detto di darsi una calmata: stavano esagerando.
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dic  09
28
alle 11:05
da luca ajroldi

Riforme

In attesa del dialogo

Partirà o no, a gennaio, il dialogo tra maggioranza e opposizione per facilitare, tra l’altro, la realizzazione delle riforme? Bersani, in un’intervista dice che “dipende da quanto farà il pdl nelle prossime settimane.” Per ora, a questo proposito, manca qualsiasi elemento che permetta ogni previsione, anche la più prudente. E’però già chiaro, molto chiaro quello che il pdl non farà. Anzitutto non rinuncerà ai progetti legislativi-vedi riedizione del loro Alfano, il processo breve, l’impedimento a essere presenti alle udienze, l’immunità parlamentare- pensati per mettere Berlusconi definitivamente al riparo dalle conseguenze di ogni procedimento giudiziario in atto o presumibilmente in preparazione nei suoi confronti. ”Sono tutti-ha tagliato corte il ministro Bondi, rispondendo a un giornalista-provvedimenti utili”. Il che è vero, anche se sono utili a una sola persona, Berlusconi. Dunque a gennaio il pdl non rinuncerà a chiedere altre leggi ad personam in aggiunta a quelle già imposte in passato nell’interesse del premier. Come non rinuncerà a chiedere che il partito democratico decida come e con chi allearsi in base ai gradimenti del premier: tra i quali, come prima, più di prima, non rientra alcuna forma di collaborazione con l’idv di Di Pietro. E’già scontato infine che, come ribadiscono ogni giorno Gasparri e Quaglieriello, il pdl non intende neppure mettere in discussione i suoi progetti di Repubblica Presidenziale di cui, naturalmente, Berlusconi dovrebbe assumere la guida. In conclusione: in attesa di sapere su quali temi,ammesso che esistano,il pdl sia disposto ad andare incontro all’opposizione,i categorici no già messi in piazza dicono a lettere cubitali che quanto si aspetta la maggioranza non è un dialogo ma una resa senza condizioni di cui le opposizioni, il pd in particolare, qualora soltanto le prendessero in considerazione, pagherebbero il carissimo costo quando si voterà per le regionali, il prossimo marzo.

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dic  09
27
alle 12:58
da mariopinzauti

partito democratico

Cosi non va

Qualche giorno fa ci siamo trovati impegnati in un’ affettuosa e pur tuttavia convinta polemica con Luca Ajroldi, a proposito dei primi vagiti del nuovo pd, secondo il nostro direttore e amico una forza politica che puzza di armadio chiuso e secondo noi, invece, un partito che merita di essere l’oggetto delle nostre speranze. Trascorso, da allora, un brevissimo spazio di tempo, non abbiamo cambiato idea, eppure cominciamo ad avvertire il tormento del dubbio. Avviene di fronte ai confronti, talvolta scontri di posizioni che si stanno verificando tra il pd e l’Italia dei Valori a proposito della progettata manifestazione antiberlusconiana del 5 dicembre sponsorizzata da Di Pietro e considerata invece dal pd con un misto d’imbarazzo e di anacronistico complesso di superiorità, quello del “partito guida” da tanto tempo defunto. In altri termini Bersani e i suoi dopo aver sfogliato per giorni e giorni la margherita chiedendosi se essere presenti alla manifestazione hanno deciso per il no ma contemporaneamente hanno fatto sapere che consentiranno la partecipazione di tutti quegli iscritti, o simpatizzanti -che pare siano moltissimi – che chiedono, anzi reclamano di unirsi alla folla che il 5 dicembre scenderà in piazza contro Berlusconi. E hanno giustificato questo atteggiamento-doroteo,o bizantino che si preferisca chiamarlo-dicendo che il pd non ha promosso quella manifestazione ed essendo il maggior partito dell’opposizione non può, per dignità, accodarsi con tanto di firma e di leaders a un’iniziativa proposta da altre forze politiche anche se non può impedire la spontanea partecipazione di tutta la sua base o di buona parte di essa.E’-diciamo pane al pane e vino al vino-un capolavoro d’ipocrisia, oltreché, purtroppo, una conferma del fatto che la versione riveduta e corretta da Bersani del pd non ha ancora imparato a fare un’opposizione che possa influire in modo decisivo sul travaglio in cui è entrata la situazione politica. Speriamo che presto superi il ritardo. Altrimenti dovremmo dar ragione a Luca Ajroldi.

