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Dibattiti, partito democratico

L’estinzione degli eroi

Ci penseremmo non una ma un milione di volte prima di dichiararci certi che con Prodi candidato il centrosinistra avrebbe riconquistato la poltrona di sindaco di Bologna. Lo stesso Professore, come i bolognesi chiamano l’ex capo del governo, prima di pronunciarsi per il no ha realisticamente fatto notare che i molti, calorosi attestati di stima e d’incoraggiamento ricevuti in questi giorni non rappresentano un plebiscito della cittadinanza a suo favore dato che i critici e gli agnostici -gente che non telefona e non scrive- non sono calcolabili, per cui in teoria potrebbero essere altrettanto se non più numerosi dei sostenitori. Tra l’altro il fatto che Delbono, il sindaco dimissionario, fosse notoriamente un suo protetto non poteva che alimentare i dubbi di Prodi e di molti altri, noi compresi, sulla certezza della vittoria dell’ex Presidente del Consiglio. Detto con franchezza tutto questo aggiungiamo che il no di Prodi è per noi-e forse non solo per noi-motivo di profondo dispiacere. Uscire dal ritiro dorato in cui ora vive per affrontare un’impresa che era di esito incerto e che comunque avrebbe avuto il prezzo di un’enorme tensione sarebbe stato per Prodi un gesto di grande coraggio considerate le dure prove inflittegli non solo da Berlusconi ma anche dai suoi alleati e perfino da uomini di vertice del pd in più d’un’occasione, tra l’altro col siluramento dei suoi governi nel 1998 e nel 2007. Sarebbe stato addirittura un atto di eroismo. E come tale avrebbe riportato lo stimolante vento della speranza tra le desolate armate dell’elettorato di centrosinistra. Purtroppo questo atto Prodi non si è sentito di compierlo. Forse dopo aver raggiunto la convinzione che nel pd, nel centro-sinistra in generale, l’eroismo si è ormai estinto: eccettuato forse-o almeno ce lo auguriamo-tra una parte almeno degli elettori.

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feb  10
2
alle 06:15
da mariopinzauti

Berlusconi, bertolaso, costi, g8

Nel paese dove 300 euro possono valere più di 300 milioni

Per l’uso forse improprio di poche centinaia di euro pubblici ( della Regione Emilia Romagna) il sindaco di Bologna, Delbono, si dimette e il ministro Maroni, in gran fretta, si predispone a indire l’elezioni per il rinnovo anticipato dell’amministrazione comunale della città. In Sardegna si scopre che 300 milioni di euro, pari a poco meno di 600 miliardi delle vecchie lire sono stati letteralmente sprecati per i lavori che avrebbero dovuto mettere l’isola della Maddalena in grado di ospitare, per il G8, i grandi della terra e il numeroso seguito che li accompagna in queste occasioni, cioè segreterie, interpreti, giornalisti , eccetera: lavori come si sa improvvisamente abbandonati, quando ormai erano a buon punto, in seguito alla decisione del premier di trasferire il vertice internazionale all’Aquila da poco terremotata per ragioni, diciamo, d’immagine, nella speranza di far bella figura davanti alle popolazioni delle zone colpite dal sisma e davanti al mondo. Non risulta che per questo costosissimo colpo di teatro, completato con le altre ingenti spese rese necessarie per l’allestimento in fretta e furia all’Aquila, delle strutture necessarie per ospitare il G8, nessuno abbia mai pensato di dimettersi. E, peggio ancora, nessuno, fino a questo momento, ha chiesto, sia pur sottovoce, le dimissioni di chi, con tanta faciloneria e irresponsabilità ha letteralmente buttato dalla finestra tanti soldi pubblici. Evidentemente viviamo in un paese dove trecento euro valgono e pesano più di trecento milioni : a condizione, s’intende, che a farne uso, bene, o male,sia la persona giusta.

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gen  10
29
alle 01:27
da mariopinzauti