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nov  09
18
alle 08:34
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di mario pinzauti il 01/1/70

questa volta,caro Luca-come tante altre volte in passato-perfettamente d'accordo.E niente di megl...

partito democratico

Sogni di mezzo autunno

Sanno di sogni di mezzo autunno le ultime sortite di Berlusconi, pensate, dette e fatte in quella che, secondo i metereologi, sarà la settimana più piovosa dell’anno, dunque in un momento in cui, specie agli ultrasettantenni, si consiglia di starsene in casa al caldo e di premunirsi con un vaccino antiinfluenzale.
E invece, proprio mentre Rutelli lascia il pd, temendolo condannato, dopo la vittoria di Bersani alle primarie, a una deriva di sinistra, ecco il premier vedere, nella nuova gestione del maggiore partito di opposizione, elementi secondo lui positivi che potrebbero favorire una ripresa del dialogo con la maggioranza, anche se a condizione che il nuovo segretario rinunci alla demonizzazione dell’avversario,che poi sarebbe il Berlusconi stesso. Il quale, in contemporanea,assume un’inattesa e imprevedibile posizione di silenzio assenso di fronte alle proposte per assegnare a Massimo D’Alema il prestigioso incarico di mr. Pesc,vale a dire di superministro degli esteri dell’Unione Europea :nella chiara anche se non dichiarata speranza di aspettarsi,in cambio, un grosso inciucio in politica interna:tipo quello che ai tempi della Bicamerale e della crostata in casa di Gianni Letta, regalò la resa della sinistra a Berlusconi a proposito del conflitto d’interessi di cui ancora soffriamo conseguenze che moltissimi italiani non sopportano più,come hanno ricordato alla sinistra,al pd in particolare, proprio in questo periodo di sogni di mezzo autunno,con i 2 milioni e 800.000 voti delle primarie.

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nov  09
3
alle 11:15
da mariopinzauti

partito democratico

PD : sussurri e grida

Bene, le primarie sono passate. Il PD ha un nuovo segretario: Bersani. I quasi tre milioni di votanti hanno rispettato le proporzioni espresse dal voto degli iscritti. Dunque, tutto in ordine. Possiamo partire ? Beh, siamo già partiti. Rutelli ha fatto le valige in cerca di lidi più ospitali. Ma non è presidente del COPASIR ( incarico ottenuto come esponente del PD ) ? Come svolgerà da oggi in poi la sua funzione di garanzia ? Franceschini ha detto che non vuole incarichi. Marino, per bocca del suo mentore e vecchia volpe della politica romana Bettini, dice di volersi candidare alla presidenza della regione Lazio. Subito all’incasso dei voti ottenuti, Marino ? Cinque minuti al partito, ai lavori parlamentari, alle proposte, vogliamo dedicarli, o no? Poi naturalmente ciascuno è libero di comportarsi come crede, naturalmente.
Infine il neo segretario Bersani. Prima dichiarazione di peso. il PD nega la sua adesione alla manifestazione del 5 dicembre, che vedrà Di Pietro e il Prc in piazza a Roma per chiedere le dimissioni di Berlusconi. “C’è rispetto per questa iniziativa – dice Bersani – ma le convergenze vanno predisposte prima, si fanno in due, perciò no, non aderiremo”. “Abbiamo due modi diversi di fare opposizione – continua il segretario -, ma dobbiamo prenderci la responsabilità di dialogare e trovare punti di convergenza economici e democratici, perciò continueremo a discutere”.
Cerco di tradurre dal politichese-romagnolo e non capisco. Non ci riesco. Facciamo opposizione oppure no ? Cerchiamo accordi con questo governo ? Ci tacciano di bolscevichi e noi offriamo, cristianamente, l’altra guancia ? Oppure anche questa è una sottilissima e audace manovra ideata da D’Alema per mettere in difficoltà l’avversario ? Non capisco. Qualcuno mi aiuta?

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ott  09
30
alle 02:42
da luca ajroldi

Ultimo commento:

di cheyenne il 01/1/70

Egregio Dr Ajroldi dico la mia senza aver la pretesa di chiarire alcunchè perchè ad oggi la si...

partito democratico

Una bella giornata per la democrazia

Curzio Maltese mi perdoni se rubo il titolo dell’editoriale con cui stamane ha commentato il risultato delle elezioni primarie del pd: UNA BELLA GIORNATA PER LA DEMOCRAZIA. Il fatto è che si tratta di quanto di più azzeccato si possa dire e scrivere. Di mio mi permetto solo di aggiungere le lettere maiuscole,anch’esse tuttavia azzeccate.Perchè è fuori dubbio che si tratti di una bella giornata: non solo per Bersani(congratulazioni vivissime anche se io avevo dato la mia preferenza a Franceschini),non solo per il pd che ha nei numeri (tre milioni di partecipanti)l’occasione per liberarsi dello sconfittismo che è stato,a mio parere,una delle cause principali della debolezza e della poca concretezza della sua iniziativa politica dalla caduta di Prodi in poi..E’stata anche,soprattutto una bella e grande giornata per la democrazia perché ha messo in luce che nel paese c’è una forte opposizione popolare e che non è vero quanto dice e ridice Berlusconi,cioè che tutti gli italiani sono con lui e che quindi lui è inamovibile e può permettersi senza danno tutti i deliri di potere che vuole.Quei tre milioni di voti, soprattutto la passione con cui sono stati espressi-le file di ore davanti ai seggi,le trasferte elettorali da una parte all’altra del paese(a una di esse ,modestamente,ha partecipato anche chi scrive)-hanno dimostrato che il gioco non è finito nonostante gli errori del passato e le tremende cadute,come quella provocata,proprio alla vigilia del voto,dal caso Marrazzo:perché la gente ha votato soprattutto per se stessa,per dare il proprio contributo alla riscossa. Spetta ora al pd,al pd che promette di rinnovarsi con la segreteria di Bersani,di valorizzare questo contributo,farlo proprio,utilizzandolo soprattutto per ritrovare fiducia in se stesso per poi,sulla base di questo fiducia,guidare il contrattacco dell’opposizione,tutta l’opposizione contro l’orrendo nonsenso berlusconiano.

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ott  09
26
alle 02:22
da mariopinzauti

partito democratico

Quando regna la paura

Paura del nuovo, paura del diverso, paura dello “spariglio”, paura del cambiamento. Il fuoco di fila, immediato e sfottente, contro le dichiarazioni di Debora Serracchiani, di chi si è schierato con il vecchio, con l’apparato, mi conferma l’impressione che il PD non sia vissuto come l’occasione del nuovo ma come un apparato da occupare. Ho stimato Bersani, l’ho apprezzato per quanto ha fatto ma, dopo averlo ascoltato, ho sentito lo stantio dei vecchi discorsi, della vecchia e rispettabilissima politica. Cosa pretendere ? Solo quella sanno esercitare. Solo quella conoscono. D’Alema caposquadra non può che circondarsi di persone che si muovano come lui. Non paghi di essere stati sbaragliati dall’irritualità di Berlusconi e distrutti dalla Lega che ha fatto vedere come si lavora sul territorio, tornano alla carica parlando di alleanze, uomini e poltrone. La paura di dover giocare su nuovi terreni li terrorizza.Irrecuperabili. Anche la maggioranza li preferisce. E allora, mi sono detto, che anche loro hanno paura del nuovo, del diverso e preferiscono battersi contro l’ovvio piuttosto che contro il futuro. Ho letto i nomi di chi si è già apertamente schierato con Bersani. Persone degne, degnissime a cui tutti noi dobbiamo molto. Persone che hanno fatto politica come potevano e sapevano. Oggi non basta più. Occorrono progetti, parole chiave che mobilitino il paese, non solo l’elettorato, idee guida su chi vogliamo essere. Pochi concetti, semplici, su cui aggregare consensi. Ma non parole belle ma generiche. Laicità. Certo, ma non basta. Voglio sapere come si intende esercitarla. Riforme. Ovviamente. Ma quali e in che modo, con quali tempi e soldi. Di questo abbiamo bisogno. E forse, come per la Nazionale di Lippi che ci ha fatto vincere un mondiale, è arrivato il tempo di cambiare. Bisogna scegliere gente giovane, desiderosa di provare, formarla e poi affidarsi. Coraggio, guardiamo avanti. Diciamo grazie a chi ha fatto tanto e accettiamo i loro preziosi consigli, ma nulla di più.

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lug  09
1
alle 04:39
da luca ajroldi